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Beccafumi e il quadro ritrovato
Tomaso Montanari
La Repubblica - Firenze 29/3/2015

In un'epoca in cui i capolavori son tutti assoluti (letteralmente: sciolti da ogni rapporto); in cui il canone delle citt darte si riduce a Venezia, Firenze, Roma; in cui la (vana) retorica di chi governa il patrimonio culturale si appunta solo sui
(grandi) musei, lasciando morire biblioteche ed archivi: ecco, in questepoca,che la nostra, la storia che sto per raccontarvi
fresc come un tuffo in estate.
Un giorno, mentre studia alcune carte dellArchivio Storico di Montepulciano, lo storico Andrea Giorgi si imbatte in una nota
di pagamento del 1507 che lo fa saltare sulla sedia. Spese fatte per lo aconcime del palao per me Ottaviano di Nicol di Domenicho. Domenicho dipentore sta in chasa di Lorenso Bechafumi per una figura di sancta Angnese fece al Comune ebe li. sesantatr per resto che cost duchati dieci li.63s..Ecco pensail Giorgi Vasari aveva ragione anche stavolta! Narra Vasari, infatti, che il
pi grande pittore senese del Cinquecento nacque povero, e che mentre disegnava su un sasso pascolando le pecore del babbo (proprio come Giotto) fu notato dal padrone della terra, che si chiamava Lorenzo Beccafumi, il qualeselo presein casa, lo fece studiare, gli dette il suo cognome. E il documento poliziano come il seguito della storia: perch fotografa un giovane pittore che sta in casa del senese Lorenzo Beccafumi, allora podest di Montepulciano.
E non finita qua. Giorgi racconta la sua scoperta ad un amico storico dellarte,AlessandroAngelini.E quando questultimo sente dire che in quel documento Domenico viene pagato per una figura di sancta Angnese fece al Comune, il salto sulla sedia lo fa anche lui. Gi, perch il lavoro dello storico dellarte lo scriveva gi Raffaello quello di confrontare lopere con le scritture: e questa una delle rare, felici, volte in cui nel grande naufragio delle cose del passato due relitti(un quadro e il suo pagamento) combaciano. Il quadro, infatti, c ancora: nel Museo Civico di Montepulciano.
una bella tela, dove Agnese la Santa Caterina di Montepulciano sta in piedi, in mezzo ad un dolcissimo paesaggio e porta in mano la citt stessa: pi un palladio civico, che non unimmaginedi devozione, e infatti la tela fu dipinta per la sala del Consiglio del Palazzo Civico.
Ma come si fa a sapere che il documento parla proprio di quel quadro? Qua entra in gioco la competenza dello storico dellarte,che non lintuizione del rabdomante: ma la conoscenza
profonda di tanti, ma tanti, testi figurativi. E Angelini riconosce lo stile di Beccafumi nel cielo che completa in
alto la tela con i suoi sottili nembi oscuri, variati in mille cangiantismi, che forse nessun pittore aveva ancora provato, nota, a destra in basso, il tronco contorto, che nasce sul declivio del terreno erboso, che anticipa uno dei topoi pi stregati della pittura beccafumiana, riconosce un annuncio dei
volti ghiribizzosi del grandissimo manierista nel sorriso leggermente ironico prestato ad Agnese. Una scoperta davvero preziosa, perch permette di conoscere gli inizi, finora dibattutissimi, di un protagonista del nostro Rinascimento.
E, dopo lo storico, anche lo storico dellarte si inchina a Giorgio
Vasari: il quale aveva proseguito il suo racconto biografico annotando che capitando in Siena Pietro Perugino, allora famoso pittore ... piacque molto la sua maniera a Domenico: per che
messosi a studiarla ... non and molto che egli prese quella maniera. E la SantAgnese ritrovata infatti profondamente
peruginesca, anche se la veduta di Montepulciano che la beata
tiene in mano mostra unaderenza al vero e una volont di ricostruzione topografica, che va ben aldil dei modi di Perugino e pare guardare allavanguardia di Leonardo e di Fra Bartolomeo.
intitolata a Piero Calamandrei del quale conserva le carte la Biblioteca di Montepulciano che contiene i documenti dellArchivio Storico. La rete di nessi che unisce la vita dei musei a quella delle biblioteche e degli archivi, il lavoro degli storici a quello degli storici dellarte, la pittura di Beccafumi al paesaggio vero che ancora nonostante tutto resiste: proprio questa rete ci che la Costituzione scritta (anche) da Calamandrei definisce (allarticolo 9) il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione, quella ete che la Repubblica dovrebbe tutelareattraverso la ricerca che la stessa Repubblica dovrebbe promuovere.
Questa volta, a Montepulciano, successo davvero.



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