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Firenze. Il terzo tempo del forte (ritrovato)
Franco Camarlinghi
Corriere Fiorentino 25/4/2015

SantAgostino, nelle Confessioni, alla domanda su cos il tempo, risponde che certamente tre sono i tempi: il passato, il presente e il futuro. Meglio, dice poi, si pu affermare che i tempi sono: il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro: la memoria, la visione diretta, lattesa.
Viene in mente questa citazione del grande pensatore di Ippona, riflettendo sul significato della riapertura del Forte di Belvedere con la mostra di Antony Gormley (26 aprile-27 settembre).
Il Forte viene riconsegnato alla vita di Firenze, come uno dei luoghi simbolici dellidentit della stessa. I fiorentini potranno ritrovare il loro Belvedere, riconoscendone il presente di un passato che loro appartiene, che li pu far sentire, come la Cupola, o Palazzo Vecchio, cittadini di una civilt tanto particolare, quanto universale.
La memoria che riappare e che prima di tutto, nel tempo recente, segnata dal dolore per la tragedia di Veronica e di Luca. Lo ha capito benissimo Gormley, che ha voluto dedicare una delle sue opere ai due giovani, ad un dramma che per alcuni anni ha davvero spento le luci sul Forte. La memoria del dolore deve restare, un presente e dovr restarlo, ma ci non deve impedire, proprio nel ricordo di Veronica e di Luca, di aprire una nuova pagina di vita del monumento di cui parliamo. Ed questo che sembra poter avvenire, con la riconquista di un luogo dellanima per i fiorentini e per tutti gli altri.
Quello che spesso stato definito come un palcoscenico, nella realt lo spazio che accoglie, meglio di ogni altro, la visione diretta (direbbe Agostino) dei contemporanei su Firenze. Uno sguardo sulla citt antica che consente a chi ne abbia il talento di rendere chiaro, al di l di ogni retorica passatista (a Firenze non se ne mai sentita la mancanza), quanto linsieme di monumenti, di edifici e di opere di questa citt sia il presente del presente.
Basta pensare a Henry Moore nel 1972 e alla relazione che le sue sculture stabilivano con il paesaggio urbano a cui si affacciavano, facendone unopera darte unica, dimostrando cos quanto fossero semplicemente attuali sia lantico che il contemporaneo. stato cos ogni volta che il protagonista di una mostra capiva il senso del proprio confronto con Firenze, come nel caso di Dani Karavan, quando iniziava proprio dal Forte a far conoscere al mondo intero la sua ricerca artistica.
Lo stato per altri che hanno posto al centro di unesposizione non la ricerca di una pi grande e prestigiosa galleria allaperto, ma, al contrario, il riconoscimento di una grandezza non da sfidare, ma a cui accostarsi, per entrarne a far parte. questo che Firenze pu offrire, come poche altre citt sono in grado di fare ed questo di cui i fiorentini dovrebbero essere consapevoli.
Riportare la vita al Forte di Belvedere ha un significato che va oltre il monumento stesso; riguarda lattesa per il terzo tempo: il presente del futuro. Lattesa che non concerne la trasformazione unicamente turistica di Firenze, anzi che possa intravedere nelluso del Forte da un lato una risorsa essenziale (come sempre stato) per il senso di appartenenza dei fiorentini alla loro citt, dallaltro per offrire al mondo una possibilit unica di confronto fra identit diverse e poi per intrecciarle. In questo senso vanno le riflessioni che Gormley premette alla realizzazione della sua mostra, il riferimento alla pace e dunque allincontro fra culture diverse, alla loro capacit di comprendersi.
Quanto sopra pu succedere in tanti modi e Firenze pu cercarne di diversi, come ha fatto nel passato, ma uno di questi certamente quello di non farsi ridurre ad un uso superficiale, retorico e quindi ingannevole e riduttivo, di se stessa. Il Forte pu essere usato in un senso o in un altro: paradossalmente una caratteristica favorevole perch non diventasse unaltra meta solo destinata ad accogliere gli assalti crescenti del consueto turismo mordi e fuggi, stata la difficolt nel raggiungerlo.
Con questo non c certamente da augurarsi che tale difficolt non venga via via superata, ma lidea che raggiungere un luogo di tale bellezza possa comunque comportare un minimo di fatica, non poi cos negativa per capire quanto ne valga la pena. A parte il paradosso, colpisce positivamente il fatto che per la prima volta, in unoccasione di notevole rilievo, lingresso al Forte sia gratuito. Ci pu avere diversi significati, prima di tutto che il Comune ha trovato le risorse necessarie per organizzare la mostra di Gormley, sia pubbliche che private, e questo di per se gi un fatto positivo, con i tempi che corrono.
Il secondo aspetto riguarda il messaggio che viene inviato ai fiorentini: guardate che il Forte vostro e prima di tutto siete voi che lo potete avere come potete avere le vostre antiche strade, le vostre piazze o, ancora, le vostre Chiese (perlomeno quelle in cui non c da pagare un biglietto per entrare). Non poco e pu essere importante nellattesa del futuro, cio per vivere contemporaneamente nei tre tempi del presente.



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