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Roma, Brixia e le Genti del Po. Brescia torna alle origini
di VALENTINA TOSONI
(21 maggio 2015) LA REPUBBLICA


La città riscopre le sue radici, grazie a una ricca esposizione che spiega l'epopea dell'Unione tra la Repubblica in riva al Tevere e le culture padane. Un percorso lungo tre secoli, dopo i quali nulla è stato come prima



La storia antica di Brescia e del territorio che la circonda è indagata dalla mostra da poco inaugurata al Museo di Santa Giulia “Roma e le genti del Po”. La ricca e articolata esposizione piacerà soprattutto a chi aspettava l’occasione non solo di capire l’origine di Brixia città romana, ma anche di approfondire quegli intrecci di vicende, vite di illustri protagonisti e fenomeni sociali che hanno caratterizzato il territorio, tra il III e il I secolo a.C., portando alla romanizzazione delle genti del Po. Battaglie, scontri e vicende incontrate sui libri scolastici, con protagonisti come Annibale, Scipione, Emilio Lepido, Mario Silla, la Gallia Cisalpina, la Roma Repubblicana, che provocarono quel processo evolutivo necessario per trasformare e modernizzare quei luoghi dal punto di vista sociale, culturale e fisico, tra bonifiche e disboscamenti. Concepita come un viaggio l’esposizione si articola in 12 tappe. Il racconto mette in luce l'incontro tra i romani e le popolazioni del Po, con le loro usanze e tradizioni. Nella terza sezione tutta dedicata alla guerra, uno dei temi principali della mostra, vengono presentati una serie di eccezionali esempi di elmi e armature, mentre la quarta sezione prosegue il discorso illustrando il dopo guerra e la propaganda romana. L'esito dei due processi e la nascita della grandi città, segnarono la definitiva romanizzazione della pianura. I simboli della città, gli edifici di culto e gli arredi delle dimore private sono presentati nelle successive sezioni. Infine, viene spiegata la perfetta sintesi dello straordinario incontro tra le civiltà e Catullo, la cui unica raffigurazione esistente chiude la mostra.

LE IMMAGINI

“La mostra di Brescia vuole narrare questa vicenda uscendo dallo schema tradizionale dello scontro tra Roma e popolazioni locali considerate semibarbare e da integrare nella civiltà classica per mostrare invece la realtà di un confronto che aveva molteplici sfaccettature” - ha sottolineato il curatore Luigi Malnati - “Il confronto tra le popolazioni locali e i coloni era affidato soprattutto alle sepolture; per la prima volta vengono esposti insieme reperti (corredi ma anche stele funerarie) dello stesso periodo attribuibili a romani (in Emilia Romagna e Aquileia) a Veneti, Cenomani, lnsubri, Liguri. E' così possibile confrontare l'apparato funerario di un notabile romano sepolto presso Piacenza con il letto funerario in osso di fattura centro-italica e tradizione ellenistica, con la sepoltura del capo cenomane di Zevio con resti del carro e vasellame bronzeo della medesima provenienza. Così dall'intesa tra le classi dirigenti e da un confronto virtuoso tra le diverse aree culturali nasceva la provincia della Gallia Cisalpina, centro propulsore delle conquiste di Cesare e futuro baluardo della civiltà classica contro le invasioni germaniche”. Ciò è inoltre testimoniato splendidamente con il Parco Archeologico di Brescia, il più importante, esteso e conservato del nord Italia.Con millecinquecento metri quadrati di esposizione e oltre 500 reperti archeologici che arrivano da decine di musei ed istituzioni l’esposizione è uno degli appuntamenti culturali più importanti in Lombardia in occasione dell’Expo. Grazie poi a disposiviti messi a punto dalla società Art Glass, viene data la possibilità di rivedere, dopo 2000 anni, gli edifici e la città come si presentavano dal III secolo a. C. al I secolo d. C. con ricostruiti i monumenti antichi e le trasformazioni avvenute dopo il suo abbandono.



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