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MILANO - Nuova casa per la Piet Rondanini
di Luca Trambusti
18 aprile 2015 IL TIRRENO



Dopo l'inaugurazione (con polemica) della mostra leonardesca a Milano in occasione di Expo, un altro genio toscano tiene banco nel capoluogo lombardo investito dall'Esposizione Mondiale: Michelangelo Buonarroti con la sua Piet Rondanini. Dal 2 maggio infatti l'iconica ed incompiuta scultura del toscano far bella mostra di s nella sua nuova "location" (nelle foto di Roberto Mascaroni) all'interno del restaurato Ospedale Spagnolo situato in un'ala del Castello Sforzesco di Milano. Dopo che per tanti decenni il prezioso manufatto stato collocato in una sala insieme ad altre opere ora ha uno spazio tutto suo perch pu e deve emozionare in solitudine per poter essere valorizzata al meglio. L'idea di dare giusto rilievo all'opera michelangiolesca fu dell'ex assessore alla Cultura l'architetto Stefano Boeri. La nuova sistemazione fu trovata da Claudio Salsi, della Soprintendenza Castello Sforzesco il quale identific l'Ospedale Spagnolo del Castello "un luogo abbandonato ma - dice - pieno di sofferenza e di dolore e quindi posto ideale per quest'opera". Il fascino delle volte affrescate e segnate dal dolore hanno incantato anche l'architetto Michele De Lucchi, il quale inizialmente aveva detto no al progetto per poi accettare la proposta dopo aver visitato proprio quel luogo che lo ha stregato. Ho voluto cambiare l'entrata dice l'architetto perch era diretta sulla strada. Ora si entra da dietro la statua" e quindi le si deve girare attorno per scoprire la sua reale e grande bellezza. E' stata prestata grande attenzione alla salute della statua che pur sempre un manufatto del '500. Per proteggerla da scosse sismiche e dalle vibrazioni della metropolitana che corre sotto il Castello l'opera stata sistemata su un supporto appositamente studiato dal Politecnico di Milano per proteggerla dai tremori. La ristrutturazione della sala e la sistemazione della Piet hanno significato un grosso impegno finanziario per il Comune che si fatto carico di oltre 2 milioni di euro. Significativo il contributo di Fondazione Cariplo. Dal 2 maggio dunque Milano potr dare un giusto rilievo ad un'opera unica ed emozionante, di cui siamo fortunosamente in possesso. Michelangelo infatti era solito gettare tutti i suoi studi ed abbozzi e forse solo la sua morte ha salvato la Piet da questo destino; anche se, come spiega l'architetto De Lucchi la statua la stava preparando per se, il suo monumento funebre raccontano le cronache. Opera travagliata ed incompiuta quella esposta a Milano una delle diverse "piet" di Michelangelo. La pi nota sicuramente quella in Vaticano capolavoro eccezionale e famoso a livello mondiale come molte altre sculture dell'artista fiorentino (che nacque a Caprese nel 1475 solo per motivi lavorativi del padre. Ben presto i Buonarroti abbandonarono l'aretino per tornare a Firenze). Quella di Milano ha un valore simbolico: non certo, essendo incompiuta, una bellezza "classica", colpisce ugualmente l'intensit e la plasticit dei gesti e la forza espressiva dei protagonisti. Su questo blocco di marmo, in diverse riprese, Michelangelo si applic per oltre 10 anni nella ricerca della perfezione. A met degli anni '50 del '500 Michelangelo si trov a mettere le mani su un blocco di marmo delle Alpi Apuane con l'idea di un'altra Piet. Negli anni cambi disegno (cosa che fece anche con il Mos) senza per mai arrivare ad una definitiva versione prima della sua morte avvenuta a Roma nel Febbraio 1564. Quello che abbiamo un blocco di marmo lavorato alto 196 centimetri, largo 70 e profondo 73 con una parte liscia ed una in cui restano i segni dello scalpello. Alla sua morte l'opera, che si trovava in bottega, spar per riapparire nel 1807 nel palazzo romano dei Marchesi Rondinini, il cui nome fu impropriamente trasformato in Rondanini da cui l'appellativo dell'opera. A Milano la Piet arriv nel 1952 dopo diversi passaggi di propriet e dispute ereditarie. L'acquisto definitivo da parte del Comune lombardo, al prezzo di 135 milioni, avvenne grazie ad una sottoscrizione popolare. Dal 12 aprile 1956 la statua fu esposta nella sala degli Scarlioni in un'apposita nicchia ma insieme ad altre opere.



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