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Il Patriarca scrive a Renzi e sulla Riviera del Brenta fioccano le disdette
Diletta Rostellato
Corriere del Veneto 16/7/2015

VENEZIA. «Unirò la mia voce a quella dei sindaci. Bisogna chiedere con umiltà e caparbietà per ottenere le risorse in tempi celeri perché le attività devono ripartire. Io sono pronto a scrivere a Renzi». Con queste parole il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, ha promesso solidarietà e impegno ai residenti della Riviera del Brenta, durante la visita di ieri pomeriggio nella zona di Porto Menai. Accompagnato dal sindaco di Mira, Alvise Maniero, e dai cappellani delle parrocchie di Mira, Gambarare e Oriago, Moraglia ha incontrato per primi i titolari di Nalon, ditta di materiale edile, che nonostante le grosse difficoltà ha già ripreso l’attività. Un particolare incoraggiamento è stato rivolta dal Patriarca a tutte le aziende danneggiate: «Non interrompete le commesse – ha detto a Katia Masato, titolare della fioreria di Porto Menai –. Anche se poco, continuate ad andare avanti con il lavoro». Oltre alle abitazioni private, infatti, aumenta la conta dei danni per le imprese che oltre alle perdite materiali dovranno far fronte alle ricadute a lungo termine del periodo di inattività. Si aggiungono poi i danni collaterali che hanno già cominciato a travolgere la Riviera del Brenta, a partire dagli albergatori che stanno registrando numerose disdette. Il Patriarca, in ogni caso, non ha mancato di riscontrare la forza impiegata dalla popolazione per rialzarsi dopo la catastrofe: «A una settimana dall’accaduto ho trovato una realtà che si sta riprendendo a pieno regime e questo grazie al lavoro di tutti, dai sindaci ai parroci ai giovani volontari» ha affermato Moraglia. «Quello che colpisce di eventi tragici come questo è che tirano fuori il meglio inaspettato delle persone – aggiunge - . Si riscoprono la solidarietà e lo spirito di vicinato che fino a questo momento erano stati dimenticati». «Solo chi ha vissuto una tromba d’aria può capire la tragedia» ha affermato Moraglia che, nel confortare i residenti di Porto Menai stringendosi a loro in una preghiera, ha voluto raccontare anche la propria esperienza: «La prima volta è stato a Genova, quando è tracimato il Pisanio. Avevo 17 anni e non ero ancora entrato in seminario. Sono andato a spalare fango per un mese con i volontari. Quando c’è stata l’alluvione che ha colpito le Cinque terre, invece, ero vescovo a La Spezia e lì ho vissuto quello che sto sentendo ora da voi – aggiunge -. In quell’occasione ho chiuso il seminario perché i miei seminaristi potessero essere utili sul campo».
All’impegno del patriarca si aggiunge quello delle associazioni di categoria, dagli artigiani alla Coldiretti, e dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, che stanno insistendo perché il governo dichiari lo stato di calamità.
I senatori del Pd Laura Puppato e Francesco Verducci, capogruppo in Commissione di Vigilanza Rai, invece, hanno rivolto un’interrogazione al presidente della Commissione di Vigilanza Roberto Fico sulla scarsa copertura dei servizi giornalistici delle tre reti nazionali Rai sul maltempo che ha colpito duramente la Riviera. «Il tornado che l’8 luglio ha sconvolto la Riviera del Brenta, causando un morto, 92 feriti, danni a 500 immobili tra cui due ville storiche, la chiusura di 15 aziende e oltre 100 milioni di danni - rilevano i due senatori - ha avuto una copertura da parte delle tre reti principali della Rai assolutamente insufficiente, visto che la notizia è stata derubricata in secondo piano o raccontata come semplice temporale estivo, con spazi del tutto inadeguati a descrivere la dimensione della tragedia». Lo stesso attacco viene anche dall’Ascom: «La stampa nazionale ha lavorato male, hanno concentrato tutta l’attenzione su villa Fini e ora, per un diffondersi di notizie distorte, i turisti immaginano una Riviera completamente rasa al suolo e disdicono le prenotazioni» afferma Francesca Matterazzo dell’Ascom.
E’ un coro univoco, dunque, quello che chiede che alla tragedia della Riviera del Brenta sia data la giusta attenzione. Ed ora si unisce anche la voce del patriarca.



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