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Brixia si prepara a riscoprire lanima romana
Giovanna Volta
Corriere della Sera - Brescia 9/4/2015

Dodici sezioni, oltre 500 reperti provenienti da tutto il nord Italia, una superficie espositiva di 1.500 metri a Santa Giulia: sono i numeri della mostra archeologica nazionale Roma e le genti del Po che aprir l8 maggio a Brescia e rimarr aperta durante tutto il periodo dellExpo e fino al 17 gennaio. La presentazione ieri a Milano.

MILANO. Dove colp il manipolo, ricuc il diritto. Dove non pot la spada conquist la legge. Al lungo e articolato processo di assimilazione alla cultura romana, di cui furono protagonisti i popoli della pianura padana tra III e I secolo avanti Cristo, dedicata la mostra che esporr a Santa Giulia oltre 500 reperti archeologici, concessi da decine di musei ed istituzioni dellItalia settentrionale. Brixia Roma e le genti del Po (dal 9 maggio al 17 gennaio 2016), presentata ieri a Milano, si propone come uno degli appuntamenti culturali pi importanti in Lombardia in occasione di Expo. Se Milano avr Giotto e Leonardo, Brescia risponde con Annibale e Catullo.
Millecinquecento metri quadrati di esposizione per raccontare di Insubri e Cenomani, di Liguri e di Veneti, delle civilt che avevano gi incontrato (come gli Etruschi) e quella che in quegli anni gli veniva incontro a mano armata: i Romani. Una storia di scontri, ma anche di incontri di civilt, di dominio violento e di integrazione profonda. Dalla battaglia del Sentino del 295 a.C., in cui i Romani si aprono la strada alla valle padana, fino al 49 a.C. con la concessione della cittadinanza della Lex Roscia. Una storia di trasformazione di un grande territorio di cui ancora oggi si leggono i segni culturali e materiali (le strade consolari, le bonifiche, la centuriazione). Tre secoli che la recente storiografia ha imparato a vedere in unottica organica, fatta di confronti, guerre e relazioni e non pi studiando settorialmente le diverse genti, come se levoluzione della valle del Po avesse seguito un diverso fuso temporale. La storia della pianura padana in questi secoli ha spiegato ieri Luigi Malnati, curatore della mostra insieme a Filli Rossi stata vagliata dagli studiosi di protostoria da un lato, analizzando le genti in base alle cronologie dei celti francesi, e dai classicisti dallaltro che parametravano la presenza romana nella Cisalpina con le datazioni del centro Italia. La mostra sovverte completamente questa impostazione, uscendo dallo schema tradizionale dello scontro tra Roma e le popolazioni locali considerate semibarbare.
Una esposizione monumentale, che ha visto per tre anni lavorare insieme le sovrintendenze archeologiche di Lombardia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Toscana e Veneto a fianco delle universit di Bologna, Milano, Padova, Venezia, oltre a un lungo elenco di musei civici. Ma questa mostra ha trovato realizzazione solo grazie allincontro con Brescia, ha precisato Malnati il luogo giusto per raccontare la nascita di questo nuovo modello sociale. Una grande occasione di ricerca. Ma anche occasione di lanciare Brescia come una delle capitali dellarcheologia romana- ha rilanciato il sindaco Emilio Del Bono Il modo migliore per mettere in luce il recupero progressivo dellarea archeologica, dal Capitolium, al teatro alle domus e al tempio repubblicano. Il percorso che Brescia ha compiuto per essere scelta dal ministero come sede di questa grande mostra ha commentato il vicesindaco e assessore alla cultura Laura Castelletti il frutto di trentanni di strategia e di investimenti. Si parte dal resto dItalia per arrivare a Brescia ha spiegato Filli Rossi dove lintera area archeologica rappresenta la realizzazione pi evidente della romanizzazione. Levento promosso dalla Regione Lombardia (una delle due mostre su cui ha puntato la Regione ha spiegato lassessore Cristina Cappellini insieme a Mito e fascino dItalia a Villa Reale a Monza), Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, con il sostegno di Fondazione Cariplo. Ma a fare la magna pars il Mibact orgoglioso dellapporto scientifico dato al progetto ha rivendicato il sottosegretario ai Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni In questa mostra si parla di integrazione e oggi importante farlo. Daremo nuove letture anche alle altre aree archeologiche dItalia assicura il sovraintendente della Lombardia Filippo Maria Gambari : la sfrutteremo per approfondire il tema negli anni a seguire. E gi si pensa al sequel: sar Augusto e le alpi.



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