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Milano. I turisti invisibili nei musei scintillanti
Pierluigi Panza
Corriere della Sera - Milano 20/7/2015

Viaggio nelle collezioni darte. Le gallerie sono ricche ma la citt non le valorizza

Una volta esistevano le cose, le cose fatte dalla mano delluomo. Oggi il totalitarismo del nulla (lobbligo di stare nei social network col telefonino in mano) le sta cancellando dallo sguardo... venerd 17, il giorno pi caldo dellanno dicono i meteorologi. Ma c lExpo che dovrebbe portare 12-15-20 milioni di stranieri, ci sono i turisti, forse i dane I musei, poi, hanno laria condizionata: ci fa quasi freddo.

Non c indicazione stradale per raggiungere il Mudec, il museo delle culture di via Tortona, ultimo nato dopo una dozzina danni di gestazione (pi degli elefanti), aperto per lExpo tra le polemiche sulle piastrelle: larchitetto Chipperfield ha disconosciuto lopera a causa di quelle messe in opera dal Comune. Non gli si pu dar torto: sono gi scheggiate!
Alle 9.31 sono l, da solo. Ingresso 12 euro, famiglia dieci pi cinque per i bimbi. Ma compresa laudioguida (si dimenticano di darmi le cuffie). Conto cinque vigili del fuoco, tre receptionist, un paio di guardie, diversi dipendenti allingresso delle sale, la donna delle pulizie, una commessa al bookshop, tre al bar, qualcuno al ristorante del terzo piano, alcuni allestitori della ditta Cofely e delle ragazze in cortile che preparano un evento serale. Funziona tutto.
Non si devono scattare foto alle opere, ed essendo i custodi in una superiorit soverchiante, dieci a uno, non facile sfuggire. Ma loro non sanno che adoro gli oggetti orientalisti e che quindi posso stare ore a guardare i libri di Owen Jones, i preziosissimi Le Monuments du kaire di Emile Prisse dAvennes, gli oggetti della bottega Parvis Mondi a Milano , una delle due esposizioni del Mudec, meravigliosa: riscopri lesposizione del 1874, del 1881, la mostra egiziana del 1891, Buffalo Bill allArena, la ricostruzione del villaggio eritreo, gli animali in vetro di Murano (ne scrisse Gio Ponti su Domus), le Case coloniali... Al Mudec non c posto dove sedersi e al primo piano, quello delle mostre, non ci sono i bagni (sotto o sopra). In bagno siamo io e la donna delle pulizie, niente a che vedere con la ressa degli autogrill. Tutto deserto: spazio per i bambini, bookshop, sala conferenze ma alle 10.20 arrivano tre ragazzi, poi sei persone e una famiglia di tre: 25 euro. Quel padre un eroe, bisognerebbe dare a lui i 25 euro!
Mi sento rinfrancato. Alle 11.45 sono in Triennale per Arts & Foods : c un po di gente, ma poca se si considera che qui entrano gratis tutti quelli che hanno un biglietto per Expo (non sono 12-15-20 milioni?). Una sola seduta da Cova. Anche qui ottima sorveglianza, bagni a posto ( divelto lappendino per la giacca), pulitori in azione, nessuno in coda alla nuova biglietteria esterna.
Alle 12 e 20 sono alle Gallerie dItalia di piazza Scala. Qui, in centro, ci sar ressa, penso! Prezzo dieci euro, riduzione otto, receptionist perfetta: mi d laudioguida e mi invita a chiedere informazioni ai colleghi in sala perch sono tutti storici dellarte. Lesposizione temporanea Arte e artisti al fronte (a cura di Fernando Mazzocca e Francesco Leone). Ci sono il grande Galileo Chini che pass sette anni in Siam, Angelo Morbelli, al centro le grandi tele a olio ed encausto di Aristide Sartorio da Il poema della vita umana a me piace, perch amo la letteratura dmod (Rimbaud); di certo piace solo a me perch non vedo in giro nessuno! Nellarea della collezione del 900, per, ci sono una quindicina di persone. Le sedute sono tutte libere, mentre i giapponesi si soffermano sui Futuristi, Fontana, Burri Non c nessuno nellarea free wifi (buona notizia). I vigili del fuoco stanno seduti al bar interno (non attivo) a parlottare. Passiamo allarea 800, con i bassorilievi Rezzonico del Canova, Hayez e il melodramma: non c nessuno. Salgo al primo piano e riparto da Induno: ci sono i 15 metri quadrati del suo La battaglia della Cernaja del 1857: nessuno. Verso luna e un quarto si palesano due visitatori. Uscendo incrocio una coppia di tedeschi: turisti, ma non per Expo.
Alle tre del pomeriggio osservo molte aspiranti Anita Ekberg fare il bagno nella fontana davanti al Castello Sforzesco. Chiss dentro! Beh, alla biglietteria del museo ci sono due persone: Alleluja . Prezzo cinque euro, ridotto tre. Nessuno offre audioguide: ogni sala ha un suo foglio di spiegazione in italiano, inglese e giapponese.
Qui c aria da vecchio museo, con gente sudata. C un restauratore che sistema il modello in gesso della chiesa di Santa Maria dellAurona. Ancora in restauro la Sala delle asse di Leonardo, che viene ben spiegata da un video: ci sono 16 persone ad ascoltare. La cappella Ducale viene vissuta come spazio di passaggio, mentre il Portale del Banco Mediceo lideale per scattarci foto. Tragedia nella sala degli Scarlioni (ore 15.40): i custodi parlano della pensione (un classico) mentre una famiglia di francesi entra spingendo carrozzina e carrozzella. Ma ci sono i gradini e il capofamiglia deve prenderle e sollevarle. Nella nicchia al posto della Piet Rondanini ora c un filmato sullo spostamento della Piet Rondanini: diventata una saletta cinema, con due giapponesini che dormono.
Chiedo, perfidamente, il bagno: il pi vicino nel cortile della Rocchetta. Io, invece, prendo la strada verso il cortile ducale: c un corrimano ballerino. Il nonno in carrozzella non sale al piano superiore, ma quando ci arrivo mi accorgo che c un ascensore. Scusi, funziona?. S, ma bisognava farsi accompagnare dalla sala 15. In sala c una visitatrice al telefonino, parla della mozzarella di bufala davanti alle storie della novella di Griselda del Boccaccio. Del resto qui, nella pinacoteca, lo Zenale, Marco dOggiono passano nella completa distrazione; la pittura offerta in dosi da cavallo letale. E i Canaletto? La custode dei Canaletto al telefono (ore 16.15).



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