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Venezia. Arte e islam, la terza via
Massimiliano Melilli
Corriere del Veneto 16/5/2015

Arte e religione non sono un binomio facilmente digeribile. Ai giorni nostri la questione si complica ulteriormente, se di mezzo c’è l’islam. Meglio. Dietro l’angolo c’è quasi sempre una distorta percezione del rapporto islam-cattolicesimo. Ora, se in un ambito già fragile di suo, si aggiunge un carico da novanta come la Biennale, dove ontologicamente e in nome dell’arte libera e ad ogni costo, tutto (e tutti) sono consentiti, ecco deflagrare il caso esplosivo. Come la performance di Christoph Buchel, che ha riadattato la Chiesa di Santa Maria della Misericordia, a Venezia, in moschea. Nella miopia degli opposti schieramenti - opera d’arte o provocazione - si tralascia la terza via possibile. La stessa che pragmaticamente Alessandro Baschieri nel suo blog ha definito «furbata». Alla resa dei conti il tema centrale è il rapporto islam-arte. Anche l’arte islamica è da sempre influenzata da considerazioni sulla rappresentazione che gli uomini esprimono di Dio. Attenzione però. E’ fuorviante, se non falso, sostenere che la tradizione islamica abbia sempre proibito l’arte figurativa. Il mondo islamico vanta una millenaria tradizione di manoscritti e opere, escluso il Corano e altri lavori meramente religiosi. Sebbene il Corano non contenga un esplicito divieto nei confronti di tali opere, tra gli studiosi musulmani si è sviluppato un atteggiamento in gran parte di ostilità verso ogni sorta di immagine raffigurativa. Tale postulato si basa su una tesi: la rappresentazione di esseri viventi, costituisce una sfida al genio creativo che solo Dio possiede. Ancora. Sura è «immagine», «forma», «modello» mentre taswir è «pittura», «ritratto». L’islam assume la proibizione delle immagini dall’ebraismo, per il quale il volto è immagine di Dio. Altro particolare: il divieto è fondato dagli scrittori arabi sul Corano ma in realtà, nelle Sure, sono citati solo i principi generali che giustificano l’obbligo di non fare immagini ma non esiste la forma positiva. Poiché Allah è il grande «modellatore o formatore» di immagini avendo creato l’uomo, colui che modella immagini pretende di imitarlo ed è passibile di punizione. Idealmente e in astratto, è lo stesso profilo di Christoph Buchel. Secondo il Corano, anche le case che contengono immagini, cani e persone «ritualmente impure, sono evitate dai fedeli e dagli angeli della misericordia». Non è proibita invece «la copia di alberi, selle di cammelli e di altre cose non viventi». Anche qui serve un distinguo. Nonostante il rigorismo di fondo, il mondo musulmano ha frequentemente infranto la norma. Si pensi alle celebri miniature dei manoscritti turchi e persiani o alle immagini di Maometto, con o senza rappresentazione del volto, usate correntemente.



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