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Milano. Il record di Leonardo: 53 mila visitatori. «L’arte in città funziona»
Rossella Verga
Corriere della Sera - Milano 9/5/2015

Del Corno: il flop in Triennale? Manca la comunicazione

Leonardo ha fatto il botto: 53 mila visitatori in tre settimane. E il record è stato registrato proprio all’indomani dell’inaugurazione di Expo, il 2 maggio, con 3.375 ingressi. L’assessore alla Cultura, Filippo Del Corno, sventola i primi dati e sfida i gufi: «Il progetto Expo in città è partito in quinta. Chi visita l’esposizione poi coglie tutte le opportunità offerte».
Assessore, come spiega invece il flop di Arts&Foods alla Triennale?
«Prima di tutto voglio precisare che la mostra alla Triennale non c’entra nulla con il Fuori Expo, che è il cartellone di Expo in città messo a punto da Comune e Camera di Commercio. Arts&Foods è un padiglione tematico dell’esposizione universale, ma evidentemente non è stato spiegato bene che la visita al sito espositivo si completa con l’ingresso a questa mostra. Bisogna migliorare la comunicazione, ma ribadisco che gli eventi proposti in città riscuotono tutti grande successo».
Quali sono le punte di diamante?
«La mostra su Leonardo Da Vinci sta registrando numeri che vanno oltre le medie delle grandi mostre a Palazzo Reale. La Pietà Rondanini, inaugurata il 2 maggio, nei primi cinque giorni ha registrato 15.500 visitatori. Alla Scala è tutto esaurito per la Turandot ed é già stato venduto l’80 per cento dei biglietti per l’opera di Giorgio Battistelli, CO2, in programma dal 16 maggio. Anche la «Mela» di Pistoletto, installata in piazza Duomo, è super visitata e fotografata».
Ma qual è la risposta del pubblico alle proposte meno blasonate?
«Per fare una valutazione seria della partecipazione agli eventi di Expo in città dobbiamo aspettare la fine del mese, quando avremo dati più significativi, ma i primi segnali sono molto positivi. Per la prima conversazione d’arte promossa a Palazzo Marino, mercoledì scorso sul Quarto Stato, la Sala Alessi era piena. A tutte le inaugurazioni registriamo una concreta presenza di stranieri. Inoltre, vediamo crescere il numero di chi ci chiede di partecipare al progetto con nuove proposte».
Ci sono però anche realtà che non decollano, come il Museo delle Culture dove le sale sono quasi deserte.
«Il Mudec ha delle difficoltà che nascono dal fatto che le due mostre proposte adesso non riescono a raccontare fino in fondo l’anima del museo. È un percorso difficile, in salita, ma lo facciamo volentieri per quello che il Museo delle Culture potrà rappresentare in futuro. La situazione migliorerà quando ci saranno le collezioni permanenti. A ottobre sono convinto che partirà con il vento in poppa».
A fine ottobre, con la chiusura di Expo 2015, andrà a morire anche il calendario degli eventi cittadini?
«No perché Expo in città è un progetto di grande innovazione, destinato a sprigionare energia creativa anche dopo l’esposizione. Questa è la grande scommessa. La nostra impressione è che il modello funzioni e che possa avere effetti benefici a lungo termine sulla città. Cambierà il nome, ma lo strumento è valido. Può diventare permanente e rappresentare un motore economico».
Milano città di tendenza in Europa?
«Non lo dico io, l’ha detto il ministro Franceschini quando è venuto per le inaugurazioni. Milano, ha affermato, potrebbe candidarsi a questo ruolo per i prossimi dieci anni».



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