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Brescia. Il Tar «ingolfato» dai ricorsi ambientali
Pietro Gorlani
Corriere della Sera - Brescia 12/5/2015

La Provincia stretta tra le battaglie legali di comitati e Comuni da una parte e imprese dall’altra Appello alla Regione: contenziosi dimezzati se approva la retroattività dell’indice di pressione
Una selva di ricorsi al Tar. Aventi come oggetto i progetti di discariche e impianti trattamento rifiuti approvati (o respinti) dalla Provincia. Con il crescere della sensibilità ambientale sono sempre di più i contenziosi aperti tra comitati, Comuni, imprese ed il Broletto.
«Mi trovo in forte imbarazzo di fronte a diversi colleghi di partito (il Pd, ndr ) che mi dicono “state approvando tutto” — commenta laconico il consigliere delegato all’Ambiente Gianbattista Groli —. Il problema è che siamo tra l’incudine degli ambientalisti ed il martello delle imprese proponenti. Di fronte ad una pianificazione regionale in materia di rifiuti, i nostri funzionari non possono non autorizzare i progetti presentati se rispettano le norme. Ne risponderebbero in solido. Ma una volta che il progetto passa c’è la sollevazione delle comunità locali. È una situazione a dir poco kafkiana». E così il livello decisionale viene trasferito al tribunale amministrativo. Gli esempi si sprecano. Negli ultimi mesi, ovvero da quando la Provincia è diventato organo di secondo livello (non elettivo) per via della legge Delrio, sono stati autorizzati gli impianti per il trattamento fanghi della Valli a Lonato, è stato ratificato il sì regionale alla discarica Drr di Cazzago S.Martino, è arrivato l’ok ad una piccola caldaia a biomasse della comunità Fraternità di Ospitaletto. Ma anche il via libera al raddoppio dei quantitativi di rifiuti trattati (non della superficie aziendale) dalla Rmb di Polpenazze. Mentre da Calcinato si attendono il «no» alla discarica Gedit. Procedimenti che hanno dato vita ad altrettanti ricorsi al Tar da parte dei comitati ambientalisti, di Legambiente ma anche di diversi comuni (escluso il caso di Polpenazze).
C’è però anche un altro fronte di ricorsi. Quelli delle aziende che si sono viste negare i progetti presentati. È il caso della 3A che voleva realizzare un gassificatore di pollina (escrementi di polli) a Bedizzole e che ha incassato una vittoria al Tar contro il «no» della Provincia emesso tre anni fa. E prosegue la battaglia al Tar della Bioval srl, che voleva realizzare un mega digestore di reflui animali e scorie in una piccola frazione di Orzinuovi, a Ovanengo, vicino ad un caseificio.
Groli punta il dito contro la Regione: «Non mi pare che in tema di rifiuti sia cambiato molto nel passaggio da Formigoni e Maroni». L’assessore Terzi, a dire il vero, ha approvato — sull’input del caso Montichiari — l’indice di pressione ambientale (un massimo di 160mila metri cubi di rifiuti per chilometro quadrato). Che potrebbe bloccare molti altri impianti. «Basterebbe che in quella legge si inserissero due righe per renderla retroattiva — fa sapere un dirigente dell’assessorato — sulla scorta della recente sentenza del consiglio di Stato sulla discarica di Malagnino (Cr) e si dissolverebbero quasi i tre quarti delle domande».
Per Mario Gorlani, docente universitario di Diritto Pubblico e legale di diversi comitati ricorrenti (Valli, Gedit, Rmb) «Una cornice pianificatoria più rigorosa, come l’indice di pressione, può offrire alla Provincia strumenti più maneggevoli per dire di no a certe domande. Ma ho assistito ad uno zelo ingiustificato nell’approvazione dei progetti. Ricordo che resta la discrezionalità amministrativa: non c’è solo il possibile danno alle aziende proponenti, c’è anche il potenziale danno alla salute e all’ambiente, che verrà pagato dalle generazioni future. Per questo ci si dovrebbe appellare più spesso al principio di precauzione, imporre un supplemento d’indagine». Magari coinvolgendo di più l’Arpa.
Groli e Gorlani concordano su un punto: la riforma della Provincia ha solamente peggiorato la situazione.



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