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Milano. La periferia doro di Rem Koolhaas. Non unArcadia, ma un campus
Stefano Bucci
Corriere della Sera 4/5/2015

Il grande maestro dellarchitettura minimale sembra aver scelto i 19mila metri quadrati del suo nuovo progetto made in Milano, quello della Fondazione Prada di Largo Isarco, per trasformare in realt la sua idea del fare architettura oggi, ma anche un modo altro di essere collezionisti, mecenati, o pi semplicemente cittadini. Lolandese Rem Koolhaas (classe 1944), con il suo studio Oma, ha gi firmato edifici che hanno fatto storia (la Casa da musica di Porto nel 2005, la sede della China Central Television di Pechino nel 2011) oltre ad aver vinto il Pritzker Prize (alias Nobel dellarchitettura) nel 2000 e il Leone doro alla Biennale di Venezia nel 2010, quella stessa Biennale che avrebbe poi diretto nel 2014.
Eppure, intervistato dal Corriere, non nasconde una genuina soddisfazione per questa sfida secondo lui ampiamente vinta, ancora una volta in collaborazione con Prada (suo il progetto per la sede veneziana della Fondazione a Ca Corner della Regina, suo quello per lo store di Soho a New York). La nuova Fondazione presentata ieri alla stampa sar aperta ufficialmente al pubblico sabato prossimo e ha ancora lapparenza di un grande cantiere in corso (Quando lExpo sar finito noi saremo ancora al lavoro assicura Koolhaas), ma gi sorprende per la sequenza di ambienti destinati ad ospitare la collezione darte della Fondazione, ma anche altro : in progetto c anche una biblioteca aperta giorno e notte, proprio sotto al Bar Luce ideato da Wes Anderson e molto vicino al cinema dove si proietter un documentario di Roman Polanski.
Impressionanti, ad esempio, il grande deposito con le auto di Sarah Lucas, Turn into me di Nathalie Djurberg contrapposto alla ricostruzione di uno studiolo quattrocentesco, linquietante Love lost di Damien Hirst idealmente messo a confronto con la Battaglia di Lucio Fontana, un fregio in ceramica policroma che Lucio Fontana aveva realizzato nel 1948 per il Cinema Arlecchino di Milano. Oltre allarea per mostre temporanee che si inaugura con Serial Classic curata da Salvatore Settis dove discoboli, Veneri accovacciate, Cariatidi e Apolli dialogano (in originale o in copia) con una struttura marcatamente high-tech.
Come riuscito a trasformare unex-distilleria dei primi del Novecento, anonima e senza particolari qualit, in uno spazio per le arti che si preannuncia invece ricco di sorprese e soprattutto di capolavori?
Vecchio e nuovo, povero e ricco, classico e contemporaneo, bello e brutto: per troppo tempo si voluto giocare tutto sulla contrapposizione, anche in architettura. E qui, mi creda, sarebbe stato molto facile e molto meno rischioso esasperare al massimo il contrasto tra lestrema semplicit, per non dire il degrado, dei magazzini, dei laboratori, dei silos preesistenti e il glamour di nuove strutture pi esasperate e plateali di questa.
Invece?
Invece abbiamo cercato di fare coesistere le differenze nel modo pi equilibrato possibile. Abbiamo risanato i vecchi edifici che non erano particolarmente speciali senza per stravolgerli e ne abbiamo anche creati di nuovi pi tranquilli, utilizzando comunque materiali incredibilmente inusuali come la schiuma dalluminio, di solito utilizzata per scopi militari, con cui abbiamo rivestito la struttura che ospita la mostra dei classici scelti dal professor Settis.
Dunque, un gioco di confronti, pi che di contrasti?
Proprio cos. Perch questo non vuole essere un progetto solo di conservazione e nemmeno il semplice progetto per una nuova architettura. Potremmo chiamarlo piuttosto un repertorio molto complesso di ambienti, dalla torre al cinema, e di materiali, dal plexiglas al travertino dellIran, che vuole essere originale, complesso e ricco quanto lo la collezione artistica della Fondazione.
Lei parla di equilibrio, eppure non ha esitato a ricoprire di foglie doro una torre che svetta su un panorama urbano fatto di edifici industriali e casermoni popolari.
La torre doro vuole essere solo un segnale, un modo per far capire la ricchezza di questa parte poco conosciuta della citt, un ulteriore invito al confronto. Perch, ne sono convinto, larte, larchitettura e la cultura in generale possono solo trarre beneficio dal confronto. La filosofia alla base di questa Fondazione che non ci devono essere pi opposti, che giusto scegliere la via di convivenza pacifica tra gli estremi. Per farlo capire ho pensato che loro, il simbolo pi evidente della ricchezza, potesse essere lo strumento pi efficace: bastato solo utilizzarlo per dare valore a quello che cera prima, per trasformare quello che era povero in ricco.
Per questo ha rivestito doro anche la terrazza che si affaccia sulla stazione di Porta Romana e ha utilizzato insegne luminose raffinatissime per segnalare la presenza della Fondazione a chi arriva a Largo Isarco. Che impressione le ha fatto scoprire questaltra parte di Milano?
Sono stato onorato di aver potuto lavorare qui, come sono stato fortunato ad aver avuto a disposizione questi spazi. E non tanto perch ho potuto lavorare su un progetto affascinante, quanto perch sono assolutamente convinto che qui, nella periferia sud della citt, ci sia la vera Milano, quella che lavora, quella dellindustria, quella lontana anni luce dal glamour e dal culto dellimmagine. Milano e una citt difficile da definire nella sua complessit. Non vero che sia poco artistica, tuttaltro. Milano un luogo dalle incredibili competenze artistiche, dove ci sono collezionisti di livello internazionali. E poi Lucio Fontana, tanto per parlare di artisti, non ha vissuto proprio qui?.
La nuova Fondazione Prada non rischia di rimanere una cattedrale nel deserto se il recupero del quartiere non dovesse decollare?
Il progetto potr dirsi riuscito solo quando porter benefici reali anche ai cittadini. Appunto per questo il rapporto con il resto del quartiere sar essenziale. Mi piacerebbe che la parte fashion di Milano restituisse qui quello che ha ricevuto dal resto della citt nel corso degli anni.
Cosa vorrebbe che diventassero questi spazi?
Non certo unArcadia, piuttosto un campus, un luogo di incontro e di confronto, un posto capace di annullare ogni differenza. Perch, lo ripeto, il futuro sta nella specificit, ma senza eccessi.
Eppure la sua architettura sar sempre molto diversa da quella, ad esempio, di Gehry.
Io non sono lopposto di Gehry, rappresento solo un altro modo di essere architetto.



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