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VENEZIA - 80 milioni per i beni culturali Venezia a bocca asciutta
di Enrico Tantucci
07 agosto 2015 LA NUOVA VENEZIA



Franceschini dimentica Venezia (e il Veneto). La Conferenza Unificata ha infatti espresso ieri a Roma parere favorevole al Piano strategico "Grandi progetti Beni culturali" presentato dal ministro dei Beni culturali. Il Piano, previsto dalla Legge Art Bonus, stanzia 80 milioni di euro di investimenti nel biennio 2015-2016 per 12 progetti che interessano le regioni del centro Nord, andando, quindi, a integrare i 490 milioni previsti dal Pon (Programma Operativo Nazionale) per le regioni del Sud. Gli investimenti sono destinati a progetti di completamento dei grandi musei nazionali di rilevante interesse culturale (gli Uffizi di Firenze, Polo Reale di Torino, Museo Nazionale dell'Ebraismo e della Shoah di Ferrara, Museo delle navi di Pisa, Museo di arte contemporanea di Palazzo Ardinghelli all'Aquila, Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, Villa romana di Spello) e a interventi sui poli di attrazione culturale (Arena del Colosseo, Certosa di Pavia, Arsenale Pontificio di Roma, Ponte degli Alpini di Bassano del Grappa, Museo archeologico dei Giganti di Mont'e Prama a Cabras, in Sardegna (per realizzare un polo di attrazione di rilevanza nazionale e internazionale per i Giganti di Mont'e Prama). L'unico intervento che finanzia il patrimonio della nostra regione riguarda i 3 milioni di euro per il Ponte di Bassano - che non versa in splendide condizioni statiche - nel centenario della Grande Guerra. Neppure un euro per l'area veneziana e in particolare per due progetti che, per essere portati a termine, richiederebbero da tempo l'intervento dei Beni Culturali, che li ha varati. Si tratta delle Grandi Gallerie dell'Accademia - che attendono ancora di veder completato il finanziamento per l'allestimento della nuova ala nell'ex convento della Carità - e il Museo Archeologico Nazionale di Altino. L'Altino romana è tornata alla luce con l'apertura lo scorso 4 luglio del nuovo Museo Archeologico, ma la vecchia sede e le aree attigue esterne sono chiuse. Il complesso architettonico su un'area demaniale in località "La Fornace" acquistata nel 1984 è basato sue due casoni agricoli ristrutturati e su tre nuovi corpi di fabbrica, progetto elaborato dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto. Adesso sono aperti il piano terra e il primo piano, con le sezioni dedicate alla preistoria e alla protostoria e quelle dedicate alla romanizzazione e alla città romana nelle sue varie sfaccettature: una grande quantità di materiale mai esposto, custodito nei magazzini del vecchio museo in attesa di allestire il secondo piano dell'ex Risiera. In questo momento però, una parte, la vecchia, non è visitabile. Servirebbe qualche milione di euro per completare l'operazione. Quanto alle Gallerie dell'Accademia, l'8 maggio sono state aperte, grazie al contributo della fondazione Venetian Heritage - diretta da Toto Bergamo Rossi - e della Samsung. le prime cinque sale. Altre sette, nell'ala palladiana del complesso, verranno inaugurate in autunno, grazie al finanziamento di altre due fondazioni: Venice International Foundation e The Venice in Peril Fund. Ma si va avanti così, un po' alla volta, perché i fondi ministeriali al progetto non sono mai arrivati. «In autunno» spiegano al ministero dei Beni Culturali «verranno stanziati dal ministro altri 100 milioni di euro per il restauro del patrimonio culturale, inseriti per la prima volta nella Legge di Stabilità e potrebbero riguardare anche Venezia. Per adesso si sono privilegiati altri progetti». C'è da dire che Venezia ci mette anche un po' del suo nel mancato interesse dei Beni Culturali. Fondi già stanziati per le Grandi Gallerie furono ritirati qualche anno fa perché non spesi in tempo per i ritardi nei lavori. E il restauro della parte storica delle Gallerie dell'Accademia doveva iniziare un anno fa, con l'appalto da 9 milioni di euro - fondi ministeriali - già aggiudicato. Ma tutto è malinconicamente ancora fermo, per un ricorso al Tar di una delle imprese partecipanti alla gara d'appalto, che ha bloccato la procedura.




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