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SICILIA - Comitati di gestione o fuori dall'Unesco
isabella di bartolo
LA SICILIA Marted 12 Maggio 2015


I 6 siti siciliani "Patrimonio dell'umanit" hanno 6 mesi per adeguarsi ai dettami giuridici dell'associazione
Corsa contro il tempo. Dal 15 maggio al 18 giugno incontri per sopperire alle mancanze




Gli ispettori dell'Unesco non hanno dubbi: i 6 siti siciliani "Patrimonio dell'umanit" sono a rischio. Da Siracusa alle Eolie, dal monte Etna alla Valle dei Templi e, ancora, dalla Villa Romana del Casale alle citt tardo-barocche del Val di Noto, i sei gioielli inseriti nella World heritage list non hanno rispettato i dettami Unesco in termini di gestione. E alla vigilia del riconoscimento per Palermo arabo-normanna con le cattedrali di Cefal e Monreale, previsto nella prima settimana di luglio quando si riunir il comitato Unesco a Bonn per approvare la settima candidatura siciliana, si tenta di correre ai ripari.
In campo la Regione siciliana che avr sei mesi di tempo per colmare la vacatio insieme con la Fondazione Unesco Sicilia. Una corsa contro il tempo guidata dall'assessore ai Beni culturali, Antonio Purpura, che ha fissato sei incontri, dal 15 maggio al 18 giugno, con gli enti coinvolti per ognuno dei siti siciliani per formalizzare l'istituzione degli enti gestori dei gioielli Unesco siciliani.
Obiettivo di questi tavoli di lavoro quello di mettere a regime l'attivit dei siti "Patrimonio dell'umanit" - dice l'assessore Purpura - attraverso la realizzazione dei progetti di valorizzazione e conservazione gi contenuti nei piani di gestione presentati all'Unesco in occasione del riconoscimento dei siti siciliani.
Primo appuntamento a Palermo con i rappresentanti delle Isole Eolie; ultimo con quelli di Siracusa e Pantalica. L'Unesco impone la gestione di ogni suo tesoro attraverso un comitato - dice Purpura - ed questa una condizione per mantenere il riconoscimento, in quanto questo organismo che deve occuparsi di tutela, promozione e valorizzazione dei siti. Ci non significa certo che la gestione Unesco passa alla Regione, bens che ne diviene garante.
In poche parole, il Comitato di gestione sar rappresentato da Regione, SOpRINTENDENZA, Comuni, Forestale, Diocesi e quanti sono coinvolti, a vario titolo, nella difesa e promozione di un "Patrimonio dell'umanit" per evitare quanto continua ad accadere in questi anni: siti chiusi, sporchi, senza servizi n promozione adeguata. La Regione vuole evitare la pubblicit nera dei turisti davanti alle tombe millenarie di Pantalica sfregiate dai vandali o alle discariche lungo i percorsi che portano all'Etna. Ancora, vuole evitare polemiche sui restauri che danneggiano gli intonaci di Noto o i disservizi che connotano la fruizione delle Eolie.
Nessuno dei 6 siti siciliani - dice Aurelio Angelini, presidente della Fondazione Unesco Sicilia - coordinato da un comitato di gestione cos come previsto al momento del suo inserimento nella lista di patrimonio mondiale. In parte, la Valle dei Templi, l'Etna e la Villa del Casale sopperiscono a questa carenza poich gestiti da un ente-parco, ma la gestione di un parco naturale non quella di un sito Unesco che richiede una serie di attivit peculiari. Delle criticit che connotano oggi il "Patrimonio dell'umanit" ha contezza il comitato mondiale dell'Unesco i cui ispettori hanno completato il "check up" isolano di recente, confermando come in tutti e 6 manchino enti gestori ad hoc, segnalando la problematica che non una questione secondaria, ma la garanzia in termini di conservazione e azioni volte alla fruizione dei "tesori".
Il riconoscimento Unesco dunque messo in discussione per questioni di carattere burocratico a cui si lega, in maniera indissolubile, la non corretta gestione del patrimonio. Il rischio esiste - dice il professore Angelini - almeno in linea teorica, perch dopo molti anni dall'inserimento nella World heritage list risultano ancora oggi assenti la garanzia e la volont di gestirli in maniera adeguata. Se questa situazione dovesse perdurare, chiaro che l'Unesco proceder con le sue verifiche e, ci, con ovvie conseguenze. Non possiamo tuttavia parlare di emergenza Unesco ma, certo, di una condizione di pre-allarme. Per questo l'assessore Purpura ha deciso di prendere la situazione in mano e redigere la prima bozza di un protocollo d'intesa che vedr, per la prima volta, tutte le istituzioni coinvolte sedute attorno a un tavolo. Abbiamo sei mesi di tempo per farcela.


12/05/2015



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