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POMPEI-Ripartono gli Scavi dell’800
Angelo Lomonaco
Corriere del Mezzogiorno, 03/04/2015

Patto Federico II-Soprintendenza. Si parte subito nell’area nord-occidentale Pronti alcuni milioni. Coinvolti archeologi, architetti, ingegneri e botanici


«Il rapporto tra Università Federico II e Soprintendenza di Pompei è anche simbolico, e questo è un giorno positivo per la nostra realtà, il segno di un’inversione di tendenza». Il rettore Gaetano Manfredi e il soprintendente Massimo Osanna hanno presentato l’intesa tra i rispettivi enti con grande enfasi evocando i personaggi «mitici» del passato. Uno su tutti, Giuseppe Fiorelli, l’archeologo che a metà Ottocento mise a punto il sistema per ottenere i calchi dei pompeiani morti nell’eruzione che travolse la loro città e riorganizzò gli Scavi suddividendoli in regiones e insulae e numerando ciascun edificio in modo da poter localizzare con precisione ogni reperto. «A quel tempo a Pompei c’era una situazione non tanto diversa da oggi, con un grande fermento e grandi lavori in corso», ha sottolineato Osanna, il quale ha poi aggiunto che «proprio l’area in cui Fiorelli volle la sua scuola è quella prescelta». La Soprintendenza Speciale per Pompei, Ercolano e Stabia e l’Università Federico II di Napoli hanno infatti stipulato un accordo «per la progettazione di un intervento congiunto finalizzato all’indagine, allo studio e al restauro dell’area nord-occidentale esterna alla cinta muraria degli Scavi di Pompei, compresa tra la Regio VI e la necropoli di Porta Ercolano». Un’area che soffre da tempo dell’impatto infestante della vegetazione che pregiudica gravemente la conservazione dei monumenti. Quindi saranno formate équipe multidisciplinari che collaboreranno al disboscamento e alla messa in sicurezza dei terreni in pendio, nonché al restauro e alla valorizzazione di Domus presenti nell’area, di grande rilievo per la città antica ma finora poco conosciute. Sarà, inoltre, condotta un’indagine archeologica sperimentale sui cosiddetti «cumuli borbonici» depositati nell’area nel corso degli sterri settecenteschi che presumibilmente celano materiali che all’epoca erano ritenuti di scarto. «A quel tempo — ha spiegato il soprintendente — si cercavano soprattutto reperti preziosi e magari si gettavano via anfore e altri manufatti».
Per coprire l’ampio spettro di operazioni, che costituiranno anche una vera e propria nuova campagna di scavi, saranno coinvolti non solo archeologi, ma anche botanici, architetti, restauratori, ingegneri strutturisti. Proprio in vista di questa operazione che ha il rettore definito «di ricerca», diversamente da altre università, la Federico II non ha presentato un proprio progetto per il Piano della conoscenza (che intanto è partito). «I primi sei mesi — ha aggiunto Manfredi — saranno dedicati soprattutto alla progettazione, ma i sopralluoghi sono già cominciati. L’accordo ha durata triennale, ma probabilmente ci sarà da lavorare per decenni». «Dopo un approccio conoscitivo sul piano botanico, per capire quali piante si possono sacrificare – ha detto Osanna — toccherà ad architetti e archeologi». Ma il fine non è soltanto scientifico, si lavorerà anche per la fruizione. «I reperti che rinveniremo — sottolinea il soprintendente — saranno esposti in un museo allestito in un edificio ottocentesco nell’area, e sarà allestito un percorso conoscitivo, e non solo di impatto emotivo, anche per disabili».
Il nuovo programma di indagine e restauro nell’antica città, per il quale ieri mattina è stato firmato l’accordo in Rettorato, coinvolgerà decine di professionisti, studiosi e studenti. «La Federico II — dice Manfredi — ha già messo al lavoro un team di trenta persone. In seguito arriveremo a un numero oscillante tra 50 e 100, compresi laureandi, dottorandi, borsisti, specializzandi e ricercatori. Quindi costituirà anche una grande occasione di formazione». Dal canto suo, la Soprintendenza metterà in campo «archeologi, funzionari archeologi e giovani della segreteria tecnica, ma — afferma Osanna — vorrei promuovere anche stage finanziati dal ministero». E le spese? «Inizialmente l’Università utilizzerà risorse già disponibili che saranno riorientate», dice il rettore, che rassicura: «Poi ne troveremo altre, anche attraverso bandi europei». Contribuirà pure la Soprintendenza, naturalmente: «Per quest’area utilizzeremo nostre risorse, visto che il Grande Progetto Pompei è finanziato con fondi europei. Penso ad alcuni milioni di euro». A proposito del Grande Progetto, come procedono i lavori? Osanna non solo non è preoccupato che si riesca a portare a termine i lavori previsti per fine anno, ma è fiducioso che sarà prolungato: «Probabilmente avremo ulteriori finanziamenti nella programmazione europea 2014-2020». E quello sarebbe un altro giorno positivo.



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