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FIRENZE - FORTE BELVEDERE - "Veronica fu solo vittima", pi pesante la pena per l'ex sindaco di Firenze
28 febbraio 2015 LA REPUBBLICA

A Leonardo Domenici (Pd) un anno e mezzo. La sentenza di Appello sulla morte della ragazza caduta al Forte di Belvedere nel 2008 esclude il concorso di colpa della giovane. Condannati anche Gherpelli e Bianchi

La corte d'Appello di Firenze inasprisce la sentenza di primo grado sulla morte di Veronica Locatelli, la ricercatrice universitaria morta nel 2008 dal Forte di Belvedere a Firenze cadendo da una terrazza senza parapetto. Le modifiche decise dai giudici di secondo grado sono molto significative. Intanto oltre all'ex sindaco Leonardo Domenici (Pd), l'unico condannato (a un anno) e adesso invece condannato a un anno e mezzo, sono stati giudicati colpevoli anche Giuseppe Gherpelli, ex direttore della Cultura di Palazzo Vecchio e Susanna Bianchi, responsabile della cooperativa Archeologia che curava i programmi culturali di quell'estate. Per tutti e tre stessa pena: un anno e mezzo. Assolto il consulente della sicurezza Ulderico Frusi. Ma forse il dato pi importante della decisione di questa sera riguarda proprio Veronica perch i giudici hanno escluso il suo concorso di colpa nella morte, che era stato invece calcolato nell'80 per cento dal giudice di primo grado, Francesco Maradei, cosa che aveva scandalizzato gli amici della ragazza e chi quella sera era al Forte Belvedere.

"Purtroppo non possiamo restituire la vita a Veronica Locatelli, ma dobbiamo almeno restituirle l'onore" ha detto ieri in aula il sostituto procuratore generale Luigi Birritteri sparando ad alzo zero contro la sentenza pronunciata il 23 giugno 2014. Nell'aula della terza sezione penale della corte d'appello ieri erano presenti la mamma e il fratello di Veronica e la mamma di Luca Raso (altro ragazzo morto qualche anno prima nello stesso posto precipitando da un muraglione). "Non ci sarebbe tantissimo da dire se non fosse che la sentenza appellata contiene tre stranezze - ha attaccato il procuratore generale - che mi hanno inquietato. Vorrei definirla la sentenza delle carte a posto, dei muri a norma, la sentenza delle strane misurazioni (persino di una falcata di un essere umano, mai sentito niente del genere prima), ma soprattutto una sentenza che ha fatto della persona offesa, della povera Veronica, la prima imputata del processo. Pur nella prolissit delle motivazioni sparito un tema processuale certo, provato, pacifico: l'inganno ottico in cui incorsa Veronica". Secondo l'accusa, come gi prima di lei Luca Raso, Veronica precipit nel vuoto perch nel buio aveva scambiato le chiome degli alberi di Boboli per un prato, senza avvedersi che invece oltre il parapetto c'era il vuoto.

"Questo dato processuale certo - ha denunciato il pg - stato sostituito in sentenza da una ricostruzione del tutto sganciata dalle risultanze processuali, nella quale Veronica appare colta da una sconsiderata quanto indimostrata pulsione circense, si mette a saltellare sul muro, si comporta come un'atleta da circo. In realt la povera Veronica ha fatto un solo passo che l'ha precipitata nel vuoto ed morta in un incidente totalmente inaccettabile. L'impostazione del giudice di primo grado questa: c'erano i permessi, i muri erano a norma, le carte a posto, quindi ammazzatevi pure. Ma c' un punto davvero inquietante in sentenza di primo grado, c' un grave travisamento del fatto che ne ha travolto tutto l'assetto. Se un certo numero di incidenti si ripete con una certa frequenza, le regole cautelari vengono adeguate. Proprio per il meccanismo classico delle regole cautelari, dopo la morte di Luca Raso non si pu pi dire che il fatto non era prevedibile, perch il rischio si era gi concretizzato. Il punto era quello: vogliamo considerare che c' morto un ragazzo?
Questa davvero la parte incredibile della sentenza: non aver considerato che era stata violata la regola cautelare di comune prudenza: quella di interdire l'area della cannoniera dove era morto Luca Raso". Considerazioni che la corte ha raccolto e infatti ha rivisto correggendo al rialzo le pene agli imputati principali e "restituendo" a Veronica, vittima di quella notte, la sua innocenza. Totale.



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