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Il mecenatismo inutile, la cultura diventi impresa
Pasquale Casillo*
Corriere del Mezzogiorno - Bari 9/6/2015

*Pasquale Casillo - Imprenditore

Larticolo di Maddalena Tulanti pubblicato recentemente ripropone un tema annoso, che per diviene assolutamente strategico e centrale per lItalia ed il suo meridione, anche a seguito della nomina di Matera quale capitale europea della cultura per il 2019: con la cultura si mangia? Detto in altri termini, la cultura pu essere il driver di sviluppo di un territorio?
Essendo il tema annoso, evidentemente non ha ancora trovato una propria sistematizzazione, e parlo di sistematizzazione e non di soluzione, in quanto non una azione puntuale quella che deve essere individuata, ma un approccio metodologico coerente agli obiettivi.
E qui viene subito in gioco linnovazione. Albert Einstein diceva: follia fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi. In sostanza, nel contesto in cui viviamo, in cui rispetto ad ogni tema richiesto un profondo cambiamento, una profonda discontinuit, servono azioni e metodologie nuove. Ma, come noto a tutti coloro che giornalmente sono chiamati a confrontarsi con il cambiamento, il primo e fondamentale passo nella gestione del cambiamento la sua accettazione, la profonda convinzione della sua necessit, in quanto il cambiamento sacrificio, navigazione in mare aperto, ricerca di nuovi equilibri. un lavoro duro. Nel contempo linnovazione ha successo quando evoluzione e non palingenesi. Ogni cambiamento deve partire sempre da quanto di buono stato fatto in passato.
Nellapprocciarsi al cambiamento, la stella polare rispetto al passato, non pu che essere la sostenibilit. Viviamo in un epoca nella quale cominciamo a comprendere che dobbiamo porci il problema della scarsit delle risorse, che non una visione pessimistica del futuro, ma la constatazione che abbiamo il dovere di lasciare un mondo migliore (o non peggiore) di quello che abbiamo trovato, una equa distribuzione intergenerazionale delle risorse, dobbiamo congiuntamente affrontare il tema della produzione, consumo e tutela delle risorse. E sul tema della sostenibilit, un ruolo assolutamente centrale deve essere svolto dallimpresa sostenibile, la quale socialmente responsabile, opera e viene valutata non solo in chiave di reddito, ma di prodotto sociale, di ricchezza distribuita al territorio. Una impresa che oltre che obiettivi economici in senso stretto, persegua obiettivi di progresso culturale, di promozione del proprio territorio e di tutela delle risorse territoriali tangibili ed intangibili. Ma, non dimentichiamolo, sostenibilit significa consumare risorse che vengono prevalentemente prodotte. Il mecenatismo lantitesi della sostenibilit, in quanto si basa non su equilibri economici, ma sulla concessione paternalistica e bonaria del mecenate, spesso - se non sempre - alla ricerca di accreditamento sociale.
Siamo giunti al punto: si pu mangiare con la cultura? Probabilmente s, se in maniera innovativa mettiamo in campo imprese culturali (operanti nel campo della valorizzazione delle risorse artistiche, archeologiche, paesaggistiche, ambientali, della storia e della tradizione) dotate di cultura dimpresa. Quasi un gioco di parole.
Avendo sempre presente il tema della sostenibilit e della scarsit delle risorse, occorre nettamente distinguere tra propriet e gestione (valorizzazione) del bene culturale. La propriet bene che sia saldamente in mano pubblica, ma la valorizzazione deve essere effettuata in maniera manageriale o da soggetti privati, o anche da soggetto pubblico purch responsabilizzato su obiettivi di reddito; occorre adottare una seria pianificazione strategica, a seguito della quale il budget sia opportunamente e saggiamente definito. Occorre individuare accuratamente il fruitore target e strutturare una offerta coerente ed integrata, massimizzando lefficienza della spesa. Un po il contrario di ci che accade oggi. Lattuale offerta, volontaristica e dilettantesca (tutto fuorch imprenditoriale) per lo pi non integrata e non finalizzata. Occorre mettere insieme e coordinare lospitalit, la logistica, lofferta museale, paesaggistica, naturalistica, eno-gastronomica e di eventi dello spettacolo e dello sport. Culturale non deve essere sinonimo di ostico, ma di piacevole per la mente e per il corpo; occorre individuare accuratamente il perimetro di territori n troppo grandi, n troppo piccoli che consentano di mettere a frutto in maniera durevole e sostenibile la predetta offerta integrata; occorre formare manager dellimpresa culturale. Occorre stimolare il decisore politico affinch sia adeguato interlocutore dellimpresa culturale operante in modo manageriale, innovativo e sostenibile.
Apriamo un tavolo strategico tra imprenditori, governi regionali e operatori culturali qualificati. La sfida per tutti, in particolare per gli imprenditori, non sempre illuminati ed in sintonia col nostro tempo. Mettiamo a sistema le migliori iniziative esistenti. Progettiamo nuove iniziative sinergiche. Diffidiamo da chi alza steccati, rifiuta il confronto e la contaminazione, si sente parte di una elite. Serriamo le fila ed apriamoci al mondo.



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