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Parchi da proteggere. Non sfregiate il volto amato della Patria
Vittorio Emiliani
Il Sole 24 Ore 12/4/2015

Benedetto Croce chiamava i loro paesaggi il volto amato della Patria, ma a noi che in Abruzzo andavamo a sostenere, in pochi, i soliti pochi (Antonio Cederna, Mario Fazio, Salvatore Rea, chi scrive e qualche altro) le battaglie di Michele Cifarelli presidente del Parco Nazionale e di Franco Tassi sagace direttore, rinfacciavano di essere amici del lupo e dellorso, non delluomo. Eppure quel Parco e laltro del Gran Paradiso esistevano dal 1922 e li avevano voluti Croce quale ministro della Pubblica Istruzione e il sottosegretario Giovanni Rosadi. Unitamente alla legge, pure del 1922, sulle bellezze naturali. Il fascismo ne aveva aggiunti due: Circeo, dalla storia travagliata, e Stelvio. Poi pi nulla per settant anni. E anche quel poco che cera sovente a rischio. A Pescasseroli patria di don Benedetto alcuni avvocati dello Stato avevano per primi costruito residences abusivi. Il senatore Mario Spallone, aveva proposto una sorta di autostrada urbana nel Parco da intitolare allamico Palmiro Togliatti. Di parchi regionali neppure si parlava anche se Italia Nostra presieduta dallo scrittore Giorgio Bassani e il Wwf fondato da Fulco Pratesi stavano rilanciando alla grande le aree protette.
Nellestate del 1972 ci trovammo, sempre con Bassani, Cederna, Bernardo Rossi Doria, Paolo Ravenna alla splendida Abbazia di Pomposa per un convegno sul Parco del Delta ancora sulla carta. L ci fu annunciata una marcia, non proprio pacifica, degli aspiranti lottizzatori di Goro, i quali reclamavano una strada litoranea che consentisse di far proseguire i Lidi ferraresi a nord tranciando il Boscone estense della Mesola. Dovette mettersi in mezzo il presidente della Regione Guido Fanti per fermare fisicamente e politicamente il corteo. Purtroppo si riuscirono a realizzare, anni dopo, dal Polesine al Ravennate, soltanto due Parchi regionali dalla vita piuttosto mediocre. Eppure allora la spinta politica cera se un modesto quanto appassionato artigiano, lassessore Germano Todoli, chiuse alla caccia la storica Pineta comunale di Cervia, provocando un terremoto. E tornata a cantare lupupa, mi annunci un giorno emozionato. Tornata anche ad essere - come scrive Eugenio Montale - ilare nunzio di primavera. Poi la grande crescita, negli anni 80 e 90, a partire dallAspromonte, di sempre nuovi Parchi Nazionali e regionali, i primi in specie coi ministri Ruffolo, Spini e Baratta. Fino a raggiungere quota 23, pi il Parco del Gennargentu per il quale purtroppo non si mossa foglia. Siamo cos passati dalla miseria di un 3 % di territorio protetto dai Parchi Nazionali al 10,5. Circa 1 milione e mezzo di ettari. Oltre 3 milioni se sommati a parchi regionali, oasi, riserve naturali. Una quota inimmaginabile anni fa e che ha certo concorso, con questi poderosi polmoni di verde, a migliorare la qualit della natura e quindi della vita di tutti. Purtroppo i fondi destinati ai Parchi nazionali si sono fatti sempre pi avari. Nel 2012 appena 63 milioni di euro, 42 euro per ettaro, 20 % in meno della media europea. Mentre soltanto di tasse lo Stato ne ricava 300 milioni, e i visitatori assommano a 34 milioni, con un giro daffari della economia dei parchi, sostenibile, biologica, superiore al miliardo.
Inoltre i criteri di nomina dei responsabili degli Enti sono sempre meno tecnico-scientifici e sempre pi circoscritti: ex sindaci (magari, come per le Foreste Casentinesi, mirabile parco storico-naturalistico, ex presidenti dei cacciatori), ex assessori, sostenitori di ski-lift e sciovie a tutto spiano, rappresentanti di interessi corporativi e/o localistici. Con la tendenza ad aprire gli stessi consigli ai rappresentanti di attivit incompatibili. Si pensi alle accese polemiche dei cavatori industriali dei marmi delle Apuane contro il Piano paesaggistico appena approvato dalla Regione Toscana. Addirittura si tende a smembrare i grandi Parchi Nazionali. Ne minacciato da anni il pi antico, il Gran Paradiso, ma ancor pi il Parco dello Stelvio a ottantanni dalla sua istituzione: pochi giorni fa la Commissione dei Dodici ha deciso il trasferimento delle competenze dallo Stato alle due Province Autonome di Trento e Bolzano e alla Regione Lombardia. Tocca al governo perfezionare ora con decreto quello che la fondatrice del FAI, Giulia Maria Mozzoni Crespi, definisce un gigantesco passo indietro, una scelta senza precedenti in Europa. Uno spezzatino che gi nel marzo 2011 il presidente Napolitano, va ricordato, si rifiut di firmare.



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