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Il ritorno della predella di Civezzano
Roberto Pancheri
Corriere del Trentino 18/4/2015

La chiesa parrocchiale di Civezzano custodisce uno dei più importanti cicli pittorici del Cinquecento trentino. Si tratta di sette tele eseguite intorno al 1575 da Jacopo dal Ponte detto il Bassano e da suo figlio Francesco. In origine, come attestano le fonti storiche, i dipinti erano otto: quattro pale d’altare e altrettante tele di piccolo formato e di taglio orizzontale poste in calce ai dipinti maggiori — le cosiddette «predelle» — destinate a completare la narrazione figurata con episodi della vita del santo titolare. Manca all’appello una delle predelle, quella raffigurante Le tentazioni di Sant’Antonio Abate , come notò per primo Sergio Bettini nel suo pionieristico studio pubblicato nel 1931 sulla «Rivista d’Arte». Essa scomparve dalla chiesa nel corso dell’Ottocento o forse già nel secolo precedente, quando vennero eretti i due altari laterali attuali. La sua esistenza è tuttavia attestata da Giambattista Verci, biografo dei Bassano, che nel 1775 scriveva: «Civizzano, Terra vicina a Trento. Fece Giacomo per essa quattro Tavole… Nella terza si vede S. Antonio Abbate in atto di leggere: alla destra S. Vigilio, alla sinistra P. Girolamo, e a piedi il Santo Abbate tentato da’ Diavoli». La pala citata è oggi appesa sopra la porta d’ingresso della chiesa, mentre la predella fu ritrovata e riconosciuta in una collezione privata inglese dallo storico dell’arte Ludovico Borgo, che la pubblicò nel 1975 sul «Burlington Magazine».
Ora questo piccolo dipinto di 52 x 135 cm, che negli ultimi quarant’anni è stato visto e studiato solo da pochi specialisti, è esposto al pubblico nella sede del Dorotheum di Vienna e sarà battuto all’asta martedì prossimo 21 aprile. Come abbiamo potuto verificare visitando l’esposizione in anteprima, accompagnati dal perito della casa d’aste Mark MacDonnell, l’opera è in buono stato di conservazione, presenta una rifoderatura recente ed è priva di cornice. Vi è raffigurato il santo eremita che, accasciato a terra, subisce l’assalto di tre diavoli. Il resto della composizione è occupato da un ampio scenario naturale immerso nella luce del crepuscolo e percorso da un bagliore soprannaturale proveniente dal cielo: all’estremità sinistra della tela è visibile la spelonca abitata dal santo, con il fuoco acceso nel mezzo, mentre in primo piano è raffigurato un rustico tavolo sopra il quale sono sistemati un libro, una clessidra e un calamaio; a destra si apre un paesaggio montuoso — che allude certamente alla Valsugana — con alcune capanne, una chiesa, un gregge di pecore guidato dai pastori e, di nuovo in primo piano, un pavone.
L’intonazione cromatica, che fa di questo dipinto quasi un «notturno», è la stessa della bella pala con Sant’Antonio Abate in trono e i santi Vigilio e Girolamo . Quest’ultima fu commissionata con ogni probabilità da Girolamo Roccabruna, canonico della cattedrale di Trento e costruttore dell’omonimo palazzo di via Santa Trinità. Dalla critica più recente è considerata un’opera magistrale, anche se si ritiene eseguita in collaborazione tra Jacopo e il primogenito Francesco, i quali lasciarono la loro firma congiunta su altre due tele della stessa serie: è dunque plausibile che la predella sia anch’essa frutto della collaborazione tra padre e figlio.
Nel clima di crescente noncuranza per le sorti del nostro patrimonio artistico, non è superfluo osservare che sarebbe doveroso compiere ogni sforzo per riportare questo prezioso dipinto in Trentino, anche perché una seconda occasione per ricomporre l’unità del ciclo potrebbe non presentarsi. La base d’asta è fissata a 30.000 euro: l’esito della seduta è tuttavia imprevedibile, trattandosi di un’opera attribuita a uno dei più grandi maestri del Cinquecento veneto, le cui opere sono presenti nei musei di mezzo mondo.



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