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Brescia. Salvare le casére?«Non ci sono i soldi»
Pietro Gorlani
Corriere della Sera - Brescia 3/5/2015

L’assessore all’Urbanistica in Loggia Michela Tiboni replica alla proposta del consiglio di quartiere «Realizzare un parco e un centro commerciale non è possibile: gli oneri servono per la viabilità»

O si riqualificano le casére o si realizzano i 7,5 milioni di opere compensative concordate con la proprietà degli ex magazzini generali: sistemazione della viabilità su via Dalmazia e via Salgari, maxi parco, campo da calcio e centro sportivo. Tertium non datur. Perché i soldi non ci sono. E quei pochi che ci sono servono ad altre priorità (il rilancio della pinacoteca, ad esempio, o le bonifiche). Così l’assessore all’Urbanistica Michela Tiboni risponde al consiglio di quartiere Don Bosco e all’architetto Luciano Lussignoli, che sulle pagine del Corriere hanno lanciato l’ennesimo appello accorato per salvare gli storici depositi del formaggio trasformandoli in spazi d’aggregazione per il quartiere. Aggiunge che l’abbattimento delle casére per ora è congelato. Ma spiega che la Loggia non investirà soldi per salvarle.
Professoressa, giudica fattibile la proposta del consiglio di quartiere di salvare le casére e adibirle a spazi d’aggregazione pubblica e mercato al coperto di prodotti a chilometro zero?
«Sembra ci si dimentichi che quelle sono aree private. E che sui Magazzini Generali ci sono procedure urbanistiche volute dalle precedenti amministrazioni. Dopo un anno e mezzo di lavoro abbiamo rivisto completamente progetto, eliminando la sede unica del Comune e ottenendo l’edilizia convenzionata che prima non c’era. Ora, stravolgere gli accordi presi con Nau e il piano integrato adottato in consiglio significa andare incontro a ricorsi che possono costare molto caro. Detto questo veniamo alle casére: il piano di Corsini prevedeva di tenerle in piedi ma senza stanziare soldi per il recupero. Nel piano Paroli era previsto il loro abbattimento per lasciar posto agli interventi di edilizia residenziale. Così nel nostro anche se stiamo ragionando con Nau per prendere tempo. Per capire se c’è la possibilità di un loro riuso. Ma dobbiamo pensare a un piano B che possa avere sostenibilità urbanistica ma soprattutto economica. Salvare le casére, con un parco attorno e un centro commerciale sotterraneo, come proposto dal quartiere non è fattibile. A meno di non utilizzare tutti i 7,5 milioni di oneri d’urbanizzazione previsti per la riqualificazione della viabilità tra via Dalmazia e via Salgari, per la realizzazione di un parco da 17mila metri quadri e del centro sportivo. Un mercato a chilometro zero? Vedo gli esempi europei di Barcellona o Budapest: lì i mercati sono nel cuore delle città, non ai margini. Al Don Bosco avrebbe senso solo se legato a nuovi interventi di edilizia convenzionata, all’estensione della popolazione, al ripensamento del quartiere».
Casére o riqualificazione viabilistica e parco con impianti sportivi?
«Personalmente preferisco la sistemazione della viabilità, che migliora la qualità della vita del quartiere. Potremmo anche rinunciare al parco per salvarle, ma non al resto. Mi chiedo poi che simbologia abbiano per il quartiere degli ex magazzini per il formaggio».
Come giudica l’offerta di Nau di ridarvi le casére in cambio di 6 milioni di euro? Inaccettabile?
«Non siamo nelle condizioni di potercelo permettere. C’è una scala di priorità in questa città e non credo che in cima ci sia il recupero di un ex magazzino dei formaggi per quanto ben conservato. Semmai ci sarà la pinacoteca, diverse scuole, palazzo Avogadro. Per noi, più che le casére, era importante riqualificare il quartiere Don Bosco, ripensarne la viabilità, cosa possibile con gli oneri dei privati. Mi spiace che la popolazione non si sia confrontata su come migliorarne la progettualità, centrando tutto sulla parte privata del piano».
Dalle osservazioni emerse in consiglio di quartiere pare che la popolazione sia più interessata al salvataggio delle casére che all’edilizia convenzionata, al parco o agli impianti sportivi.
«Noi abbiamo previsto l’edilizia convenzionata e il campo sportivo dopo un confronto con la popolazione, fatto prima dell’avvento dei consigli di quartiere. Non sono idee prese a tavolino dalla giunta. Concordo però sulla necessità di dotare il campo sportivo di servizi accessori, come gli spogliatoi».
I primi lavori a iniziare saranno quelli del centro commerciale. Una data?
«Entro maggio il consiglio deve approvare la variante al programma integrato di intervento, poi i privati chiederanno il permesso di costruire. Entro fine anno è possibile l’inizio dei lavori. Noi abbiamo chiesto che la prima palazzina di edilizia convenzionata non venga realizzata sull’area delle casére».
La Loggia prende ancora un po’ di tempo. Ma è convinta che fuori dal quartiere Don Bosco la città non sia così convinta nel preferire le casére a un parco e a un nuovo campo sportivo. E l’assessore Tiboni chiude citando le Città Invisibili di Calvino, dove c’è Zora, obbligata a rimanere immobile e uguale a se stessa, per essere meglio ricordata. «Zora languì, si disfece e scomparve. La terra l’ha dimenticata».



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