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Bergamo. La pinacoteca? È in banca
Daniela Morandi
Corriere della Sera - Bergamo 6/5/2015

«Sguardi d’arte d’Italia» nella sede del Credito Bergamasco. Da Previati a Ceruti, da Carrà a Tàpies

Da vicino è un mosaico cromatico: venti stratificazioni di colore con crosta pittorica sino a cinque centimetri. A volte è raggrumata, altre stesa. Pennellate di verdi, bianchi, blu, rosati, seguono direttrici verticali o vorticose. Indietreggiando, il colore prende forma. Quella di una madre che allatta teneramente il figlio circondata da angeli protettori, seduta sotto un albero, simbolo di fecondità. Dalla distanza, la «Maternità» di Gaetano Previati si presenta alla sguardo nella sua maestosa eleganza: 4 metri per 2 metri. Olio su tela, fu contestato alla prima esposizione. Era il 1891. Triennale di Brera. L’opera era troppo «futurista» per essere capita. Tra i pochi estimatori Umberto Boccioni, che «in Previati vide il primo pittore moderno dell’Italia del tempo», riporta Paolo Plebani, tra i curatori della mostra «Grandi Maestri». Per la prima volta alcuni capolavori della collezione del Banco Popolare sono esposti in pubblico. E il primato va alla Fondazione Creberg, promotrice dell’esposizione allestita da venerdì prossimo al 26 giugno nella sede centrale della banca. «Ma la “Maternità” resterà esposta sino a luglio per Art2night», dice Angelo Piazzoli, segretario della Fondazione, nonché responsabile del patrimonio artistico del Banco, dall’inventario di oltre 8 mila opere di cui 1.200 catalogate e consultabili sul sito www.patrimonioculturale.bancopopolare.it. L’antologica in mostra raccoglie 34 tele scelte tra i 4.832 dipinti collezionati nelle diverse sedi degli istituti del gruppo bancario, dal Piemonte alla Lombardia, dal Veneto all’Emilia, dal Lazio alla Campania. Ogni capolavoro è storia a sé, che sa di mecenatismo. Cultura e bellezza. «L’iniziativa è operazione start up di un progetto che vuole svelare il patrimonio del Banco dopo un lavoro storico—critico e di catalogazione partito dal 2007», spiega Michela Parolini, tra le curatrici della mostra, che a settembre sarà a Lodi. Il percorso espositivo si snoda tra dipinti della fine del Trecento al ‘900. Si apre con la Madonna col Bambino del 1399 attribuita a Giovanni di Tano Fei, testimonianza della civiltà tardogotica fiorentina. Si passa al tondo Madonna in adorazione di Francesco Botticini, che sarà prestato alla National Gallery di Londra. Lo sguardo si sposta sulla bottega lodigiana del ‘500, su un’icona della produzione emiliana con il Ritratto di gentiluomo con cane di Bartolomeo Passerotti. Si prosegue con l’arte barocca lombardo piemontese, dipinti caravaggeschi, il Roccocò, vedute, sino all’astrattismo di Antoni Tàpies. Ma a spiccare è Previati con «Il lavacro dell’umanità» e la «Maternità», per la prima volta accompagnata da due bozzetti a olio preliminari, uno della Galleria d’arte moderna di Milano, in cui il bimbo non è allattato ma guarda la madre, un altro conservato nella pinacoteca di Rancate, e da disegni postumi, realizzati come immagini ricordo per collezionisti. «Bozzetti, disegni intimi e decisi, come quello a carboncino acquisito dal Banco Popolare e che mette a punto il nucleo centrale della composizione, guidano lo spettatore nel processo creativo dell’opera», spiega la curatrice Francesca Rossi. «Le analisi scientifiche dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze hanno monitorato un buono stato di conservazione della Maternità, dalla personale tecnica pittorica — continua Rossi —. In una lettera inviata al fratello, Previati parla di uno schizzo che, riportato sulla tela, non riusciva più a togliere. Gli infrarossi non l’hanno rintracciato. Un mistero. Mentre dalle radiografie si sono scoperti altri fiori sotto ai piedi della madre». I risultati delle indagini saranno illustrati nel volume «Previati e il suo capolavoro» che sarà presentato il 22 maggio in sala Traini. «Spesso sottovalutata, la Maternità inaugura la stagione divisionista in Italia — conclude Plebani —. Come Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, chiude la pittura dell’800 per aprire quella del ‘900».



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