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Chi devasta un'idolatria ne produce un'altra
SALVATORE SETTIS
28 febbraio 2015 LA REPUBBLICA





L'ANNO 2061, sulla piazza c' una lunga coda. Avanza, disciplinata. A due, a tre per volta si fermano davanti alla Gioconda appoggiata al muro, sputano sul quadro e se ne vanno. Perch lo facciamo?, chiede Tom, un ragazzo. Gli risponde Grigsby: Ha a che fare con l'odio. Odio per qualsiasi cosa che appartenga al passato. Come siamo arrivati a queste citt in rovina, strade a pezzi per le bombe, campi di grano radioattivi, le case distrutte, gli uomini nelle caverne? Dobbiamo odiare il mondo che ci ha portato fin qui. Non ci resta pi nulla, se non fare festa distruggendo.

Cos un racconto ambientato in un'America post-apocalittica, scritto nel 1952 da Ray Bradbury, lo stesso che poco dopo avrebbe pubblicato Fahrenheit 4-51 , dove leggere un libro reato. Ma la storia non conferma queste fantasie. L'iconoclastia bizantina del sec. VIII-IX, quella protestante del Cinquecento, l'abbattimento delle statue di Mussolini, di Stalin, di Saddam Hussein non sono mai la negazione in toto del passato, ma la scelta rituale di distruggere qualcosa per esaltare qualcos'altro (la purezza della fede, il trionfo della democrazia...).

L'aggressione al museo di Mosul e ai reperti delle civilt millenarie del Vicino Oriente antico si presenta come un gesto infinitamente pi radicale, che pretende di annullare la storia in nome di un Islam originario e senza immagini, di un Corano che ri-crea la storia, e prima del quale non c' nulla. Ma il Corano conosce Abramo (Ibrahim) e lo considera un profeta; Maometto s un nuovo inizio, ma in una linea che assimila e onora i profeti del passato (inclusi San Giovanni Battista e Ges). La lotta contro l'idolatria, che affratella le religioni del Libro (ebraismo, Islam, cristianesimo) ha avuto accessi di febbre iconofobica, ma non stata mai, in nessuna di esse, dottrina universale.

Annientare la memoria di Ninive non pu esser spacciato come un gesto polemico contro l'odiato Occidente, a cui pure si devono scavi, decifrazioni, scoperte. Dalla Mesopotamia non vengono solo dati di civilt che hanno poi trovato posto nelle culture mediterranee e in Europa. Vengono, per l'Europa e per il mondo (compreso l'Islam), pensieri, riflessioni, osservazioni che hanno fondato la carta del cielo, i nomi e la forma di costellazioni e segni dello zodiaco; vengono nozioni mediche e scientifiche, invenzioni mitiche e letterarie, l'agricoltura e la citt. Vengono esperienze storiche che hanno creato linguaggi e formule della regalit, ma anche impulsi alla convivenza fra popoli e civilt diverse.

questo il caso del mirabile cilindro cuneiforme di Ciro il Grande (539-38 a. C.), dove il re persiano proclama la propria gloria in nome della tolleranza. Io sono Ciro, re dell'universo, re di Babilonia: il mio enorme esercito l'ha conquistata, ma il suo popolo non deve temere, lenir la sua sofferenza. Salver le loro vite e i loro templi, le statue dei loro di saranno intatte, e quelle che sono state allontanate verranno restituite ai templi che loro spettano, ricostruir le mura e le porte .

In Mesopotamia come in Europa, nessun territorio mai stato di un solo popolo n di una sola religione: la sovrapposizione, la mescolanza, il contrasto nella convivenza hanno costantemente arricchito le nostre citt, le nostre letterature, il nostro patrimonio di immagini e di parole, la nostra anima.

Programmaticamente barbarica, la furia iconoclasta che si scatenata a Mosul per anche profondamente contraddittoria. Distrugge immagini di antiche divinit e sovrani, ma lo fa sotto gli occhi delle telecamere. Devasta spietetamente, ma su un palcoscenico, e per produrre nuove immagini, i filmati diffusi all'istante allo scopo di mostrare i muscoli e ricattare il mondo. Accusa di idolatria un museo archeologico, ma dissemina dappertutto l'auto-idolatria di chi si fa filmare mentre devasta; e si fa filmare per essere visto, perch la propria immagine che distrugge altre immagini diventi una nuova icona.

Alla pretesa idolatria degli antichi l'Is sostituisce un'idolatria pi vera e pi palpabile, l'iconizzazione di s; e mentre maledice le immagini altrui, produce, alimenta e promuove le proprie. Distrugge le immagini perch ne riconosce la forza, e dunque la imita. la nemesi della storia: come quando, subito dopo l'11 settembre 2001, il mullah Muhammad Omar, capo dei taliban afghani, paragon l'America a Polifemo, un gigante accecato da un nemico a cui non sa dare un nome, da un Nessuno. L'arcinemico della cultura occidentale, l'iconofobo distruttore dei Buddha di Bamiyan, paragonava se stesso a Ulisse che acceca Polifemo. Stava, dunque, citando Omero.




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