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TOSCANA - Il governo contro la legge sulle cave
Maurizio Bologni
03 giugno 2015 LA REPUBBLICA




IL GOVERNO impugna davanti alla Corte Costituzionale la legge della Regione che espropria le cave delle Apuane nei Comuni di Massa e Carrara, storicamente assegnate ai privati come "beni estimati" dall'editto della duchessa Maria Teresa Cybo Malaspina del 1751. Tramite il ministero affari regionali, che ha deciso l'impugnazione, il consiglio dei ministri non si schiera nettamente nel merito dell'esproprio, ma si rivolge alla Corte Costituzionale ritenendo quella della Regione un'invasione di campo su un tema di stretta pertinenza legislativa dello Stato. A chi spetti normare, decideranno ora i giudici costituzionali.

La questione non è di poco conto. Con legge del 25 marzo scorso- che si affianca alla disposizioni del piano del paesaggio, che è cosa diversa e non oggetto di impugnativa almeno per questo aspetto - la Regione ha dettato disposizioni in materia di cave per dirimere un'antica e irrisolta questione: sono o non sono di proprietà privata i "beni estimati", un totale di circa 65 superfici che insistono su un totale di un'ottantina di cave nei Comuni di Carrara e Massa? Secondo la Regione, non lo sono. E con l'atto di "esproprio" l'ente guidato da Enrico Rossi mette in piedi un meccanismo di concessioni, a cui d'ora in poi sottoporre le aree rese pubbliche, che vuole premiare quei cavatori che lavorano sul posto il marmo, dando quindi valore aggiunto e garantendo crescita del know how alle attività estrattive. E così la legge stabilisce che le concessioni delle ex cave private, ora affidate per 7 anni, possano allungarsi fino a 25 anni per chi lavori in sede il 50% del materiale estratto.

Fin qui, dunque, l'intervento legislativo della Regione. Che però, ora, il governo ritiene illegittimo. Nella seduta del 29 maggio scorso, il ministero affari regionali ha esaminato ben sei leggi della Regione Toscana su materie in potenziale conflitto con la competenza statale in base alla riforma dell'articolo 5 della Costituzione. Disco verde per 5 dei 6 provvedimenti. Non per la legge sulle cave.

Le pagine con cui il ministero affari regionali motiva l'impugnazione espongono come vi siano due scuole di pensiero sull'argomento. Una ritiene i "beni estimati" proprietà pubblica dei Comuni. Mentre «un opposto orientamento, fondato su pareri di studiosi di chiara fama (tra i quali Cesare Piccioli, Paolo Barile ed Emanuele Conte) » sostiene che «i "beni estimati" non hanno mai costituito oggetto di piena proprietà». Il governo, senza schierarsi troppo, afferma quindi che sul tema non spetta alla Regione legiferare. «Nel dirimere il suddetto contrasto interpretativo includendo i " beni estimati" nell'ambito del patrimonio indisponibile comunale, nonostante consistenti elementi potrebbero far ritenere tali beni come oggetto di proprietà privata, la disposizione regionale impugnata colma una lacuna nell'ordinamento civile italiano. Tuttavia, questa operazione deve ritenersi rimessa alla potestà legislativa esclusiva statale in materia di "ordinamento civile", quindi la disposizione censurata viola l'articolo 117 comma 2, lettera 1) della Costituzione».

Per quanto l'intervento del governo cerchi di mantenere una certa equidistanza, l'impugnazione segna un punto a favore delle imprese dei cavatori, che si battono contro questa legge e contro il piano paesaggistico che comporterà la chiusura di cave nel parco delle Apuane.



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