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Puglia. I musei? Cultura e business
Marilena Di Tursi
Corriere del Mezzogiorno - Bari 12/4/2015

La riforma del Ministero dei Beni culturali, firmata dal titolare del dicastero Dario Franceschini, determina un riassetto delle funzioni e dei ruoli dirigenziali nelle sedi periferiche, con nuove figure, come quella del Soprintendente del Polo Museale, ricoperta in Puglia da Fabrizio Vona. Per Vona, gi soprintendente ai beni storico artistici nella nostra regione per molti anni, si tratta di un ritorno a casa dopo unesperienza quadriennale al Polo Museale di Napoli. Tuttavia, un rientro gravato da obiettivi e mansioni ridisegnate nella logica di una riforma che taglia la spesa e, per la prima volta, separa la tutela dei beni culturali dalla loro valorizzazione, assegnando la prima alle sovrintendenze e, la seconda, ai musei e ai poli museali regionali, legati, anche legislativamente, alla promozione del turismo.
Soprintendente, partiamo dal Polo museale: cosa comprende e di cosa dovr occuparsi esattamente?
Il Polo museale pugliese include quattro castelli, quello di Bari, di Trani, di Castel del Monte, di Copertino e 12 musei territoriali, tra cui il museo di Manfredonia, di Gioia del Colle, il museo Jatta di Ruvo, straordinario esempio di museo ottocentesco conservatosi intatto, palazzo Sinesi di Canosa, lAntiquarium di Canne della battaglia, il parco archeologico di Egnazia, il sistema delle mura di Manduria. Per ciascuna di queste realt museali dovremo creare una rete.
In che modo?
I musei devono collaborare e interagire tra loro. Per esempio, in Capitanata, il neo istituito museo di San Paolo Civitate, dovr necessariamente interloquire con altre eccellenze territoriali, come il museo di Manfredonia. Si operer con economie di scala, con siti integrati, con una comunicazione congiunta, con biglietti unici, con circuiti di guardiania e con una stringente collaborazione tra gli enti locali, comuni e aree metropolitane.
Si tratta di attivare strutture che costringeranno anche a ripensare le tradizionali divisioni amministrative dei territori. Come verranno individuati gli obiettivi comuni?
Il ministero ha redatto dei rigidi standard museali. diventato obbligatorio, pertanto, eliminare gli antichi e anacronistici assetti, ossia le stanze polverose prive di corrette informazioni sui reperti. Ogni istituzione museale dovr garantire dei paramenti per la fruizione corretta di quanto conserva. Solo cos il museo potr essere realmente un luogo di costruzione culturale. Del resto la scommessa proprio questa, pensare che tutela e valorizzazione siano la faccia di una stessa medaglia. Come diceva Cesare Brandi, in tempi non sospetti, quando cio era culturalmente impensabile scindere i due concetti: un oggetto esiste perch lo guardi. Questo vuol dire che dobbiamo dare un nuovo senso alla visita museale.
Le amministrazioni locali sono pronte a supportare questi radicali cambiamenti?
In Puglia siamo avanti. Esiste gi un accordo stipulato tra Ornaghi e Vendola, e io ho appena firmato un protocollo dintesa con il Comune di Bari e con la Regione Puglia che stabilisce le modalit di collaborazione per la costituzione del Polo delle arti contemporanee nel Teatro Margherita, e nel Mercato del pesce. Laccordo stabilisce le politiche per la valorizzazione territoriale integrata di questo patrimonio culturale nonch i reciproci obblighi a definire azioni e interventi per la sua conseguente integrazione e attrattivit turistica anche in rapporto agli altri musei del polo regionale.
Quale ruolo potranno svolgere i privati?
Il decreto di istituzione dei poli museali prevede lintroduzione dei privati. Il loro contributo risulter determinante per operare nella direzione prefissata, vale a dire togliere la muffa dei musei, fare una comunicazione smart e ridurre la distanza tra cittadini e istituzioni culturali.
Che tipo di ricaduta avr questo cambiamento di rotta nelleconomia del territorio?
Il Polo Museale della Puglia non dovr identificarsi solo con i suoi 12 musei ma potr avere un ruolo economico. Recentemente ho visto un grafico sulle attivit turistiche pugliesi che registra, dal 1995 a oggi, una crescita esponenziale. Al contrario, nello stesso arco temporale, il comparto museale rimane stabile ai livelli di 20 anni fa. Dobbiamo puntare a un pareggio tra turismo e consumo dei beni culturali. Questa la vera sfida non misurabile esclusivamente con maggiori investimenti finanziari ma con un diverso approccio che ci porti a guardare con intelligenza al nostro patrimonio, a ci che abbiamo. Non solo per i turisti ma anche per tutti i pugliesi.



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