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SARDEGNA - Parco eolico, adesso il no definitivo
di Paolo Merlini
LA NUOVA SARDEGNA 04 giugno 2015

MACOMER Il parco eolico nel cuore del Marghine non s'ha da fare. A un anno dal no della giunta regionale alla realizzazione di un megaimpianto nell'agro di Sa Muzzere, nelle scorse settimane stato rispedito al mittente un altro progetto che pendeva sul territorio compreso tra Borore e Macomer. Su proposta dell'assessore all'Ambiente Donatella Spano, la giunta Pigliaru ha infatti espresso giudizio negativo sulla compatibilit ambientale del progetto targato Saras, che prevedeva nelle campagne di Putzu Oes la costruzione di 14 pale alte ciascuna 175 metri (pari a un palazzo con pi di cinquanta piani, per rendere l'idea). I motivi del diniego sono molteplici, e si basano sull'articolata relazione del Savi (il settore della Regione che si occupa di valutare preliminarmente l'impatto ambientale delle grandi opere) che aveva a sua volta richiesto di respingere il progetto. Relazione che viene riportata pressoch integralmente nelle 51 pagine della delibera di giunta. Le ragioni del no. I motivi che hanno portato alla bocciatura del progetto, presentato nel 2010 dalla Ensar, societ del gruppo Saras, sono di ordine ambientale, naturalistico, paesaggistico e archeologico. Da notare che, oltre alle osservazioni presentate dagli ambientalisti (il circolo territoriale di Legambiente), anche il Comune di Macomer aveva espresso la propria contrariet al parco eolico, bench fossero appena due su quattordici le pale previsto nel proprio territorio. Ma anche i funzionari dell'assessorato all'Ambiente della Provincia di Nuoro avevano sollevato numerosi dubbi sulla proposta, mentre in campo restavano, come unici sponsor, l'amministrazione comunale di Borore e il Consorzio per la zona industriale di Macomer. La soprintendenza ai beni archeologici dal canto suo aveva evidenziato che tutte le aree limitrofe sono ricchissime di monumenti archeologici, e in misura la stessa area interessata direttamente dal parco eolico. Di conseguenza, il ministero dei Beni culturali aveva espresso parere negativo. I pericoli per gli uccelli. Un altro aspetto, tra i tanti contestati, riguarda la sopravvivenza dell'avifauna. La societ proponente citava l'esperienza della sua collegata Parco eolico Ulassai, dove l'incidenza di uccelli morti a causa del moto della pale sarebbe bassissima. Una difesa preventiva che il Savi non ha preso in considerazione, anche per la notevole distanza tra Borore e Ulassai (circa 80 chilometri in linea d'aria) e dunque la differente popolazione di uccelli tra un territorio e l'altro. Non era stata verificata, per esempio, la presenza tra le varie specie della gallina prataiola, che gode fra l'altro di severe norme di protezione a livello europeo. Ma anche la vicinanza con l'area di riproduzione, e pi in generale di nutrizione, dell'avvoltoio grifone (che nidifica sulla costa di Bosa). Ultima, ma non per importanza, la presenza di numerose attivit agropastorali nel territorio, nonostante la vicinanza con la zona industriale di Tossilo (che veniva addotta da proponente e supporter del progetto). Il fronte del S. Nulla da fare dunque per un progetto che risale al 2004, e che era stato gi cassato dalla giunta regionale guidata da Renato Soru. Venne ripresentato nel 2010, quando era in carica la giunta Cappellacci, dalla Ensar (oggi Peu), societ facente capo alla Saras come la precedente Sarven. Nel 2012 viene presentata la richiesta di valutazione di impatto ambientale, con l'esito dei giorni scorsi. Da notare come lo scorso anno il sindaco di Borore, Tore Ghisu, che ha sempre avuto a cuore il progetto, protest per la lungaggine del procedimento. Con lui si erano schierati l'associazione degli industriali di Nuoro, i sindacati e ovviamente la Saras. Secondo Ghisu, al di l degli aspetti ambientali e paesaggistici, il parco eolico avrebbe portato nelle casse comunali introiti annuali per circa 400 mila euro (il 2,6 per cento del fatturato) e dato lavoro a sette persone. Per la segreteria Cgil era un progetto appetibile e condiviso, la Cisl se l'era presa con la burocrazia che frena lo sviluppo. La risposta dopo tre anni arrivata, ed un no senza appello.



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