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VITERBO-Il caff di Garibaldi, Marconi, Sordi e Fellini
www.tusciaweb.eu, 27/02/2015

Il palazzo che ospita le sale del Gran Caff Schenardi risale al XV secolo, prima di propriet di Girolamo da Carbognano, segretario del comune dal 1489 al 1493, poi sede del banco e fondaco dei Chigi fino al 1528.
In questo periodo subentrarono nella propriet del palazzo e nella gestione del banco i Boninsegna ed i Bonelli, talmente collegati da dare luogo ad un unico stemma bipartito visibile ancora oggi sulla facciata.
Nei secoli successivi la propriet pass a diverse famiglie viterbesi fino al 1798, anno in cui il romano Giuseppe Cassani, appaltatore della posta, lo acquist e lo trasform in Albergo Reale.

Le vicende dello storico Caff iniziarono nel 1818 quando Raffaele Schenardi acquista il gi esistente Albergo Reale, dotandolo di un ambiente di nuova concezione: il Caff. Il fenomeno si diffonde nelle maggiori citt italiane e muta le consuetudini di convivialit e di incontro: dai salotti privati il dibattito intellettuale e politico si trasferisce anche in ambienti pubblici cos i Caff si renderanno testimoni di fatti, avvenimenti, amori, segreti e complotti.
La met del XIX secolo coincide con la fervente attivit dei moti risorgimentali che agiteranno le menti e gli animi di coloro che vollero lItalia unita. Dal 1848 i locali del Gran Caff Schenardi ospiteranno le riunioni del Circolo popolare di Viterbo, che aveva lo scopo di diffondere le notizie legate agli avvenimenti della politica in Italia.
Lattivit del circolo prevedeva la lettura dei libri e di giornali al fine di promuovere il miglioramento civile, morale e politico del popolo.

Lelaborazione e la diffusione delle idee liberali trov come luogo ideale locali come il nostro Caff. Nella prima met dell800 i numerosi rapporti della polizia locale forniscono indicazioni sui frequentatori del Caff: non solo rivoluzionari fomentatori, anarchici e demagoghi come vengono definiti, ma anche gli stessi ufficiali pontifici e delle guarnigioni francesi preferiscono il Gran Caff Schenardi agli altri luoghi di ritrovo cittadini per la qualit del servizio, la riservatezza ed eleganza del locale e, non minore per limportanza, la convenienza dei prezzi. Per soli tredici baiocchi, nel 1851, Raffaele Schenardi offriva ai suoi clienti un men completo: una bona minestra, lesso, e due altre pietanze con pane, vino, frutti e formaggi.

Raffaele Schenardi, il suo locale, e i suoi avventori vennero tenuti sotto controllo con continue incursioni per verificare che lorario di chiusura non superasse la mezzanotte, che allinterno si svolgessero attivit lecite e non sovversive, ma il Caff mantenne sempre la sua vitalit ed il suo prestigio. Nel 1855 laspetto del Caff mut radicalmente grazie allingegno e alla maestria dellarchitetto romano Virginio Vespignani (1808-1882) e alla vigile direzione del nuovo committente Vincenzo Schenardi, che lo rese uno tra i Caff storici pi belli dItalia.

Il locale, cos come venne ammirato in passato, rispetta nelle forme sobrie ed eleganti le scelte dellarchitetto; lo spazio scandito da due navate con volte a crociera sorrette da otto colonne, la fuga prospettica arricchita dal trionfo dei contrasti bianco e oro degli stucchi della galleria, e in tutta la sua ampiezza gioca nellalternanza di nicchie che ospitano statue allegorico-mitologiche e nicchie dorate giunte appositamente da Parigi. Ad esaltazione dellatmosfera contribu il particolare sistema di illuminazione e gas, che sapientemente distribuito inondava di luce tutto il locale amplificando leffetto scenografico.

In ricordo del cavaliere Vincenzo Schenardi rimane un mezzo busto realizzato dallo scultore Antonio Filippo Cifariello (1864-1936) artista incline alla ritrattistica, socio del Romano circolo artistico internazionale, autore di numerosi monumenti tra i quali quello di Giuseppe Mazzini a Molfetta, di Saffi a Forl, del Re Umberto I a Bari. Il 1855 segna linizio delle serate mondane, dei tavoli allaperto nella piazza delle Erbe, della frequentazione degli uomini pi illustri della citt, sia per godere della calda ospitalit ma anche e soprattutto per assaporare le numerose specialit offerte dalla casa Schenardi.

Il men era arricchito dalla prelibatissima pasticceria alla gelateria, per la quale ogni anno veniva fatto arrivare da Napoli il famoso gelatiere Ciro Caivano, dalla bottiglieria alla confezione delle tipiche carote viterbesi condite con un particolare bagno aromatico commercializzate in vasetti di ceramica, infine in anni pi recenti loriginale aperitivo 103, realizzato in occasione dei 103 anni di fondazione del Caff.

Molti furono i personaggi che ebbero il piacere di gustare le specialit Schenardi: il Papa Gregorio XVI, per il quale durante il soggiorno viterbese (nel 1841) venne allestito un suntuoso banchetto, il principe di Napoli, futuro re dItalia Vittorio Emanuele III, ospitato a Palazzo dei Priori, il 21 luglio 1890 dove fu servito in suo onore un pranzo opera dellindimenticabile Grispino Schenardi: ostriche, zuppa, pesce, filetto di bue, galatina, asparagi, punch spongato, piccioni, insalata alla russa, gelato, frutta, gateau, dessert. Vini: Capri, Bordeaux, Champagne.

In occasione delle visite di rappresentanza dei reali o personalit eminenti (Giuseppe Garibaldi, Guglielmo Marconi, Vittorio Emanuele di Savoia conte di Torino, la regina Madre Margherita) il comune di Viterbo si affidava alla maestria culinaria degli Schenardi.

Alcuni personaggi che sedettero al Caff, vi riposarono, scrissero versi e godettero della sua incantevole atmosfera: il regista e attore Orson Welles, che a Viterbo ha girato il film Otello, Alberto Sordi e Federico Fellini durante le riprese de I vitelloni, gli scrittori Orio Vegani e Bonaventura Tecchi, Mussolini, il re Gustavo Adolfo di Svezia insieme alle principesse Margareth e Cristina durante i lunghi soggiorni nella Tuscia, dedicati alle campagne di scavo archeologico.

Il 31 dicembre del 1980 il Ministero dei Beni Culturali Ambientali, interviene con un decreto dove si dichiara il Gran Caff Schenardi di particolare interesse storico e artistico, sottoponendolo alle disposizioni di tutela previste dalla legge n. 1089 del primo giugno 1939.



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