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Bergamo, Torre dei Caduti. Riapre lo scrigno della Storia a un passo dal cielo
Donatella Tiraboschi
Corriere della Sera - Bergamo 24/5/2015

Oggi ingresso gratuito fino a mezzanotte

Avvertenza prima della salita: non fatevi scoraggiare dai 188 gradini che vi porteranno alla fine del percorso storico sulla terrazza panoramica con vista periscopica su Città Alta e bassa, così inattesa nella sua bellezza, da togliere il fiato. Forse alla fine vi mancherà un po’, e il consiglio è quello di affrontare le cinque rampe di scale con calma, dando il tempo alla Storia che si dipana sui muri, sui marmi, nelle foto e nei ricordi di raccontarvi che cosa sia stata e sia ora la Torre dei Caduti. La Torre «della Banca Popolare» per moltissimi bergamaschi che ci saranno passati davanti mille volte, nel traffico e nelle faccende di tutti i giorni affaccendati, con uno sguardo molto più attento all’orologio (che segna il tempo esatto, al contrario di quello delle Poste) e distratto, da non immaginarsi che, ad esempio, quella signora di colore verde che si vede troneggiare in facciata è l’Italia con la vittoria alata in una mano e la spada nell’altra. E da non immaginare che dentro ci sia altro, non solo pietre grigie. Nel rinascimento culturale di questa primavera, Bergamo scopre, insieme alla Carrara e ad Astino, di avere un altro cuore che batte nel cuore stesso della città. Una torre che, oggi, nel giorno del centenario dell’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra tornerà ad essere, simbolicamente e fisicamente abbracciata, dalla sua gente. Un ritorno, per certi versi, sorprendente perché il restauro conservativo ed il ripensamento museale-iconografico (promosso dal Comune e dalla Fondazione Bergamo nella Storia, ma sostenuto finanziariamente dalla Fondazione Banca Popolare di Bergamo con 250 mila euro) svela e rivela, attraverso un coinvolgente allestimento, un itinerario che, nella ginnica verticalità dei gradini, attraversa quasi un secolo di storia e di vita. Si comincia dal primo piano del Sacrario, con i nomi degli 800 Caduti della città nella Grande guerra, incisi in oro nel marmo nero, sotto lo sguardo severo ma incurante (delle polemiche che ancora oggi suscita) di Antonio Locatelli, per poi passare al secondo che rilegge le vicende della costruzione della Torre, i disegni del Piacentini, le foto dell’inaugurazione, per poi avvicinarsi, in un angolo, al database che fa lo screening di 12.093 Caduti bergamaschi, nati a, partiti per, numero di matricola, morti per... Un immane lavoro di ricerca e di incrocio di fonti in progress. E poi, più su. Al terzo, sul sottofondo di un comizio, la Torre racconta il suo uso pubblico, dove — prima al balcone e poi appena sotto, sulle tribune —, si sono sentite mille voci, promesse elettorali, discorsi e giuramenti. Sotto la Torre, c’era e c’è una città che vive, e lo sguardo del quarto piano è quello dell’occhio «social»; lo struscio sul Sentierone, piazza Dante, la «vedovella». Prima del cielo c’è il tempo del grande orologio. Lo si scopre al 5° piano, una «macchina del tempo» che si presentava in buone condizioni di conservazione, ma che è stata smontata pezzo per pezzo, codificata, ripulita e rimontata. L’artigiano che se ne è occupato era emozionato ieri nel mostrare il frutto del suo appassionato lavoro, così come orgoglio ed emozione sono trapelati dalle parole di chi ha promosso e finanziato il lavoro. A mezzogiorno in punto, con le lancette perfettamente allineate, è stato facile sentirsi come Hugo Cabret, il ragazzo che controllava gli orologi della stazione di Parigi. A lui piaceva immaginare che il mondo fosse un unico grande meccanismo. «Sai — diceva — le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono. Così io penso che se il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo. E anche tu». Qui sulla Torre più alta della città.



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