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Il silenzio-assenso e la sfiducia nelle soprintendenze
di Giuliano Volpe
LUnit, marted 21 luglio 2015, p. 6.



La vicenda dellintroduzione del silenzio-assenso nel campo dei beni culturali e paesaggistici, previsto dalla riforma Madia della pubblica amministrazione, emblematica, al di l della gravit in s, per cogliere con estrema chiarezza e drammaticit quanta sfiducia ci sia nei confronti delle soprintendenze. Sia pur ridimensionato (dagli iniziali 60 stato portato a 90 giorni il periodo prima che scatti il silenzio-assenso), si configura come una chiara misura punitiva nei confronti delle 'odiate soprintendenze'. In realt finir per punire il patrimonio culturale e il paesaggio. Rischia di essere anche un incentivo alla corruzione in particolare negli uffici degli enti locali e regionali: i corrotti non dovranno nemmeno assumersi la responsabilit di dare un parere positivo a una demolizione di un bene culturale o a una costruzione in unarea protetta; baster tener ferma la pratica, portando a giustificazione il sovraccarico di lavoro, una malattia, un computer rotto, etc.

Il Consiglio Superiore dei Beni Culturali, che ho lonore di presiedere, si espresso decisamente contro questa misura, ritenuta rozza e pericolosa, chiedendo in alternativa ladozione dei Piani Paesaggistici in tutte le regioni, la realizzazione di sistemi informativi e banche dati aperte, in modo da dare risposte rapide e certe ai cittadini, com giusto in un paese civile.

Torniamo al tema della misura punitiva. Chiunque abbia una conoscenza della realt e non viva in un modo separato sa bene che lostilit verso le soprintendenze purtroppo assai diffusa. Basta parlare con professionisti, progettisti, amministratori: non si possono attendere tempi infiniti. E hanno ragione, indubbiamente.

C evidentemente una netta separazione tra strutture della tutela, percepite come ostili, chiuse, autoreferenziali, pronte solo a dire no, e la societ italiana. Chi non affronta questo tema in tutta la sua gravit, contribuisce solo ad accrescere tale distanza.

La risposta non pu tradursi nella chiusura e nella difesa del fortino. Serve un grande coraggio nellapertura e nel cambiamento. Chi si limita alla difesa senza se e senza ma rende un pessimo servizio alle istituzioni (e alle persone) che dice di voler difendere. Non basta ripetere che non ci sono risorse e personale, il che verissimo! Serve unanalisi coraggiosa e franca degli errori commessi, dei vizi e dei difetti. serve una reale volont di cambiamento, a partire dai comportamenti. quello che cerca di fare il ministro Franceschini con la sua riforma, che pur tra mille difficolt e problemi, tenta la strada del cambiamento.

Solo cos si potr difendere la nostra gloriosa tradizione (nella quale troppo a lungo ci siamo cullati) nel campo dei beni culturali. Una tradizione, se non vivificata, avvizzisce, si sclerotizza, si trasforma in tradizionalismo. Solo cos si potranno pretendere quelle risorse e quel personale certamente indispensabili.

Una battaglia si pu vincere solo con il sostegno sociale. La lezione del silenzio-assenso anche questa. Serve dunque un gran lavoro per riconquistare fiducia e credibilit tra i cittadini.



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