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MILANO - "La mia Milano mai stata cos vitale non capisco perch Pisapia lasci ora"
Roberto Rho
10 maggio 2015 LA REPUBBLICA



Stendhal, che era francese, volle far scrivere "milanese" sulla propria tomba. Io milanese lo sono davvero, e sa cosa le dico? Che amo questa citt, e che da decenni non la vedevo cos vitale.

Guido Rossi, giurista, ex presidente della Consob e padre della legislazione antitrust italiana, ex commissario della Federcalcio campione del mondo, ex presidente di Telecom Italia. Milanese.

S, milanese. Sono uno dei pochi che conoscono il dialetto. A parte qualche anziano tassista, chi lo parla pi il dialetto, a Milano? E che Milano vede, professor Rossi, in questi mesi concitati? Gli appalti dell'Expo intorbidati dalla corruzione, i ritardi, le procedure straordinarie, l'inaugurazione miracolosa, i black bloc, la straordinaria reazione civica...

Guardi, la cosa che mi colpisce di pi la ritrovata centralit culturale di questa citt. I fermenti culturali, a Milano, non sono una cosa nuova, li si avvertiva anche ai tempi di Bonvesin de la Riva, otto secoli fa... Ma noi venivamo da qualche decennio di assopimento.

E ora?

E ora i teatri sono pieni tutte le sere. Non si trova un biglietto, e non solo alla Scala o al Piccolo. Si vedono grandi mostre, il nuovo allestimento della Piet commovente. Si riscoprono pittori, scultori e scrittori dimenticati per anni, si riaprono le gallerie d'arte. Le universit milanesi stanno diventando importanti quanto non erano mai state, i licei sono ottimi, i centri di ricerca e cura dei malati sono, in molti casi, vere e proprie eccellenze. Armani e Prada recuperano pezzi di citt e li restituiscono ai milanesi valorizzati e arricchiti.

Cio i grandi stilisti si sono caricati sulle spalle il compito tradizionalmente svolto dalla buona borghesia milanese? Sono loro i nuovi mecenati?

Tutti i musei internazionali pi importanti sono nati dalle grandi fortune industriali e dal mecenatismo. A Milano la moda, il design, la creativit sono i settori trainanti, ed bello che siano gli imprenditori di quei settori a promuovere iniziative culturali che resteranno a lungo patrimonio della citt.

E la buona borghesia milanese che fine ha fatto?

A Milano la borghesia non c' pi. Non per colpa sua, stata spazzata dalla globalizzazione. Ma mi dica, in quale metropoli esiste una borghesia? Forse un po' a Parigi, certamente non a Londra o a New York. Ecco, il venir meno della borghesia scolora la divisione dei cittadini per classi. Certo, ci sono i ricchi anche molto ricchi: come i banchieri, che guadagnano cifre esorbitanti, e il pensiero torna allo stile di vita monastico di Enrico Cuccia e ci sono i poveri. Oggi le differenze sono economiche pi che sociali. E questo spiega la crisi intellettuale della sinistra.

Torniamo alla cultura, professor Rossi. Milano ha perso l'industria, nella finanza diventata periferica... Basta la cultura per restituire alla citt il ruolo che le compete?

Prima di tutto la cultura uno dei principali fattori di attrazione di una metropoli. Ho alcuni amici che sono venuti a Milano per vedere le torri di Kiefer, che sono straordinarie e di cui si parla troppo poco. la cultura che d a Milano la dimensione di metropoli. E poi, dalla cultura discende anche lo spirito civico .

Si riferisce ai ventimila armati di spugna e detersivo per ripulire Milano dopo i danni dei black bloc?

Esattamente. Il sentimento civico che quella domenica ha plasticamente evidenziato ha una profonda radice culturale. Sta accadendo questo: i confini nazionali saltano, gli Stati perdono la loro sovranit e fanno venir meno le loro garanzie ai cittadini: la libert, la sicurezza... In questa situazione il cittadino meno indifferente e torna alla politica: il centro non pi lo Stato, ma la citt, la polis. Ecco, tutto questo a Milano oggi molto visibile .

Non ha la sensazione che la politica sia indietro, rispetto a questo risveglio culturale e civico?

S, nella politica c' ancora molta confusione. Ci sono personaggi che vi si avvicinano anche con una certa verve, ma che poi dimostrano di non avere la preparazione per affrontare l'enorme complessit dei problemi. Siamo come sempre a met del guado, e per l'Italia non una novit.

E Milano? Come giudica questa amministrazione?

Qualcosa a Milano sta obiettivamente accadendo. I grattacieli a me piacciono moltissimo, sono bellissimi e perfettamente adeguati alla dimensione della metropoli internazionale. La riapertura della Darsena un'ottima notizia, io sogno una Milano con l'acqua. Ci sono tutti i movimenti di cui abbiamo parlato.

Ci sar anche qualcosa che non le piace.

Il traffico. Resta disastroso, difficile muoversi da un punto all'altro di una citt che, per dimensioni, tutto sommato piccola. E poi guardi fuori da quella finestra: neppure la giunta di sinistra riuscita a liberare una piazza quasi dechirichiana, splendida come Piazza Affari, dalle auto.

Non ha la sensazione che manchi una regia pubblica capace di governare e indirizzare tutti questi movimenti e questi cambiamenti cos profondi?

Francamente non so dire se tutto quello che sta accadendo a Milano sia frutto dell'azione di forze spontanee o se il merito sia dell'amministrazione cittadina. E onestamente non ho capito perch Pisapia non si ricandidi. Ha gi finito il suo lavoro? Manca indubbiamente una regia, ma non so quanto sia possibile in questo momento, non so come si possano governare tutti questi fermenti senza crear loro danno. Del resto, guardi, mentre Roma un disastro Milano ha questa forza, questa capacit di tenuta davvero sorprendenti. Stendhal lo aveva capito, aveva colto questa forza e questa bellezza che noi abbiamo a lungo trascurato.

Non preoccupato per la cessione di quote importanti della citt le grandi imprese, i grattacieli, i palazzi del centro, le squadre di calcio agli investitori finanziari stranieri?

Per nulla. Lo trovo del tutto normale. Del resto, in uno Stato che da decenni non bada a difendere le sue istituzioni al contrario di ci che hanno fatto, per esempio, la Francia e la Germania del tutto fisiologico che ognuno vada per conto suo. Ma finch sono i palazzi, non mi sembra un gran problema. Piuttosto, importante che a Milano restino le eccellenze, le universit, la sanit, la cultura.

L'Expo?

Non l'ho ancora vista, e credo sia difficile giudicare oggi. Nell'insieme mi sembra lo specchio di quella confusione di cui parlavamo prima. Ma bisogna aspettare, dobbiamo capire quali saranno i risultati sul tema della nutrizione e cosa rester, dell'Expo, a Milano. Fino ad allora, giudizio sospeso.






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