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Cemento armato al Foro romano
Paolo Fallai
Corriere della Sera - Roma 5/4/2015

I basamenti nel tempio della Pace per sorreggere le colonne. Non era mai successo

Il cemento armato sta facendo il suo ingresso al Foro romano. Succede nel cuore dell’area archeologica, in quel «Tempio della Pace» al centro di un importante progetto della Sovrintendenza capitolina per rialzare sette colonne di granito rosa di Assuan, le prime due dovrebbero essere presentate il prossimo 21 aprile. La sorpresa è nascosta dai grandi teli che da giorni «isolano» il cantiere.Qui l’impresa Blasi che sta eseguendo i lavori sta preparando i «plinti», blocchi di calcestruzzo armato a forma di parallelepipedo, destinati a sorreggere le colonne.

Il cemento armato sta facendo il suo ingresso al Foro romano. Succede nel cuore dell’area archeologica, in quel «Tempio della Pace» al centro di un importante progetto della Sovrintendenza capitolina per rialzare sette colonne di granito rosa di Assuan, le prime due dovrebbero essere presentate il prossimo 21 aprile. La sorpresa è nascosta dai grandi teli che da giorni «isolano» il cantiere. Siamo proprio sul «podio» di uno dei lati del tempio (le misure originali erano 135 metri di lunghezza per 105). Sono rimasti i cinque gradini che portano al piano. Qui l’impresa Blasi che sta eseguendo i lavori sta preparando i «plinti», blocchi di calcestruzzo armato a forma di parallelepipedo, destinati a sorreggere le colonne.
È l’unico modo per sorreggere le pesanti colonne di granito? Ad osservare tutto il Foro romano, dove non sono poche le colonne in piedi, pare proprio di no: sono sempre state erette su basamenti in marmo oppure anche in epoca recente, come ai primi del Novecento, su basamenti di mattoni e malta. Metodologia questa che rispetta la filosofia prediletta dall’archeologia italiana («nessuna finzione, se l’intervento è moderno questo va dichiarato»), ma soprattutto è coerente con la seconda legge non scritta ma fino a oggi sempre seguita: ogni intervento deve essere reversibile. Difficile che una colata di cemento armato possa essere tolta un domani con facilità.
Inutile sottolineare la delicatezza dell’area con i resti del tempio voluto da Vespasiano nel 75 dopo Cristo per celebrare la conquista di Gerusalemme. A maggior ragione per un progetto che prevede anche la ricostruzione di un tratto del tetto di circa cinque metri, con coppi e tegole originali e una spesa generale tutt’altro che piccola: 665.900 euro. Le colonne di granito allineate davanti al podio sono spezzoni, le più lunghe sono massimo di tre metri, delle fasce laterali. La ricostruzione sarà interessante perché le originali erano alte più di 8 metri. I resti di una di quelle più grandi, che costituivano l’ingresso del tempio, si possono vedere davanti alla Basilica dei Santi Cosma e Damiano.
Nell’area interessata ai lavori siamo proprio ai confini tra la competenza della Sovintendenza capitolina, che in realtà si estende dalla parte opposta, nei cosidetti «Fori imperiali» e quella dello Stato che comunque mantiene la responsabilità su ogni intervento archeologico. Dovrebbe esistere quindi un «via libera» della Soprintendenza di Stato a un intervento così invasivo come il cemento armato. E naturalmente uno studio che escluda danni irreparabili alle eventuali tracce archeologiche sotto il podio del tempio.
Quello che è mancato è un dibattito pubblico su questo modo di procedere che consentisse anche ai non coinvolti dal progetto di esprimere un’opinione. Di restauro non invasivo e colonne da rialzare al Foro si parla da decenni. Nel 2011 l’architetto Sandro Maccallini, con un gruppo di professioni di alto livello, dal professor Mario Docci, a Giovanni Calabresi, Pio Baldi e Claudio Strinati - al quale ha intensamente collaborato fino alla sua scomparsa anche Paolo Marconi - ha inutilmente promosso un progetto per rialzare una decina di colonne di marmo africano nella basilica Emilia, rivolgendosi sia al Ministero, sia al Campidoglio. Sul loro sito «Colonne in piedi» avevano anche lanciato la proposta a tutti di «adottare» una colonna, per restituire ai fruitori un’immagine del Foro che offrisse anche le sue dimensioni. Ma del cemento armato ai Fori che ne pensate? «Non ne sappiamo nulla, mi riprometto di verificare» risponde l’architetto Maccallini.



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