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Bergamo, Carrara. (Quasi) a regola darte
Beppe Fumagalli
Corriere della Sera - Bergamo 23/5/2015

E uno. Il primo librone con i commenti dei visitatori della Carrara in meno dun mese agli sgoccioli. E va letto. Perch dopo gli illustri pareri degli esperti utile avere anche il polso della gente comune. Sentire cosa dice, cosa pensa e cosa prova passando attraverso 28 sale e oltre 600 opere darte per troppi anni precluse alla vista del pubblico. Il bilancio immediato. un plebiscito: tutti, o quasi, pazzi per la Carrara. Ognuno lo a modo suo. In certi momenti sembra di sfogliare il diario di una liceale innamorata. Niente cuoricini, ma superlativi, e punti esclamativi a raffica. Oh di meraviglia ed espressioni di sorpresa sono attribuibili a italiani o stranieri che della pinacoteca non conoscevano nemmeno lesistenza. Il pubblico di Bergamo tornato nelle sale in punta di piedi, in piena tempesta emotiva, con qualche scivolone nella commozione pura. Lacrime di gioia e rabbia insieme. Dal rimpianto per una chiusura che doveva essere di 2 anni ed stata di 7, allorgoglio per il ritorno della citt nella serie A della cultura. In ossequio al culto orobico per il mattone si coglie un forte plauso per lopera muraria. Ma c chi segnala come pi importante novit della riapertura non tanto la ristrutturazione dellimmobile, costata 12 milioni di euro, quanto il restauro e la pulitura dei dipinti, riportati al loro splendore originario a un prezzo 100 volte inferiore. Lho gi visitata tre volte dice un pensionato milanese, chino sul libro dei commenti e al di l delle singole opere mi colpisce linsieme, unesplosione di luce, oro e colori che non ho mai visto in nessun museo. In un oceano di lodi, affiorano anche le critiche. Riguardano soprattutto lesecuzione dei lavori e lallestimento. Alcune, pi concrete e motivate meritano di essere riportate in dettaglio.
Didascalie terra terra
I cartellini dei quadri sono terra terra, non per qualit di contenuti, ma per altezza dal suolo. Le informazioni su autore, titolo dellopera, data di realizzazione, riferimenti storici e critici sono al di sotto dei quadri. Ma molto al di sotto, forse troppo. I testi partono mediamente da unaltezza di circa mezzo metro e basta una descrizione di 10 righe per arrivare a 30 centimetri da terra. Con una statura di media di circa 1,70 per lItalia e di 1,80 per i Paesi nordici, i visitatori che guardano un quadro e vogliono sapere chi lha fatto e cosa rappresenta, sono costretti a un continuo su e gi. Ripetuto 600 volte, tante sono le opere esposte, lesercizio pi che forme estatiche tipo sindrome di Stendhal, pu produrre forme sciatiche fino al ko da colpo della strega. Intanto, in un compromesso tra arte e artrite, si diffonde la visita sit-in, seduti in terra, a gambe incrociate, per avere in un unico colpo docchio lopera e il relativo cartellino.
Svista panoramica
Allultimo piano, il cubo in vetro sul retro della pinacoteca a detta degli specialisti lelemento architettonico di maggior modernit della nuova Carrara. Racchiude unAndromeda di Pietro Bernini e di tutto il percorso espositivo costituisce lunica proiezione sullesterno. Peccato per per lesterno, perch il panorama che si spalanca al visitatore unapoteosi del brullo e del brutto. Quello che una volta era il giardino della scuola di Belle arti, in 7 anni di cantiere stato ridotto a un campo di motocross. Una duna spelacchiata su cui proliferano erbacce alte un metro, costellata da sedie rotte, attrezzi agricoli e detriti. Laccordo a inizio lavori era che larea verde davanti alla scuola sarebbe stata riportata al suo decoro originario, eliminando i cumuli di terra abbandonati dal cantiere. Ma per mancanza di fondi arrivato il contrordine. stato deciso di lasciar tutto cos com, chiedendo agli studenti un contributo didee per la sistemazione del giardino. Ma, erba o idee, qualcosa fatica a germogliare.
Accostamenti infelici
Andrea Fantoni una gloria della scultura bergamasca e per la prima volta entra alla grande nel percorso espositivo attraverso la donazione di Federico Zeri, che aveva collezionato legni e terrecotte del maestro di Rovetta e della sua bottega. A parte uninstallazione monumentale, le opere giustamente sono state riunite in ununica sala. Peccato che al centro sia stata collocata una scultura di anonimo senese del 500 e non si capisce il perch. diversa larea di produzione, ma risulta ancora pi inspiegabile la decisione di accostare unopera di compostezza rinascimentale con lesuberanza barocca di Fantoni. Unincoerenza storica, geografica e stilistica che andrebbe risolta. Da ultimo, affermando una logica di sistema, si potrebbe segnalare che a pochi chilometri da Bergamo, le sagrestie della basilica di san Martino ad Alzano Lombardo custodiscono il pi importante ciclo scultoreo di Fantoni.



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