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Il senso civico dei piccoli gesti quotidiani
Nando Pagnoncelli
Corriere della Sera 31/5/2015

I milanesi della spugna antigraffiti. I giovani nel fango di Genova. I volontari del terremoto. Ogni volta che unemergenza chiama, loro ci sono. Creano un valore ignorato dal Pil che si paga con lunica ricchezza di chi in difficolt: la gratitudine. Come gli uomini e le donne che il sabato e la domenica indossano una divisa gialla per garantire un ambulanza e tutti i generosi cittadini che rinunciano al weekend per offrire assistenza a malati e anziani in ospedale o in un ospizio. E poi ci sono i genitori che si prendono cura di una scuola o di un asilo e gli operai che tengono pulito il paese usando le ore di cassa integrazione. Chi glielo fa fare?

opinione diffusa che lItalia sia un Paese caratterizzato da un limitato senso civico, nel quale i cittadini antepongono le istanze personali e familiari a quelle della societ e si mostrano pi propensi a rivendicare i diritti che a riconoscere i propri doveri. Ma veramente cos? Losservatorio sul senso civico promosso da Comieco in collaborazione con il Corriere della Sera offre il ritratto di un Paese che solo in parte conferma lo stereotipo e mostra non poche contraddizioni.
Partiamo dalle cose che contano per gli italiani: al primo posto, prevedibilmente, gli affetti (famiglia, amore e amicizia), seguiti dalla qualit della vita (salute, lavoro, sicurezza per il futuro) e dai valori (il rispetto delle regole, la solidariet e limpegno sociale). Tra i comportamenti considerati inaccettabili primeggiano i danni alla collettivit, seguiti dai comportamenti amorali (rubare e corrompere, in primis) e dalla mancanza di rispetto per gli altri.
In realt il rapporto tra noi e gli altri appare piuttosto complesso, improntato a diffidenza e preoccupazione. Con tutta evidenza la crisi economica e le difficolt che gli italiani vivono hanno attivato una sorta di ripiegamento difensivo e lindice di fiducia verso gli altri sta diminuendo: infatti l89% dei cittadini ritiene che non si sia mai troppo prudenti nel trattare con la gente (in crescita di 7% rispetto al 2005) e l81% persuaso che gli altri approfitterebbero della loro buona fede (+13%). Solo 51% ritiene che gran parte della gente sia degna di fiducia (-8%) e il 46% che gli altri siano sempre corretti.
La stragrande maggioranza (74%) crede che lamore per la propria famiglia non giustifichi azioni dannose nei confronti della comunit. Ma il dato in calo del 6% rispetto a dieci anni fa e di ben il 15% rispetto al 2001. Al contrario un italiano su quattro (26%, in crescita del 6%) crede che la principale responsabilit di una persona sia verso la propria famiglia e non verso la comunit.
In realt lindividualismo e il familismo coesistono con un volontariato largamente diffuso nel nostro Paese. Basti pensare che una persona su due ha avuto occasione di svolgerlo negli ultimi anni: il 15% continua a svolgerlo regolarmente, il 24% saltuariamente e l11% lo ha fatto in passato ma ora non pi. Le attivit sono maggiormente concentrate nei servizi alla persona (59%), nellambiente (33%) e nella cultura (27%). E anche le piccole pratiche quotidiane di attenzione allambiente, che 9 italiani su 10 considerano in termini molto positivi per i vantaggi collettivi che generano, sono svolte regolarmente dalla stragrande maggioranza dei cittadini: oltre 4 italiani su 5 differenziano la raccolta di vetro, plastica, carta e lattine e tra il 68% e il 79% separa la raccolta di rifiuti umidi, pile, farmaci e apparecchi elettrici.
Volontariato e attenzione allambiente sono giudicati espressione del senso civico, un senso civico allitaliana che trae origine pi dai valori individuali (78%) che dal rispetto per la comunit nella quale si risiede (48%) o, men che meno, dalla fiducia nelle istituzioni (24%). Un senso civico che, secondo i nostri connazionali, non viene certo stimolato dalla politica: solo una ristretta minoranza ritiene che il governo (18%), il Parlamento (17%) o i partiti (14%) favoriscano la diffusione del civismo tra i cittadini. E non fanno bella figura neppure i mass media, si salva solo la scuola (58%).
E i cittadini sono molto severi con la classe dirigente del Paese, infatti solo 1 su 10 pensa che sia di esempio e l89% ritiene che lo sia poco (32%) o per nulla (57%, con un aumento di ben 29% rispetto al 2005). Ma lo sono anche con gli italiani stessi, basti pensare che il 71% convinto che la societ civile non sia diversa dai politici quanto a furbizia e anomia. E per favorire il civismo si privilegerebbe leducazione (73%) alla sanzione dei comportamenti non civici (10%). Prevale, quindi, la convinzione che il rispetto per la collettivit sia frutto di paziente lavoro di apprendimento fin dalla giovane et.
Insomma, in un Paese caratterizzato da diffidenza nei confronti degli altri (istituzioni, classe dirigente e gli stessi connazionali) emerge un senso civico fai-da-te, originato da aspetti etici e da quanto si apprende in famiglia e a scuola. Ed un senso civico che trova espressione e si alimenta in una molteplicit di comportamenti quotidiani che vanno dal volontariato alle donazioni, dalla raccolta differenziata alle mobilitazioni spontanee dei cittadini, di cui quella di Milano allindomani delle devastazioni dei black bloc nel giorno dellinaugurazione dellExpo solo lesempio pi recente.

Nando Pagnoncelli

Gli italiani diffidano delle istituzioni ma amano il volontariato e lambiente
La met aiuta qualcuno o lo ha fatto, anche se l89% teme che gli altri lo danneggino
opinione diffusa che lItalia sia un Paese caratterizzato da un limitato senso civico, nel quale i cittadini antepongono le istanze personali e familiari a quelle della societ e si mostrano pi propensi a rivendicare i diritti che a riconoscere i propri doveri. Ma veramente cos? Losservatorio sul senso civico promosso da Comieco in collaborazione con il Corriere della Sera offre il ritratto di un Paese che solo in parte conferma lo stereotipo e mostra non poche contraddizioni.
Partiamo dalle cose che contano per gli italiani: al primo posto, prevedibilmente, gli affetti (famiglia, amore e amicizia), seguiti dalla qualit della vita (salute, lavoro, sicurezza per il futuro) e dai valori (il rispetto delle regole, la solidariet e limpegno sociale). Tra i comportamenti considerati inaccettabili primeggiano i danni alla collettivit, seguiti dai comportamenti amorali (rubare e corrompere, in primis) e dalla mancanza di rispetto per gli altri.
In realt il rapporto tra noi e gli altri appare piuttosto complesso, improntato a diffidenza e preoccupazione. Con tutta evidenza la crisi economica e le difficolt che gli italiani vivono hanno attivato una sorta di ripiegamento difensivo e lindice di fiducia verso gli altri sta diminuendo: infatti l89% dei cittadini ritiene che non si sia mai troppo prudenti nel trattare con la gente (in crescita di 7% rispetto al 2005) e l81% persuaso che gli altri approfitterebbero della loro buona fede (+13%). Solo 51% ritiene che gran parte della gente sia degna di fiducia (-8%) e il 46% che gli altri siano sempre corretti.
La stragrande maggioranza (74%) crede che lamore per la propria famiglia non giustifichi azioni dannose nei confronti della comunit. Ma il dato in calo del 6% rispetto a dieci anni fa e di ben il 15% rispetto al 2001. Al contrario un italiano su quattro (26%, in crescita del 6%) crede che la principale responsabilit di una persona sia verso la propria famiglia e non verso la comunit.
In realt lindividualismo e il familismo coesistono con un volontariato largamente diffuso nel nostro Paese. Basti pensare che una persona su due ha avuto occasione di svolgerlo negli ultimi anni: il 15% continua a svolgerlo regolarmente, il 24% saltuariamente e l11% lo ha fatto in passato ma ora non pi. Le attivit sono maggiormente concentrate nei servizi alla persona (59%), nellambiente (33%) e nella cultura (27%). E anche le piccole pratiche quotidiane di attenzione allambiente, che 9 italiani su 10 considerano in termini molto positivi per i vantaggi collettivi che generano, sono svolte regolarmente dalla stragrande maggioranza dei cittadini: oltre 4 italiani su 5 differenziano la raccolta di vetro, plastica, carta e lattine e tra il 68% e il 79% separa la raccolta di rifiuti umidi, pile, farmaci e apparecchi elettrici.
Volontariato e attenzione allambiente sono giudicati espressione del senso civico, un senso civico allitaliana che trae origine pi dai valori individuali (78%) che dal rispetto per la comunit nella quale si risiede (48%) o, men che meno, dalla fiducia nelle istituzioni (24%). Un senso civico che, secondo i nostri connazionali, non viene certo stimolato dalla politica: solo una ristretta minoranza ritiene che il governo (18%), il Parlamento (17%) o i partiti (14%) favoriscano la diffusione del civismo tra i cittadini. E non fanno bella figura neppure i mass media, si salva solo la scuola (58%).
E i cittadini sono molto severi con la classe dirigente del Paese, infatti solo 1 su 10 pensa che sia di esempio e l89% ritiene che lo sia poco (32%) o per nulla (57%, con un aumento di ben 29% rispetto al 2005). Ma lo sono anche con gli italiani stessi, basti pensare che il 71% convinto che la societ civile non sia diversa dai politici quanto a furbizia e anomia. E per favorire il civismo si privilegerebbe leducazione (73%) alla sanzione dei comportamenti non civici (10%). Prevale, quindi, la convinzione che il rispetto per la collettivit sia frutto di paziente lavoro di apprendimento fin dalla giovane et.
Insomma, in un Paese caratterizzato da diffidenza nei confronti degli altri (istituzioni, classe dirigente e gli stessi connazionali) emerge un senso civico fai-da-te, originato da aspetti etici e da quanto si apprende in famiglia e a scuola. Ed un senso civico che trova espressione e si alimenta in una molteplicit di comportamenti quotidiani che vanno dal volontariato alle donazioni, dalla raccolta differenziata alle mobilitazioni spontanee dei cittadini, di cui quella di Milano allindomani delle devastazioni dei black bloc nel giorno dellinaugurazione dellExpo solo lesempio pi recente.



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