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TOSCANA - PIANO PAESAGGISTICO. La cartina di tornasole delle strategie del governatore
LORENZO DE SIO
25 febbraio 2015 la repubblica



A UN anno dall'inizio del suo governo, Matteo Renzi appare difficile da attaccare, sia da destra che da sinistra. Finora le critiche si sono concentrate sulle riforme istituzionali e su quella del mercato del lavoro. Ma su entrambi i punti la posizione di Renzi, per vari motivi, ha poche alternative, e non a caso largamente sostenuta dall'opinione pubblica. Quello che invece stupisce che nessuno si sia invece mobilitato sul fronte pi scoperto e vulnerabile di Renzi (e di molti suoi epigoni): il rapporto, coltivato e apertamente rivendicato, coi gruppi di interesse.

La questione sar forse il grande conflitto di questo secolo. Ovunque ormai i gruppi di interesse dispongono di risorse tali da poter condizionare e spesso sovrastare la politica. Finanziandola (soprattutto dove il finanziamento pubblico quasi assente, come ora anche in Italia) e fornendole le conoscenze tecniche che, dopo la fine dei partiti di massa, essa non quasi pi in grado di trovare da sola. La politica prossima ventura rischia di essere davvero subalterna ai grandi interessi privati: limitandosi a mediare tra questi ultimi, e perdendo completamente di vista l'interesse pubblico.

Potr sembrare un discorso astratto, ma invece la questione di grande attualit in Toscana, con la vicenda del piano paesaggistico regionale. L'assessore all'urbanistica Marson ha fatto approvare alla giunta regionale un piano in linea con le migliori esperienze europee, che mira a tutelare il paesaggio toscano e la sicurezza idrogeologica del territorio, senza impedire lo sviluppo dell'attivit economica (peraltro, evidente che la qualit del paesaggio ormai una risorsa economica fondamentale per la Toscana). Contro il piano si scatenata la dura offensiva lobbistica di alcuni gruppi di interesse. Tra gli altri, i potenti gruppi degli imprenditori delle cave delle Apuane e i colossi dell'industria vinicola, in un'iniziativa tesa a eliminare dal piano praticamente tutti i vincoli alle attivit produttive. Niente di male: fin qui si tratta della sana logica competitiva di qualunque democrazia, in cui ciascun interesse argomenta dinanzi all'opinione pubblica, e con il potere politico che alla fine decide nel nome dell'interesse collettivo.

Il punto che negli ultimi giorni il Pd, partito di maggioranza della giunta regionale, ha presentato una serie di emendamenti al piano che sostanzialmente recepiscono in toto i desiderata dei gruppi di interesse, svuotando l'efficacia del provvedimento (e addirittura derubricando il lavoro scientifico su cui si regge il piano a "valutazioni scientifiche non vincolanti": ma allora che sono state fatte a fare?).

Il testo in via di correzione in queste ore con il cosiddetto "lodo Rossi" . E la questione rappresenta un caso interessante del processo di cui sopra, perch appare dirimente rispetto alle future strategie di Rossi. Il presidente in pi di un'occasione in passato si era di fatto proposto come punto di riferimento per chi non si riconosce nelle posizioni pi moderate espresse da Renzi; restando s all'interno del Pd, ma rivolgendosi a un bacino di opinione pubblica che va da Sel al M5S. La posizione su questa vicenda, e quindi la sorte del piano paesaggistico, sar adesso una cartina di tornasole per capire le scelte strategiche di Rossi: se punter davvero a rappresentare un possibile centrosinistra non-renziano (alimentando nel Pd un sano dibattito sulle idee, invece che l'attuale livorosa resa dei conti tra gruppi rivali), o se viceversa ceder al blitz dei consiglieri Pd, allineandosi di fatto alle posizioni renziane.

Alla vigilia delle imminenti regionali, questa strategia non potr non avere riflessi elettorali. Da un lato i consiglieri Pd sono sembrati cercare il sostegno dei produttori (fonte di finanziamenti elettorali e di sostegno locale); dall'altro, per probabile che una scelta "conservatrice" del Pd possa allontanare dal centrosinistra una parte significativa dell'elettorato di sinistra, e soprattutto offrire al M5S una formidabile arma di propaganda elettorale. Non difficile immaginare un comizio finale di Beppe Grillo che, in una Piazza della Signoria gremita all'inverosimile, strepita con le vene gonfie contro un "Rossi-Renzi che ha svenduto la Toscana ai miliardari del marmo e del vino", e magari un risultato elettorale con qualche sorpresa proprio per molti consiglieri Pd. Staremo a vedere.



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