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LIVORNO - Nessuna strada al posto degli alberi tagliati alla Valle Benedetta
di Giulio Corsi
30 MARZO 2015, IL TIRRENO



Livorno, il presidente degli agronomi ribatte alle accuse di disboscamento e di speculazione unopera di silvicoltura, il suolo non potr essere usato ad altri fini


LIVORNO. Mentre sui social network continuano le polemiche sul taglio di 4200 alberi sulla collina tra Limoncino e valle Benedetta , e allinterrogazione del gruppo consiliare 5 Stelle si aggiunge ora quella di Marco Cannito (vedi sopra), anche lOrdine dei dottori agronomi e forestali di Livorno si schiera in difesa delloperazione. Le corrette utilizzazioni forestali non sono attivit illecite e non costituiscono un danno ambientale, dice il presidente Fausto Grandi. Confermando quanto gi sostenuto in due interviste al Tirreno dal dirigente del settore agricolo della Provincia Paolo Teglia e dal comadante del Corpo Forestale Luca Barattini.

Insomma, se da un lato limmagine che riportiamo in questa foto e che ben visibile dalla Variante, ha un impatto visivo choc (e lo ammettono candidamente anche gli esperti del settore), dallaltro gli addetti ai lavori sono tutti daccordo nel sostenere che il taglio di sette ettari di bosco ceduo di propriet privata a fini commerciali non solo stato effettuato nel rispetto della legge, ma soprattutto non ambientalmente dannoso, anzi addirittura salutare.

Cos il bosco migliora. La selvicoltura - sostiene Grandi - mira a mantenere e migliorare il bosco per le generazioni future. L dove vengono abbandonate le attivit forestali, il rischio idrogeologico pi alto: infatti i recenti casi di calamit naturali, dalle frane alle alluvioni, sono legate spesso ad eventi eccezionali, coincidenti purtroppo con l'incuria dovuta all'abbandono.

Leffetto visivo finir presto. All'occhio del cittadino, il taglio boschivo, in particolare quello di ceduazione, pu apparire uno "scempio", ma nella realt gli interventi di coltivazione della foresta consentono per vari motivi un arricchimento della biodiversit dei nostri territori - continua Grandi -. Sicuramente alcuni interventi possono avere un impatto visivo importante quanto inevitabile - aggiunge il presidente dei dottori agronomi -. Ma si tratta di un effetto temporaneo, ristretto alla prima stagione vegetativa, per la naturale capacit del bosco di rinnovarsi. Insomma, tra alcune settimane le colline saranno un po meno pelate e il bosco per i prossimi ventanni non potr comunque essere pi utilizzato.

Sul monte La Poggia nessuna trasformazione. Il presidente dellOrdine degli agrari entra anche nello specifico del taglio sotto la valle Benedetta e ribatte alle ipotesi che qualcuno ha ventilato della costruzione di una strada legata alla famigerata discarica del Limoncino. Per come stata svolta, l'attivit non comporta alcuna possibilit di trasformazione del bosco in qualcosa di diverso dallo stesso, cos come non costituisce attivit di "disboscamento" ma di semplice coltivazione, e non potr dare adito ad un impiego del suolo diverso dall'attuale, compresa la realizzazione di infrastrutture, come le illazioni generiche riportate da qualcuno hanno fatto intendere.

Il taglio unattivit secolare. Grandi fa un excursus storico per ricordare che non certo la prima volta che un bosco viene tagliato. Lo stato italiano fin dai primi del '900 ha riconosciuto nel bosco un patrimonio da tutelare, imponendo regole e metodi che, attraverso una corretta utilizzazione forestale, ne hanno preservato la rinnovazione fino a ai giorni nostri, affidando al bosco stesso compiti di multifunzionalit, ambientali, ecologici, paesaggistici, produttivi e ricreativi - ricorda il presidente degli agronomi -. Tutti i boschi italiani sono stati sottoposti nei secoli a ripetuti interventi selvicolturali che hanno modellato il paesaggio. Fanno eccezione pochissime realt, come ad esempio le riserve integrali, in cui l'uomo ha limitato il suo agire, prima per motivi economici trattandosi di zone difficilmente raggiungibili, e poi, negli ultimi decenni, per motivi di tutela ambientale e di studio.

Prima di criticare, informatevi . DallOrdine degli agronomi ogni accusa di disboscamento e di danno ambientale viene rinviata al mittente: Loperazione era stata autorizzata dalla Provincia, sulla base di un progetto di un dottore forestale che ne ha seguito anche la direzione dei lavori e con il controllo attento del Corpo Forestale dello Stato - ricorda Grandi -. Gli interventi apparsi sulla stampa, da parte di privati cittadini e politici sembrano tesi ad instillare nella pubblica opinione sentori di attivit illegale, mentre, ripetiamo, nel caso specifico, si trattato di un'utilizzazione boschiva, svolta nel pieno rispetto della buona pratica forestale, che per la precisione in Toscana tutelata dalla Legge regionale 39/2000, che ne definisce le regole per la corretta gestione dei boschi e non solo.



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