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PALMIRA -
IL FOGLIO inserto - 28 maggio 2015

Oggi genocidi culturali, domani umani Imperialismo e guerra al califfo. Le idee di Kaplan e Totten "Il collasso del totalitarismo alla radice del caos" nel mondo arabo, scrive Kaplan in un saggio duro in cui rivaluta l'imperialismo. Chi salver Palmira dalle distruzioni dello Stato islamico? L'antica citt greco-romana, un tempo eccezionale metropoli commerciale e punto di scambio tra Europa, Persia, Cina e India, patrimonio mondiale dell'Unesco e culla di civilt con un valore simbolico e strategico incalcolabile, questo mese stata conquistata dallo Stato islamico. Per ora sembra che il califfo abbia risparmiato alle antiche colonne romane il trattamento riservato alle statue dei musei iracheni, ma ieri secondo Reuters ha usato il grande anfiteatro della citt come scenografia per l'esecuzione di massa di venti persone. L'Unesco ha chiesto alla comunit internazionale di mobilitarsi per salvare il patrimonio della citt. Reperti a parte, proprio la caduta di Palmira scrive Robert D. Kaplan, uno dei pi influenti studiosi di geopolitica del mondo, in un articolo pubblicato su Foreign Policy con il titolo "The Ruins of Empire in the Middle East" mostra come in medio oriente l'ordine politico sia difficilmente recuperabile. La citt, scrive Kaplan, simbolo di come i rapporti di potere nella regione "erano determinati dalle vie del commercio pi che da confini fissi". Una "realt fluida", non adatta alle regole e all'ordine della convivenza democratica, in cui lentamente tutto il medio oriente rischia di cadere di nuovo, perch al vecchio ordine imposto dall'imperialismo occidentale si stanno sostituendo il caos e il disordine. E' questa la provocazione del grande studioso: solo con un ritorno all'imperialismo possiamo recuperare l'ordine e la stabilit perduti. "Lo sgretolamento che vediamo nel mondo arabo oggi", scrive Kaplan, il risultato della caduta finale di tre diversi sistemi imperiali. Quello dell'impero ottomano, che crollato nel 1918 lasciando un caos di lotte settarie, etniche e nazionaliste dietro di s. Quello dell'imperialismo europeo, la cui eredit continuata per decenni dopo il ritiro di Francia e Inghilterra dalla regione. Infine, quello dell'imperialismo americano e dell'America come potenza stabilizzatrice nella regione. "Non sono solo le forze imperiali che sono cadute e hanno lasciato il caos al loro posto", scrive Kaplan. "Il crollo di Saddam Hussein in Iraq, di Muammar Gheddafi in Libia e la riduzione del regime di Bashar el Assad in Siria al ruolo di staterello minore ha concluso l'era dei dittatori postcoloniali, il cui dominio era collegato organicamente all'eredit del colonialismo. Dopotutto, questi dittatori governavano dentro a confini eretti dagli europei" e avevano costruito delle identit secolari in assenza di Michael Totten chiede all'America di mandare truppe in Siria come in Europa durante la Seconda guerra mondiale vincoli nazionali ed etnici. Tutto questo stato spazzato via, e anche "la cosiddetta Primavera araba non ha riguardato la nascita della libert, ma il collasso dell'autorit centrale", con poca cura su quanto gli stati privati di guida fossero pronti ai "rigori della democrazia". Due tipi di stati, scrive Kaplan, sono oggi riconoscibili nella nuova realt fluida del mondo arabo: "le antiche culle di civilt", "che hanno sviluppato una forma di identit secolare forte che va oltre le questioni etniche e religiose" e che non stata messa in dubbio dai tumulti recenti e dalla Primavera araba: questi stati sono il Marocco, la Tunisia, l'Egitto. Per Kaplan "il problema in questi paesi stato su chi deve tenere il governo e su quale governo dovrebbe esserci, non sulla possibilit dell'esistenza di un governo centrale". Poi ci sono gruppi di stati molto pi instabili, come Libia Siria e Iraq, le cui identit sono state inventate dagli imperialisti europei. "Poich in questi casi l'identit fragile, erano necessarie le forme pi soffocanti di autoritarismo per tenere insieme questi stati". "Il totalitarismo", scrive Kaplan, "era l'unica risposta alla fine dell'imperialismo dell'occidente in questi stati artificiali, e il collasso del totalitarismo alla radice del caos del medio oriente". "Un nuovo presidente americano nel 2017 potrebbe cercare di ripristinare l'influenza imperiale occidentale nella regione", scrive Kaplan, ma ormai il collasso dell'autorit centrale nel medio oriente potrebbe essere irrimediabile. "In molti paesi semplicemente non c' nessuno al comando a cui presentare le nostre preoccupazioni". E' cos che l'imperialismo, demonizzato per decenni, torna seducente: "Allora c'erano stati in guerre tra loro, oggi ci sono sotto-stati", conclude Kaplan. "L'imperialismo favoriva l'ordine, per quanto retrogrado potesse essere". Ma se l'ordine del medio oriente perduto, Palmira e l'intera culla della nostra civilt restano in mano al regime totalitario e sanguinario dello Stato islamico. Michael J. Totten, giornalista e autore di saggi di geopolitica, raccoglie sul quotidiano online londinese City Journal le parole del capo del dipartimento delle Antichit siriano Maamoun Abdulkarim, che dice che salvare Palmira " una battaglia del mondo intero". Le cose in Siria sono cos terribili che anche "gli assassini seriali, criminali di guerra, gangster settari e sponsor del terrorismo internazionale del regime del partito Baath arabo socialista di Bashar el Assad possono definirsi con credibilit 'difensori della civilt"', scrive Totten. Pure i ci *** vili siriani sono fuggiti da Palmira davanti allo Stato islamico. Gli iracheni, i turchi, i giordani per ragioni di capacit o di politica interna non si muoveranno per salvare la culla della nostra civilt, e il presidente russo Vladimir Putin, scrive Totten, "non correr mai a salvare altra civilt che non sia la sua". "Chi potr intervenire, dunque?", si chiede Totten. "Restano solo gli Stati Uniti. Siamo noi l'unica vera speranza. Solo che non lo siamo". "Potremmo mandare truppe di terra per proteggere Palmira", scrive Totten. "La citt parte del nostro patrimonio culturale, in un certo senso, poich apparteneva un tempo all'impero romano, e abbiamo gi fatto operazioni simili nel passato. Il film di George Clooney 'The Monument Men', uscito all'inizio del 2014, racconta gli sforzi di una piccola unit dell'esercito americano durante la Seconda guerra mondiale per salvare costruzioni, ponti e opere d'arte prima che i nazisti potessero distruggerli. Puoi spazzare via un'intera generazione', dice Frank Stokes, interpretato da Clooney, puoi bruciare le case delle persone, ma alla fine troveranno il modo di ritornare. Ma se distruggi la loro storia e distruggi le loro conquiste, come se non fossero mai esistiti. E' questo che vuole Hitler, ed esattamente quello contro cui noi combattiamo'. Totten chiede dunque una grande mobilitazione, d'opinione e militare. "Probabilmente non occuperemo mai la Siria", aggiunge poi in uno slancio di realismo pessimista. "Questo richiederebbe pi di un decennio (di guerra). Per cui s, il presidente degli Stati Uniti potrebbe andare e salvare Palmira, ma le possibilit che questo accada sono poche. Il presidente Barack Obama ha condotto una campagna elettorale e politiche sulla fine delle guerre in Iraq e Afghanistan, sul non rimanere invischiati in questo genere di situazioni. Su questo tema sostenuto dalla maggioranza degli americani di entrambi i partiti politici". "Ma l'inazione ha i suoi costi", scrive Totten. "Oltre alle centinaia di migliaia di persone che sono gi state uccise, uno stato terrorista e psicopatico che rester con noi per lungo tempo sta crescendo nel deserto e si prepara a mandare in onda la distruzione degli edifici pi meravigliosi della regione per centinaia di chilometri in ogni direzione". E non solo una questione di antichit e patrimonio storico-archeologico: "Gli eserciti pronti a commettere dei genocidi culturali sono sempre pronti a commettere genocidi contro le persone. Lo Stato islamico pensa di seguire l'esempio del profeta. Sta seguendo anche quello di Hitler, Stalin, Pol Pot, Mao". Ritorna cos la necessit di ordine e stabilit, e l'imperativo per l'occidente per un intervento deciso. Scrive Kaplan: "La sfida ora non tanto stabilire la democrazia quanto ristabilire l'ordine. Perch senza ordine non c' libert per nessuno". E se "crociata una parolaccia", come abbiamo scritto sul Foglio, "se non si pu far nulla, perch non corretto, facciamo almeno una copia del Louvre, una degli Uffizi, una del British, una di Pompei ed Ercolano, daremo lavoro a un sacco di gente, e mettiamo il tutto al sicuro. Dovessero distruggere Palmira, i nuovi califfi o successori acquisterebbero il diritto al tempo, una prerogativa storica della cultura occidentale anche non archeologica, e scoccata la prossima ora toccherebbe a noi".



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