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Expo, summit della Cultura
Elisabetta Soglio
Corriere della Sera 29/7/2015

«Dialogo contro i conflitti»
Per due giorni a Milano ministri, intellettuali e artisti di tutto il mondo


Sono intellettuali e poeti, professori e architetti, storici e (pochi, in realtà) politici. Rappresentano i ministeri della cultura di tante nazioni e all’Expo, dove da tre mesi si stanno incrociando saperi e sapori del mondo, diranno che proprio la cultura può diventare uno strumento di dialogo fra i popoli. Simbolo nel simbolo, insomma.
Venerdì e sabato nell’auditorium che si affaccia sul «decumano» si svolge la Conferenza internazionale dei ministri della Cultura di quasi tutti i Paesi che hanno aderito all’Expo: saranno rappresentati i colossi del pianeta, gli Stati dell’area euro e molti mediorientali. Dall’Afghanistan alla Cina, dal Gabon alla Grecia, dall’Iran a Israele, dal Messico alla Palestina,dall’Oman alla Russia, dal Myanmar alla Serbia, dalla Corea del Sud agli Emirati, dagli Stati Uniti allo Zimbabwe, per dirne alcuni. E se viene da chiedersi cosa abbiano in comune uno con l’altro, molti di questi, la risposta sta proprio nel messaggio che la due giorni intende mandare: il patrimonio culturale, in tutte le sue forme ed espressioni, è l’identità e la memoria storica di popoli, di civiltà e di ciascuno di noi.
«La cultura travalica i conflitti perché esprime valori riconosciuti a livello universale e la diversità culturale va salvaguardata perché è il primo passo sulla strada del rispetto reciproco fra mondi e modi di vita diversi», viene spiegato nel documento intorno a cui si è costruito l’evento. I temi su cui si cercherà un confronto sono due in particolare e si fondono tra loro: bisogna unirsi nella difesa dai conflitti armati e dalle catastrofi naturali che minacciano il patrimonio. Verrà ribadita la necessità di individuare «meccanismi efficienti ed efficaci» per proteggere i beni della cultura nel mondo: sia quando a metterli a rischio è la mano del terrorismo; sia quando la natura si ribella e all’uomo spetta il compito, se non è riuscito a prevenire il danno, almeno di ricostruire per restituire all’umanità quanto è andato perso. Ed ecco altre simbologie: la sala che ospiterà i lavori sarà interamente tappezzata da fotografie di Pompei (per ribadire che l’Italia si riconosce in questo monumento e che siamo tutti un po’ figli di questa civiltà, ma anche per dare un segnale politico, rispetto ai disservizi dei giorni scorsi). Invece, la cartella dei lavori di ogni delegato si aprirà con un’immagine di Palmira, patrimonio dell’Unesco che l’Isis ha trasformato in scenografia del proprio orrore.
Il ministro Franceschini insiste sul fatto che «per la prima volta nella storia su iniziativa italiana, si riuniscono ministri della Cultura di tutto il mondo. Fuori dai nostri confini tutti riconoscono il ruolo guida dell’Italia nel settore della cultura non solo per il suo immenso patrimonio culturale ma anche per le straordinarie professionalità nei settori della ricerca, dello studio, della tutela, delle professioni legate al patrimonio. Vorrei che anche gli italiani fossero consapevoli e orgogliosi di questo primato». «Non dobbiamo permettere che guerre, violenze e catastrofi cancellino la memoria del passato e per questo — conclude il ministro — serve una maggiore collaborazione internazionale».
Lavorare insieme, dunque. Dopo il benvenuto alle delegazioni nello spazio della Fondazione Prada, venerdì pomeriggio il ministro Franceschini aprirà la prima sessione dei lavori e darà la parola al presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Saranno i ministri stranieri poi ad entrare nel vivo e in molti casi sono già le loro biografie a indicare il cammino che la Conferenza vuole seguire. Interverrà ad esempio il ministro della Cultura egiziano, Abdel Wahed Alnabawy: «Contrastiamo il terrorismo con l’arte e la cultura», è il suo mantra. Il ministro afghano Abdul Bari è invece un intellettuale e poeta che nei primi anni Ottanta si era rifugiato in Pakistan e negli Stati Uniti. Tante donne, poi. A cominciare dal direttore generale dell’Unesco Irina Bokova, per arrivare a Rula Al Bandak, che in Palestina è responsabile del ministero del Turismo e delle antichità: giovane esponente della minoranza cristiana palestinese, aveva accompagnato il presidente Obama nella basilica della Natività. Iscritto a intervenire anche Kripa Sur Sherpa, ministro della Cultura in Nepal, nominato il 23 maggio scorso dopo le dimissioni forzate del suo predecessore, accusato di aver male gestito la fase d’emergenza post sisma.
La prima giornata si concluderà con lo spettacolo alla Scala, dove va in scena il Barbiere di Siviglia e il sabato, sempre a proposito di eccellenze milanesi, si ripartirà con la visita guidata al Cenacolo. La seconda sessione di lavori verrà aperta da una lectio del professor Umberto Eco e si concluderà con la visita ai padiglioni di Expo.
A fare gli onori di casa ci sarà il commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, che parla di cultura da un altro punto di vista: «Oltre alla tutela del nostro immenso patrimonio, direi che dobbiamo concentrarci sulla sua valorizzazione. Con Expo in fondo abbiamo cercato di fare anche questo: organizzare un grande evento e approfondire contenuti per richiamare pubblico e proporre una visita che possa proseguire nei luoghi belli del nostro Paese, lungo gli itinerari noti e in quelli meno battuti».



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