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Sui ragazzi che deturpano i monumenti. Piccoli vandali o grandi ignoranti?
Teodoro De Giorgio
L'Huffington Post, 10-2-2015

Gli studenti veronesi che, nel corso della gita scolastica, hanno tentato di "scalare" la facciata del Palazzo dei Diamanti di Ferrara, causando il distacco di un frammento dell'antico bugnato, per certo dovevano ignorare non solo di trovarsi al cospetto di uno dei pi celebri monumenti del Rinascimento italiano, ma soprattutto di esserne essi stessi proprietari.

Il giovane barese che ha "decorato" con la bomboletta spray le mura della basilica di San Nicola per certo doveva ignorare non solo di trovarsi al cospetto di un capolavoro dell'arte romanica, centrale nelle dinamiche di culto d'Oriente e Occidente (vista la fama del santo, seconda solo a quella della Vergine), ma soprattutto di esserne egli stesso proprietario.

Di casi del genere, pi o meno eclatanti, se ne potrebbero citare a bizzeffe. vero, i danni materiali sono in prevalenza di media o piccola entit, ma non si pu nascondere che sul piano valoriale siano sempre altissimi, perch umiliano non tanto delle autentiche opere d'arte, quanto la nostra stessa dignit di uomini. E poi c' il danno erariale, perch nell'insieme queste bravate - quando i responsabili non vengono identificati - sottraggono denaro alle casse dello Stato per gli interventi di restauro. Perci si inclini a etichettare gli autori come dei "vandali", che hanno in spregio il patrimonio pubblico e che meriterebbero di essere severamente puniti.

Ma cosa pensare quando i responsabili, come nei casi sopracitati, sono giovani o, peggio ancora, minorenni? corretta la definizione di "vandali"? Siamo sicuri che criminalizzare i giovani sia la strada giusta? Senza dubbio la pi semplice e sbrigativa, perch "vandali" non si nasce, ma si diventa. E si diventa sostanzialmente per un'unica ragione: per abbandono. Da parte dei genitori, quando sono assenti nel percorso di crescita dei figli e abdicano al loro ruolo di educatori alla responsabilit verso s e gli altri (e questo, come sostengono i sociologi, porta i giovani a chiedere "aiuto" compiendo azioni da veri e propri teppisti). Da parte dello Stato, quando esclude dalla formazione scolastica lo studio del patrimonio storico-artistico, che fonte di conoscenza, quindi di coscienza, e di sviluppo del senso di cittadinanza, quindi di attaccamento alle proprie radici culturali.

Soffermiamoci su quest'ultima circostanza, giacch appare la pi calzante alle due notizie di cronaca prese in considerazione. La verit che nessuno, tolti pochi volenterosi genitori e docenti, ha insegnato ai giovani a conoscere e ad amare il patrimonio. In Italia la storia dell'arte, vale a dire la storia delle citt in cui viviamo e dei monumenti che ci circondano, stata estromessa da buona parte delle scuole. Una decisione paradossale per il nostro paese, a cui ancora - nonostante promesse politiche e protocolli d'intesa - non si pone rimedio. Questo perch siamo abituati a reputare la storia dell'arte una disciplina, quando va bene, "facoltativa" (in una recente intervista, il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini ha dichiarato: "Si sta studiando come inserirla nei tecnici e professionali, magari in modo facoltativo"). E invece l'esatto opposto. una disciplina indispensabile, per appassionare e rendere pi umani.

Perch, allora, importante, anzi indispensabile, insegnare storia dell'arte nelle scuole di ogni ordine e grado, e non solo nei licei? Perch il modo migliore per far crescere bene i nostri figli: innamorati, consapevoli e orgogliosi del patrimonio culturale che, in virt della sovranit popolare, gli appartiene di diritto. Perch il modo migliore di tutelare e difendere le nostre citt. Perch i giovani possono costruire il proprio futuro partendo dal proprio glorioso passato. E perch non c' nessun altro insegnamento tanto interdisciplinare da permettere di parlare per immagini di storia, religione, geografia, politica, musica, letteratura, filosofia, matematica, medicina, scienze e cos via, e di "accendere" l'interesse e le sinapsi dei ragazzi.

Qual il contrario dell'abbandono? La presenza. Degli affetti e della conoscenza. L'educazione, insomma. E non pu che essere l'educazione l'unica via per arginare la diffusa ignoranza, che inevitabilmente sfocia nell'ingiustizia, nella distruzione dei monumenti e nella profanazione dei luoghi sacri.

http://www.huffingtonpost.it/teodoro-de-giorgio/ragazzi-deturpano-monumenti-piccoli-vandali-grandi-ignoranti_b_6685350.html


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