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Pompei si fa bella con calchi e piramide
Vincenzo Esposito
Corriere del Mezzogiorno 21/5/2015

Finiti i restauri, martedì inaugurazione della mostra nella struttura dell’architetto Venezia

Visita nell’ospedale dei calchi di Pompei dove si stanno restaurando i corpi di persone morte nell’eruzione del Vesuvio di duemila anni fa. Faranno parte della mostra che si aprirà il 26 maggio nella piramide messa a punto (e top secret) dall’architetto Venezia nell’Anfiteatro del sito archeologico. I calchi restaurati sono 86 e non sono mai stati catalogati. Per loro anche scansioni laser per realizzare copie in 3D che andranno a breve in Canada per una mostra.

Pompei. La Casa del Bracciale d’Oro è come un grande ospedale. Dentro i restauratori lavorano con delicatezza e cura su venti calchi, fuori dai cancelli i turisti si accalcano cercando di sbirciare all’interno, per rubare un particolare, uno scatto. Guardare quei corpi di duemila anni fa è un’emozione indicibile. Le espressioni sul volto sono uniche, sembrano testimonianza di una tragedia avvenuta poche ore fa. E invece. Colpisce il blocco della famiglia. Un bambino di circa sei anni, conservato benissimo. Poi il papà, disteso. Dietro si vede un blocco di anta della porta che aveva tentato di chiudere con le spalle. Poi la madre che supina tenta di alzare il figlioletto. Ultimo, disperato inutile gesto. Sono tornati nella loro casa duemila anni dopo. Furono trovati qui, nella domus del Bracciale. Ma non è finita. C’è la coppia che per anni è stata definita degli amanti. Un corpo di fanciulla accovacciato in un altro più grande. La testa immersa nel petto di «lui». Ma non è così. Gli studi hanno stabilito che si tratta di due donne. Sicuramente una mamma che tenta di proteggere la figlia adolescente. Sono i calchi che vengono restaurati e che faranno parte della grande mostra che si apre il 26 maggio prossimo: Pompei e l’Europa, 1748 al 1943. Un grande progetto espositivo per raccontare la suggestione evocata da Pompei sugli artisti e nell’immaginario europeo, dall’inizio degli scavi nel 1748 al drammatico bombardamento del 1943. I calchi saranno esposti nella grande piramide (top secret fino al giorno dell’apertura) messa a punto nell’Anfiteatro dall’architetto Francesco Venezia. Ottantasei sono quelli restaurati. Gli altri saranno visitabili «in loco». Nell’Orto dei fuggiaschi o a Porta Nocera. Dove sono stati trovati. Calchi mai catalogati perché, come spiega il soprintendente Massimo Osanna, «non sono reperti ma corpi. E nei secoli il rispetto che si ha per i morti non ne ha permesso l’archiviazione». Un bene e un male. Ma oggi quei calchi riprendono forma grazie al restauro. La curiosità è che quelli realizzati dall’archeologo Giuseppe Fiorelli, che per primo ebbe l’intuizione, nel 1863, di riempire di gesso i vuoti lasciati dai corpi decomposti, hanno avuto bisogno di poche cure. Per la qualità del materiale usato, gesso di alabastro. Decisamente più scadente quello usato negli anni Settanta e Ottanta del Novecento. E sono questi i calchi che hanno richiesto cure maggiori. Addirittura con flebo. «Abbiamo voluto realizzare un restauro per la conservazione e la conoscenza - aggiunge Osanna - nell’ambito del Grande Progetto Pompei operano archeologi, restauratori, radiologi, ingegneri per rilievi scanner-laser e un antropologo per delineare un profilo bio antropologico e genetico individuale di ognuna delle vittime, per conoscerne il Dna e accomunarle per famiglie, per capire se fossero schiavi ed il loro modo di vivere». Una grande ricerca. Come grande sarà la mostra corredata da centinaia di foto dell’epoca e da dipinti del Grand tour.
Ciò che colpisce, oltre alla minuziosità dei particolari rilevati sui calchi (vesti, drappi, cinture, espressione del volto) è che per la prima volta Pompei scopre la stampante 3D. «I calchi sono in assoluto le testimonianze più richieste all’estero - spiega Osanna - ma non possono viaggiare perché fragili. Le copie in 3D sì». E infatti, attorno ai corpi in gesso si muovono pistole laser per definirne la forma. Le prime copie sono state già fatte. Andranno in Canada, tra qualche mese. E poi molti altri siti e musei sparsi nel mondo li chiederanno. C’è da esserne sicuri. Una nuova frontiera delle mostre Made in Pompei. Cosa porterà, ancora nessuno può saperlo. Tutto dipende, ovviamente dal ministero dei Beni Culturali.
Saranno realizzati un video documentario didattico-scientifico e un volume al cui interno saranno inserite le schede conservative di tutti calchi, e i risultati delle indagini Rx e Dna per meglio conoscere l’uomo che si nasconde nel gesso. I rilievi scanner-laser di tutti i calchi, verranno utilizzati per realizzare copie al vero, in scala 1 a 1. Ma spiegano i tecnici è possibile realizzare anche copie a un rapporto di 0,25 . Quindi gadget e statuine. Che è pensabile andranno a ruba negli store delle varie mostre in giro per il mondo. Ma la domanda è: il ministero accetterà di farli vendere? E i soldi ricavati dove andranno? Domande a cui verrà data una risposta nei prossimi mesi.



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