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Dal blog di Tomaso Montanari: sulla biblioteca della Gam di Torino

L'ottimizzazione della biblioteca della Gam di Torino

Chi, in Italia, si oppone alla selvaggia privatizzazione del patrimonio culturale viene accusato di vivere di fragili utopie.

Naturalmente i pragmatici censori si guardano bene dal sottoporre a critica le solide realt (per usare l'espressione di un nota pubblicit immobiliare) della privatizzazione stessa.

Fra i pi esaltati sacerdoti del culto del Privato va annoverata la presidente di Confcultura, Patrizia Asproni, per la quale il modello ideale sarebbe quello in cui il privato presenta un progetto per cui si assume l'onere del finanziamento a fronte di una gestione complessiva di un bene culturale. Il project financing prevede un promotore il cui progetto viene messo a gara, in una procedura concorrenziale e trasparente. Il privato avrebbe quindi il compito della gestione, mentre resterebbe in capo allo Stato sia la propriet che la tutela. Di fatto si tratterebbe di una superconcessione pluridecennale chiavi in mano in cambio di un finanziamento: una societ per azioni paga la conclusione dei lavori degli Uffizi, e se li prende per vent'anni.

Che ci sarebbe di male? dir qualcuno. Per capire cosa pu voler dire, in concreto, si pu prendere l'esempio della Fondazione Torino Musei (che l'ente di diritto privato cui il Comune di Torino ha conferito i musei civici, istradandoli verso future, pi sostanziali, privatizzazioni): anche perch a guidarla proprio Patrizia Asproni.

Ebbene, la Fondazione ha appena deciso che la principale biblioteca d'arte di Torino (quella della Galleria d'Arte Moderna) cito un bellissimo post di Gabriele Ferraris d'ora in poi sar aperta soltanto il venerd dalle 10 alle 17 e il sabato dalle 10 alle 14. Avete letto bene: si passa da 5 giorni (ovvero 35 ore) di apertura settimanale a due giorni (per un totale di 11 ore). Perch? Per ottimizzare le risorse, ha risposto Asproni a Ferraris. Che, tradotto, vuol dire: per spendere quei soldi in mostre ed eventi. A chi interessa pi nulla delle biblioteche, infatti?

Oggi i docenti di storia dellarte dei dipartimenti di studi storici e umanistici dellUniversit di Torino, i funzionari storici dellarte delle Soprintendenze piemontesi, gli studiosi di storia dellarte, le associazioni culturali e le istituzionali museali presenti sul territorio piemontese, in risposta alla grave contrazione dellorario di apertura della Biblioteca di storia dellarte della Gam di Torino hanno rivolto alla Fondazione Torino Musei un addolorato e appassionato appello perch non svigorisca una delle pi importanti strutture di studio e di ricerca di storia dellarte cittadine, costruita e a lungo diretta con sapienza e attenzione, vero patrimonio culturale della citt.

Ma il punto proprio questo: quel patrimonio non ormai pi della citt, ma della Fondazione Torino Musei. Che non una fragile utopia, ma una solida realt.



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