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Polemica Montanari - Volpe. Un nuovo intervento di Montanari

Giulio Volpe preso sul serio

Pi volte mi sono ripromesso di non dedicare spazio a Giulio Volpe, l'archeologo che attualmente presiede il Consiglio Superiore dei Beni Culturali, cio il massimo organismo tecnico in seno al Ministero per i Beni culturali.

Perch trovo disdicevoli la sua traiettoria (non essendo stato eletto al Senato per Sel, stata proprio Sel a proporlo per la presidenza del Consiglio Superiore, fin dai tempi di Bray: quando invece si dovrebbe arrivare a quel seggio per prestigio culturale, non per lottizzazione politica), i suoi tentativi di entrare a pi pari nel sistema della tutela (candidandosi al ruolo di Soprintendente archeologico di Roma: e venendo pure sonoramente bocciato; ma anche interferendo continuamente con il governo dell'archeologia), il suo continuo sgomitare (mi lasci basito una sua intervista in cui rivendicava la 'sua' idea di una Scuola del Patrimonio: perch mesi prima avevo formalizzato proprio io quella proposta in senso alla commissione Bray per la riforma del Mibact), le sue proposte nel merito (una su tutte: l'ineffabile ricostruzione dell'arena del Colosseo, che gli costata un mirabile ritrattino da parte di Francesco Merlo).

Se decido oggi di parlarne a causa dell'ennesima sua enciclica via mail, cos pervasiva da arrivare fino al mio indirizzo di posta elettronica. Qui l'attuale presidente del Consiglio Superiore se la prende frontalmente con coloro che hanno scritto l'appello contro la morte dell'articolo 9 della Costituzione, e cio contro il silenzio assenso e soprattutto con la confluenza delle soprintendenze nelle prefetture. Ecco Volpe: Sono contro (e lho detto con forza, anche con atti ufficiali) la dipendenza delle soprintendenze dalle prefetture, ma non per le baggianate che alcuni dicono a proposito della presunta morte dellart. 9 della Costituzione, che i produttori di certi appelli non hanno evidentemente mai voluto capire (avrebbero bisogno di un corso accelerato di diritto costituzionale); gli iperstatalisti hanno finora confuso Repubblica (di cui parla lart.9) con Stato e ora si indignano se entrano in campo le Prefetture, che sono la massima espressione dello Stato? Ora addirittura confondono, in un delirio riduzionistico, Repubblica con un solo ministero! Del resto le stesse soprintendenze sono sempre state intese come prefetture! o no?. Quindi segue una professione di fede politica: trovo nel tentativo di Franceschini, pur tra mille difficolt e anche errori (ma chi conosce il ministero, la sua dirigenza, i suoi meccanismi, sa che una macchina che difficile modificare, senza che entrino energie e idee nuove) una sincera e convinta voglia di cambiamento. E io cerco di sostenerla, finch me ne sar data la possibilit.

Ovviamente Volpe liberissimo di sostenere il suo ministro, e di credere in ci che ritiene pi convincente. Ma visto che tra i produttori dell'appello incriminato c' anche il sottoscritto (gli altri tre essendo Vittorio Emiliani, Maria Pia Guermandi, Salvatore Settis) vorrei far sommessamente notare al professor Volpe che oggi apparsa su "Repubblica" una lettera al Presidente Mattarrella firmata da ordinari di diritto costituzionale, ed ex giudici, vicepresidenti e presidenti della Corte Costituzionale (oltre che da Settis, che lo ha preceduto nel ruolo di presidente del Consiglio Superiore) in cui si dicono esattamente le stesse baggianate per cui egli ritiene che il sottoscritto e Settis abbiamo bisogno di un di un corso accelerato di diritto costituzionale. Cito da quella lettera:

Il secondo quanto dispone la lettera 'e' del comma 1 dell'articolo 8, che prevede la "confluenza nellUfficio territoriale dello Stato di tutti gli uffici periferici delle amministrazioni civili dello Stato ... individuazione della dipendenza funzionale del prefetto in relazione alle competenze esercitate ... attribuzione al prefetto della responsabilit dellerogazione dei servizi ai cittadini, nonch di funzioni di direzione e coordinamento dei dirigenti degli uffici facenti parte dellUfficio territoriale dello Stato, eventualmente prevedendo lattribuzione allo stesso di poteri sostitutivi". Ora, nel caso delle soprintendenze questa confluenza in uffici diretti dal rappresentante dell'esecutivo sostituitsce una discrezionalit tecnica con una amministrativa, e si configura come la messa sotto tutela governativa di un ufficio che deve invece rimanere del tutto autonomo. Questa svolta contraddice fatalmente la lunga storia italiana della tutela pubblica. L'articolo 2 della legge 386 del 22 giugno 1907 disponeva che: "I prefetti e le autorit che ne dipendono, i procuratori del Re e gli ufficiali di polizia giudiziaria (...) coadiuvano le sopraintendenze e gli analoghi uffici pi prossimi, dando notizia di qualunque fatto che attenga alla tutela degli interessi archeologici e artistici e intervenendo dovunque lo richieda losservanza della legge che regola tale tutela". Anche prima della Costituzione, dunque, la specificit tecnico-scientifica delle Soprintendenze era riconosciuta, e i prefetti dovevano non dirigere i Soprintendenti, ma semmai coadiuvare il loro lavoro di tutela. Nemmeno le leggi fasciste del 1939 osarono negare questo principio, che fu poi consacrato, al massimo livello possibile, tra i principi fondamentali su cui si fonda la Repubblica.

Chiss quanti errori di diritto costituzionale la matita rossoblu del professor Volpe vorr cerchiare in questa prosa.

Da parte mia noto solo che l'arroganza sempre sgradevole, ma quando si somma all'ignoranza diventa davvero insopportabile. Il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione meriterebbero certo qualcosa di meglio.


http://articolo9.blogautore.repubblica.it/2015/08/10/giulio-volpe-preso-sul-serio/



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