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LUCCA - Via quel parcheggio dal palazzo storico
di Luca Cinotti
04 aprile 2015 IL TIRRENO




LUCCA Sar contento - ovunque sia ora - Roberto Mannocci, storia e anima di Italia Nostra a Lucca, da poco scomparso. Perch i nostri archivi testimoniano la sua lotta perch il giardino di una delle residenze storiche di Lucca, palazzo Minutoli-Tegrimi ritornasse al suo aspetto originario, dismettendo il parcheggio che da anni ospita. Ora i giudici sembrano aver messo l'ultima parola su una vicenda che va avanti da pi di quindici anni, fra provvedimenti di Comune e Soprintendenza, ricorsi dei proprietari e udienze nelle aule di giustizia. E il risultato va proprio nella direzione di quanto auspicato da Mannocci: l, in via San Tommaso a due passi dall'incrocio con via Galli Tassi, non ci pu stare un parcheggio, ma dovr tornare un giardino. Lo spirito - se non la lettera - di quanto previsto gi dal lontano 1999, quando il 20 agosto la polizia municipale effettu un sopralluogo con allegato verbale. Dal quale emergeva come, fra gli anni 1979 e 1980, una serie di interventi abusivi aveva fatto cambiare destinazione d'uso all'area, da giardino a parcheggio auto. Con tanto di apporto di ghiaia, posa in opera di cordoli in cemento per delimitazione dei posti auto, pavimentazione della zona di ingresso, contrassegno di riconoscimento dei posti con vernice e numeri. In sede di giudizio amministrativo, per avvalorare questa ricostruzione il Comune ha prodotto una serie di fotografie aeree, ricordando anche come l'area, dal 1946 fino al 1978, veniva utilizzato come spazio di ricreazione della vicina scuola materna ed elementare. A dicembre del 1999 il Comune, dunque, ordin di presentare un progetto di recupero e sistemazione del giardino: un provvedimento diretto, erroneamente, ad Alessandro Minutoli Tegrimi, ritenuto proprietario dell'area, in realt intestata alla societ Collina Lago Mare. Errore corretto nel maggio 2000, anno nel quale cominci anche la lunga sequela di ricorsi amministrativi contro le decisioni del Comune. Ricorsi che - sia nella parte sospensiva sia in quella nel merito - hanno sempre visto la vittoria della pubblica amministrazione. Nel frattempo, per, qualcosa era cambiato. A fine novembre del 2002 il Comune aveva rilasciata l'autorizzazione paesaggistica sul progetto di riqualificazione del cortile. Ma nel marzo dell'anno successivo, la Soprintendenza (competente sull'edificio) l'aveva annullata perch - fra l'altro - veniva evidenziato che la copertura della superficie con ghiaino o in alternativa a prato precludeva il recupero qualificato del giardino del palazzo nobiliare, con alterazione dei tratti caratteristici della localit. A giugno 2003, inoltre, la polizia municipale accerta che i cordoli in cemento e la pavimentazione erano stati rimossi, ma il materiale di risulta era rimasto accatastato in un angolo. Passa un anno e, nel marzo del 2004, il Comune prepara un'altra ordinanza che recepisce le prescrizioni della Soprintendenza e ordina di rimuovere le opere e il materiale abusivo, nonch di ripristinare il giardino, con il reimpianto di 23 alberi, in particolare sui lati sud e ovest, di ippocastano, olmo e magnolia e di un'aiuola a est con piante di bosso e rose. I proprietari e il locatario del giardino, Lando Lencioni, non si danno per per vinti e decidono di non dare il via ai lavori e di presentare un ulteriore ricorso che il Tar respinge, dopo averlo riunito a tutti gli altri, nel marzo di tre anni fa, sancendo che in quell'area, vincolata, c'era stato un danno ambientale e che pertanto correttamente l'amministrazione aveva imposto la rimozione degli abusi, con il ripristino della precedente destinazione a giardino. La vicenda, per, non si chiude qui. La societ proprietaria del palazzo e del giardino, infatti, decide di presentare un ricorso al Consiglio di Stato per la riforma di questa sentenza. Tranne poi presentare istanza di rinuncia al ricorso stesso, dichiarato quindi estinto con un decreto dal febbraio 2014. A non darsi vinto, a questo punto, il signor Lencioni, locatario del giardino. Che decide di opporsi al decreto con l'intento di far riaprire il procedimento. Pochi giorni fa, per, il Consiglio di Stato ha dato torto al signor Lencioni, spiegando in sostanza che il locatario non ha alcuna legittimazione e interesse a opporsi alla rinuncia formulata dalla societ proprietaria. I giudici, nel testo dell'ordinanza, hanno anche previsto che Lencioni debba rifondere le spese sostenute dal Comune, stimate in 2.500 euro. Vedremo ora se qualcosa, nell'ex giardino di via San Tommaso, destinato a cambiare.




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