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My own private expo
Michele Dantini
chefare.com, 15-5-2015

Il Padiglione Miglior Architettura Techno-Pop: Corea del Sud. Un edificio gibboso come il dorso di un dromedario, eucariota come una cellula, infine candido come unastronave atterra nella pianura rovente di Expo 2015. Lastronave-cellula, bulbacea e globulare, annuncia un mondo di giocattoli per adulti, di innovazioni azzeccate e calzanti.

Allinterno attendono hostess gentilissime e steward impeccabili, tutti molto giovani, gentili e preparati. Avranno studiato ospitalit alla scuola di astrogeishe di Mariko Mori? Possibile. Il video di presentazione il migliore di Expo sotto il profilo della comunicazione: per niente pedante o didascalico, un video artistico sul tema cibo proiettato su megaschermi ruotanti in continuo movimento, trascinati da carrelli che avanzano (o retrocedono) su rotaia.

La migliore animazione del Giappone, come pure la prova pi brillante del felice connubio tra Tradizione e Industrie Creative. Se, dopo ore di attesa nellaria infuocata di Cardo e Decumano, arriverete indenni al momento apicale, scortati da inflessibili hostess in cappellino di paglia e mise salmone (ghosh!), quando le porte si chiudono dietro di voi nellagognata oscurit delle sale interne ammirerete uninstallazione che popola la mente di fiori di loto, risaie, antenati benevoli e distensive cicogne.

Dedicato con folle impudenza allarmoniosa diversit e alla partnership evolutiva tra uomo e Natura, il Padiglione giapponese sembra proporsi di far dimenticare Fukushima e le stragi di balene di una nazione ecocida circostanze che faremmo meglio a non ignorare. Ammetto tuttavia che quattro sale sono da Biennale veneziana o da Documenta di Kassel. La sala dellinstallazione video appunto, la sala dellerbario, la sala della mensa anamorfica e laltra dei minutissimi modellini in carta di manicaretti e mercati rionali esposti in cassetti estraibili e restituiti con la capricciosa devozione del monaco zen. Pessimo invece il Ristorante Futuro: mancava solo Moira Orfei. Tuttavia.

La Germania presenta un padiglione con Ph.D. Accasciati per il caldo e le spietate ore di deambulazione tra macadam e pietraia (i cantieri non sono per niente terminati. Lombra scarseggia. Diffidate delle ore centrali, della pausa birra-e-hotwurst e delle limpide giornate estive: il sole allExpo 2015 un killer), allingresso si soffre un po per le laboriose spiegazioni inflitte dalle hostess.

Padiglione USA: non ho potuto capire se questa loro inesplicabile deriva balinese fosse o meno prevista dal planning istituzionale.

Gettata nel cestino la complicatissima seedboard (simula un touchscreen portatile) e saliti al primo piano non si pu per fare a meno di apprezzare laccuratezza del progetto (o forse dovremmo dire seminario universitario? Molto bene comunque), dedicato alla riduzione degli sprechi alimentari, al reimpiego delle biomasse domestiche e alla tutela della biodiversit urbana, flora e microfauna.

Il concertino del duo Bee J che vi attende al termine della visita del padiglione vi strapper infine un compassionevole sorriso per lindustre fragilit delle api; e vi far senzaltro migliori e pi combattivi abitanti del pianeta Gea.

Padiglione Migliore terrazza: USA. Per tutto il tempo che sono stato l, tra le una e le due del pomeriggio, uno steward e una hostess non hanno smesso di ballare felpati come per effetto di unincoraggiante assunzione di psichedelia. Non ho potuto capire se questa loro inesplicabile deriva balinese fosse o meno prevista dal planning istituzionale.

Padiglione Simpatia: Ecuador.

Padiglione Insostenibilit: Qatar (ma con lo spazio bimbi pi accogliente, per di pi allombra. Effetto Mayassa?). Non ricordo quanti video allinterno mostrino lex-emiro Hamad bib Khalifa al-Thani impegnato a protestare contro la povert.

Nelle cellette che circondano il Padiglione dozzine di comparse in costume (giunte per loccasione dal Qatar) interpretano tipi e mestieri di un Qatar perenne (a mo di Expo universale del 1889, a Parigi). Pescatori, falegnami, commensali, tatuaggiatrici. C anche una band neo-tradizionale che di tanto in tanto sferza il torrido meriggio con i ritmi intransigenti di antiche musiche qatarine.

Padiglione Miglior Orto: Francia. Carciofi, uva, porri, lattughe, finocchio, erbe aromatiche, fagiolini, pomodori e zucchine.

Padiglione Miglior Frescura, Giardino e Epicedio dellApe: Gran Bretagna.

Padiglione Miglior Zuppa di Funghetti alla crema: ancora Corea del Sud (suggerisco, come dessert, il croccante in forma di pescetto dechirichiano ripieno di marmellata di mirtilli. Con pallina gelata di vaniglia e frutti di bosco).

Il Padiglione Italia, spiace dirlo, per lo pi orribile, nel triplice senso che spaccone, genuflesso e OT. Ledificio un asintotico morphing dello Stadio olimpico di Pechino disegnato da Herzog & De Meuron (con Ai Weiwei) nel 2008 e della Citt che sale di Boccioni, una furbata da fine corso con pretenziosit da magione normanna dissimulata da inestricabile rovo (questo in risposta alle due trivialit in chiave eroico-Pop (sic) rivendicate dallo Studio Nemesi, nomen omen, qui).

I contenuti sono verosimilmente peggiori delledificio. La dida che rimane pi a lungo nella mente, certo non un endecasillabo, : facciamolo come le piante. Questo per quanto concerne la teca delle lenticchie, in sottile oscillazione retorica tra le pubblicit del Saratoga e Striscia la notizia. Ma del tutto incredibile che lintero progetto espositivo ruoti attorno allautolesionismo e allautocommiserazione. Le due sale dedicate allesplorazione del tema Un mondo senza lItalia? con tanto di plastico monumentale dellEuropa con penisola mozzata dovevano forse sembrare simpaticamente esorcistiche. Sono solo iettatorie. Sapremo mai chi lidiota?

Invece per trovare una vigna occorre migrare verso il Padiglione francese, per trovare unUltima cena verso il Padiglione della Santa Sede (Tintoretto), per trovare una Primavera, un giardino formale o una piazza rinascimentale verso il Padiglione inglese (non far qui menzione della brutale citazione michelangiolesca intentata dallAlbero della vita, prosaica apoteosi dellartigianato del legno e dellacciaio eretta al centro della Lake Arena (sic) a dispetto di tutte le pi ragionevoli tradizioni monumentali dellarte e dellarchitettura contemporanea). Infine. Non parliamo di industrie creative. Il nostro modello di immagine in movimento e installazione video sembra essere ancora la discoteca primi Ottanta, magari tra Ibiza e Formentera, con De Michelis e Martelli danzanti.

Perch tante dimenticanze, e tanto vistose? Perch una simile disconnessione dalle risorse pi potenti della nostra immaginazione, se ci proponiamo di far rinascere la potenza della bellezza? Un solo disegno leonardesco di panneggio o di figura, lo stesso magari che possiamo vedere nellattuale mostra milanese di Palazzo Reale, sarebbe sufficiente a spazzare via le stucchevoli retoriche del patrimonio e a riempire di autentica emozione un qualsiasi Padiglione italiano, mostrando quel limite ultimo di perfezione, delicatezza, magia, dignit e tenacia di cui siamo stati capaci.

Avremmo scelto Vanessa Beecroft come artista italiana contemporanea se non per la sua notoriet americana?

Se siamo in cerca di eventi perch poi non resuscitare le giostre mitologiche, i fuochi dartificio, le fontane che gettano vino e i capricciosi allestimenti di tanto teatro secentesco, gli apparati di scena e di festa popolare, le apparecchiature doccasione al cui perfezionamento si dedicano senza sosta i migliori ingegni, dal Buontalenti al Tacca a Firenze, Bernini a Roma, Torelli e Baccio del Bianco a Madrid?

evidente a chiunque visiti il Padiglione Italia che non sappiamo di che parliamo quando sproloquiamo di bellezza: ne conosciamo solo il petulante fantasma scolastico, ne ignoriamo lorigine, ne rifiutiamo le responsabilit. Le designazioni pressoch tutte le designazioni del Padiglione Italia non hanno seguito riconoscibili criteri di metodo e hanno portato a conferimenti di incarico imbarazzanti se non inattendibili. Avremmo scelto Vanessa Beecroft come artista italiana contemporanea se non per la sua notoriet americana? Laccozzaglia marmorea di Beecroft usurpa il titolo di scultura e accoglie il visitatore ricordandogli quanto futili e subalterne siano state le nostre scelte.


Ebbene s. Per superficialit e sfrontatezza il Padiglione Italia compete con Farinetti. Allingresso del padiglione di Eataly, appena sotto linsegna che annuncia i venti ristoranti regionali, spicca la citazione di una canzone tra le pi celebri di Bob Dylan, ‪The Answer Is Blowing in The Wind, riportata a caratteri cubitali.

Che centra Dylan con le cucine locali, lenogastronomia o la salamella, potrebbe chiedersi un qualsiasi angloamericano appena scolarizzato? Un omaggio al paese per la cui liberazione ha combattuto il padre partigiano, suppongo. Fierezza patriottica contro accattonaggio.

https://www.che-fare.com/my-own-private-expo/


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