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Milano. La città della conoscenza richiede scelte coraggiose
Giovanni Azzone - Alessandro Balducci*
Corriere della Sera - Milano 11/5/2015

* Giovanni Azzone - Alessandro Balducci rettore e prorettore del Politecnico.

Oppressi dal tempo che si è perso, dalle gare andate a vuoto, dall’aver anticipato un piano prima di avere una idea, si rischia infatti di non vedere che Expo non è solo un’area cui trovare in fretta una destinazione perché non sia abbandonata al degrado, ma anche un importante nodo in un settore urbano in profonda trasformazione, che può consentire scelte coraggiose. Da solo non può probabilmente diventare una città della scienza, né una Silicon Valley, ma inserito nella catena di luoghi in trasformazione che vanno da Porta Nuova allo Scalo Farini, a Bovisa, a Cascina Merlata, e attraverso Expo alla Fiera fino ad Arese ed agli sviluppi connessi all’aereoporto di Malpensa, può davvero contribuire alla creazione di una «valle dell’innovazione». Per l’area Expo si sono fatte avanti l’Università Statale ed Assolombarda per promuovere lo spostamento delle facoltà scientifiche che oggi hanno sede a Città studi e lo sviluppo di imprese ad alto contenuto tecnologico; a Cascina Merlata c’è una riserva di interventi residenziali e commerciali che potrebbero supportarlo, anche con housing sociale; a Bovisa il Mario Negri con i suoi 1.000 ricercatori e il Politecnico con i dipartimenti dell’ingegneria industriale e del design hanno generato una trasformazione radicale del quartiere, che attende ora di poter riaprire anche la «Goccia» di Bovisa, bloccata da anni per i problemi di bonifica, ma che oggi, grazie all’azione dell’amministrazione comunale, comincia a poter essere trasformata. Sempre a Bovisa ci sono le start-up dell’incubatore Poli-hub del Politecnico, e c’è l’interesse alla localizzazione del Cnr e di molte imprese che hanno un rapporto stretto con la ricerca svolta dall’ateneo; più a sud c’è lo Scalo Farini, la più grande area ferroviaria da dismettere, sulla quale si discute da anni tra le aspettative di valorizzazione immobiliare delle Fs e la volontà del Comune di acquisire benefici pubblici; ed infine si arriva a Porta Nuova, che comprende residenze e attività direzionali che hanno costruito una interessante parte della città. Se la guardiamo nel suo insieme questa può essere davvero una valle dell’innovazione e della ricerca che ha il vantaggio di non essere una idea ma di avere già una serie di attori mobilitati, di risorse che aspettano di essere sfruttate per le uniche funzioni che oggi possono davvero costituire un obiettivo per la città: creare lavoro proprio in quei settori economici che hanno visto trasformare Milano da città industriale a città della conoscenza. È un sogno? Forse sì, ma per trasformarlo in realtà non occorrono tanto risorse finanziarie, quanto visione strategica, capacità progettuali e flessibilità operativa, virtù che, fortunatamente, a Milano non mancano.



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