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FIRENZE - La statua c'è ma non si vede Il giallo dell'Atleta a Palazzo Strozzi
Gaia Rau
24 maggio 2015 LA REPUBBLICA



È IL grande assente della mostra di Palazzo Strozzi, il protagonista di uno dei più avvincenti gialli di archeologia subacquea di sempre, nonché la più famosa opera d'arte contesa fra Italia e Stati Uniti. La statua raffigurante l'Atleta vittorioso attribuita a Lisippo, conosciuta anche come "Atleta di Fano" o "Getty Bronze", è nel catalogo, edito da Giunti, di " Potere e Pathos" , la grande rassegna dedicata alla scultura ellenistica ospitata fino al 21 giugno dall'istituzione fiorentina in collaborazione con J. Paul Getty Museum di Los Angeles e National Gallery di Washington, ma a Palazzo Strozzi non è mai arrivata.

Della sua vicenda si parlerà martedì in Sala Ferri (ore 18) con il giornalista Fabio Isman, nel corso di un incontro, intitolato "I predatori dell'arte perduta", in cui si tenterà di fare il punto sul fenomeno degli scavi illegali che dal 1970 in poi, secondo un calcolo dell'università di Princeton, hanno originato l'immissione clandestina sul mercato internazionale di almeno un milione e mezzo di antichità. Oggi, una cinquantina di musei stranieri possiedono ancora reperti archeologici estratti di frodo in Italia. Alcuni di essi li hanno, in parte, restituiti: è il caso proprio del Getty che, in virtù di un accordo stipulato nel 2009 con il ministero dei Beni culturali, ha acconsentito al ritorno in Italia di quaranta opere, tra le quali la famosa "Venere di Morgantina", oggi al museo di Aidone. Fuori dalla trattativa è rimasto però l'"Atleta", bronzo alto un metro e mezzo rimasto incagliato nelle reti di un peschereccio italiano al largo di Fano – secondo alcuni in acque territoriali, secondo altri internazionali – venduto dai marinai per tre milioni e mezzo di lire, poi scomparso e ricomparso tredici anni dopo fra le antichità del Getty di Malibu, che lo aveva acquistato per la cifra record di 3,98 milioni di dollari alla morte del fondatore, il miliardario Paul Getty, diffidente all'idea di comprare un reperto di provenienza controversa. Da qui si dipana una vicenda politica e giudiziaria lunga e complessa, ancora ben lontana da una conclusione: nel 2010 il tribunale di Pesaro ha infatti decretato la confisca del bronzo «attualmente al Getty Museum o ovunque esso si trovi», decisione seguita da un ricorso da parte del Getty stesso di fronte alla Cassazione la quale, nel giugno dello scorso anno, ha stabilito a sua volta di rinviare gli atti del contenzioso alla Corte costituzionale. L'iter è stato attivato dall'associazione marchigiana "Le Cento città" che, anche nel caso della mostra fiorentina (che dal 28 luglio si trasferirà proprio al Getty) non ha mancato di far sentire la propria voce, polemizzando contro la dicitura "Bronzo Getty" riportata in catalogo.



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