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Pompei il volto dell'Italia di oggi
di Simona Maggiorelli, intervista a Francesco Erbani
30 agosto 2015, LEFT



Larea archeologica un grande laboratorio di ricerca, con secoli di storia pre romana e sannita da approfondire, dice Francesco Erbani, autore di Pompei Italia. Ma messa a rischio da degrado e malaffare. E persino da politiche emergenziali


La meraviglia di una citt antica riemersa quasi intatta nelle sue strutture urbanistiche, dopo lunghissimi secoli, tocc profondamente la fantasia di viaggiatori, pittori e intellettuali nel XVIII secolo, continuando poi fino ad oggi ad ispirare artisti e scrittori, come racconta la mostra Pompei e lEuropa 1748-1943 in corso al Museo archeologico di Napoli. Ma al contempo, in anni recenti, Pompei diventata sinonimo di crolli, di vandalismi e abbandono, occupando pi le pagine di cronaca nera che quelle di cultura. Evocando in maniera paradigmatica ci che tristemente sta accadendo al patrimonio del Belpaese. Pompei racconta molto dellItalia oggi, nota Francesco Erbani che le ha dedicato un libro Pompei Italia in uscita il 29 agosto per Feltrinelli: Basta pensare al modo emergenziale con cui anche di recente si cercato di fermare il degrado dei resti della citt, dei suoi mosaici e affreschi allaria aperta: non si fatta pi manutenzione ordinaria, non c stato pi quel monitoraggio che ha funzionato per decine di anni nel prevenire disastri. Ma si affrontano i problemi allultimo momento, senza una visione a lungo termine.


Per il premier Renzi le soprintendenze sono sinonimo di burocrazia. Ma a produrre danni non stato piuttosto il progressivo indebolimento di questi preziosi enti di tutela ?

La colpa non delle strutture territoriali. Ne abbiamo una riprova concreta. La seconda met degli anni 90 fu un periodo doro, grazie a una precisa programmazione degli interventi.

Quando era ministro Veltroni furono rafforzate le strutture territoriali e fu data autonomia amministrativa a Pompei permettendole di trattenere gli incassi. Allora si prov a mettere in sicurezza tutto il sito, (non limitandosi ad interventi su singole domus come si fa oggi), considerando la dimensione urbana di Pompei che la caratterizza rispetto da altre aree archeologiche. Quando lo Stato mette a disposizione le proprie strutture consentendo autonomia le cose funzionano. Poi per quel processo fu interrotto, le persone che lo avevano avviato furono sostituite con altre non altrettanto competenti e quellesperienza fu lasciata morire dal ministero stesso. Ecco il vero paradosso.

Il ddl Madia approvato il mese scorso prevede che le soprintendenze finiscano sotto le prefetture. Ma le passate esperienze di commissariamenti sono state disastrose. In particolare quella di Marcello Fiori. Che ne pensa?

Non so che schema vorr seguire il governo, ma ho idea che questo sistema delle soprintendenze sotto-ordinate alle prefetture vada contro la stessa riforma Franceschini. una soluzione improvvida, scombinata, inapplicabile. I risultati a Pompei sotto i commissari sono stati un disastro dopo laltro, resi evidenti dal crollo della Schola Armaturarum e dai processi a cui ora sottoposto Fiori. Per esemplificare leccesso di vincoli che ci sarebbe in Italia il premier Renzi cita sempre le soprintendenze, lasciando intendere di voler cancellare questo tipo di attivit di tutela. Questa sua insofferenza, manifestata pi volte, trova espressione nel meccanismo di silenzio assenso che taglia le unghie alle soprintendenze, mortificandone le competenze, dopo che sono state sguarnite di personale e umiliate oltre misura.

I disservizi e gli scarsi introiti di Pompei vengono paragonati ai risultati della mostra su Pompei del British museum che in pochi mesi nel 2013 fece mezzo milione di visitatori e 10 milioni di sterline. E c chi dice: basta tutela puntiamo sulla valorizzazione...

Anche in questo caso Pompei paradigmatica. Non si pu valorizzare senza tutelare. I beni artistici vanno conservati perch trasmettono sapere, conoscenza, identit culturale condivisa.

A Pompei arrivano ogni anno 2 milioni e mezzo di visitatori, il sito archeologico non un limone da spremere, ma bisognerebbe pensare a come fare in modo che il turismo porti benefici a questa cittadina di 600mila abitanti, stretta fra mafia e disoccupazione.

Fra i venti nuovi direttori di musei c anche un giovane archeologo tedesco, Gabriel Zuchtriegel, che andr a dirigere larea di Paestum, non avendo mai diretto un museo, mentre l archeologico di Napoli dove sono conservati molti reperti pompeiani sar diretto da un etruscologo, Paolo Giulierini.

Per quel posto a Paestum aveva fatto domanda anche Maria Paola Guidobaldi, che ad Ercolano come direttrice dellarea arechologica ha fatto un lavoro esemplare, di tutela e valorizzazione, fra pubblico e privato, (tanto evocato oggi). Dal 2001 ad Ercolano in corso il fruttuoso esperimento della fondazione Packard. Lei ne stata artefice e protagonista. Chi meglio di lei avrebbe potuto estendere a Pompei ci che avvenuto ad Ercolano? Non centra la partita Germania-Italia ma un fatto di competenze acquisite. A Maria Pia Guidobaldi stato preferito questo giovanissimo archeologo, Zuchtriegel, che non ha esperienza di gestione e che si occupava da consulente esterno del grande progetto Pompei solo da marzo scorso.

Se si investisse in ricerca e su chi ha competenza Pompei, come lei accenna nel suo libro, potrebbe rivelare ancora molte sorprese?

Pompei uno straordinario laboratorio di ricerca. Sono 44 gli ettari scavati su 66 della intera area archeologica. Pi che continuare a scavare negli anni 90 si cap che occorreva studiarne la storia. Importante lapprofondimento stratigrafico dei molti secoli che precedono il 79 d.C. anno delleruzione. Pompei fu citt romana solo nellultima fase, dal VI sec a. C. in poi, fu una citt sannita. quello uno straordinario campo di indagine che ha dato e sta continuando a dare molti frutti. Quanto alle continue nuove scoperte nel libro cito il caso di un giovane ricercatore che nel 2003 ha trovato uniscrizione nel tempio di Apollo, un omaggio al console Mummio. Mi auguro che il lavoro di restauro del grande progetto Pompei non solo garantisca una messa in sicurezza ma anche indagine e studio, spero che questa grande occasione che non va persa.


La citt riemersa che streg artisti e scrittori

Da Ingres a Picasso. La mostra Pompei e lEuropa, (1748-1943) al Museo archeologico di Napoli ricostruisce come il mito Pompeiano entr nellimmaginario.

Dagli scavi del 1748 al drammatico bombardamento del 24 agosto 1943, quando Pompei fin sotto il fuoco amico, americano. La mostra Pompei e lEuropa, aperta fino al 2 novembre nel Museo archeologico nazionale e nellanfiteatro a Napoli, ripercorre la storia della scoperta e della continua lotta per salvaguardare Pompei, ingaggiata da straordinarie figure di archeologi e soprintendenti come Championnet, Fiorelli, Spinazzola e Maiuri.

Il fondatore della scuola archeologica di Pompei, Giuseppe Fiorelli (1823- 1896), in particolare, trov il modo di realizzare dei calchi delle drammatiche impronte lasciate dalle persone uccise dalla lava. Venti calchi restau-rati per questa occasione ricordano il suo lavoro di studio e di ricerca.
Ma soprattutto questa esposizione organizzata da Electa (che pubblica il catalogo) racconta il fascino che questa antichissima citt, riemersa dopo secoli di oblio, esercit sugli artisti.
Per esempio influenzando e rivitalizzando con i colori dei suoi affreschi e la sensualit delle figure femminili che vi erano raffigurate il classicismo di pittori accademici come Jean-Auguste- Dominique Ingres. I paesaggi di rovine pompeiane portarono un vento romantico nelle scene ordinate di vedutisti francesi, inglesi e tedeschi. Riuscendo poi a interessare e coinvolgere persino indomiti protagonisti dellavanguardia novecentesca come Picasso, che visit Pompei con Jean Cocteau, durante il periodo in cui soggiornavano a Roma per lavorare alle scenografie di uno spettacolo di Diaghilev con i Ballet Russes che debutt nel 1917. Il pittore spagnolo stava attraversando un periodo di crisi, dispirazione e personale, e da Pompei trasse soprattutto una nota classica e monumentale come si evince dalla gouache su compensato esposta in mostra in cui sono raffigurate due donne che corrono lungo la spiaggia e intitola La corsa. Curata da Maria Teresa Caracciolo, da Luigi Gallo e dal soprintendente Massimo Osanna, la mostra pensata come un vero e proprio viaggio in cui lantico dialoga con il moderno, intercalando reperti e opere otto e novecentesche. In tutto duecento opere provenienti dai pi grandi musei italiani e stranieri e riunite nel salone della meridiana del museo archeologico.
A colpire non solo la forte presa che limmagine di Pompei ebbe sui pittori, ma anche il fascino che esercit su architetti come Le Corbusier e su artisti che fecero dellarchitettura un ambito di ricerca privilegiato come de Chirico. Interessante, infine, anche la selezione di scatti e immagini che documentano il progresso degli scavi tra Ottocento e Novecento. Mentre la raccolta di testimonianze permette di ricostruire tappe fondamentali per lo sviluppo di unidea scientifica di archeologia. Vi troviamo per esempio quella di un collezionista e intellettuale come Scipione Maffei, che nel Settecento tematizz limportanza del rigore metodologico dello scavo: ... desiderabile soprattutto , che si risolvano a lavorare per di sopra, levando e trasportando quel monte di cenere... in questo modo la spenta citt si far rinascere, e dopo mille e settecentanni rivedere il sole: con grandissimo beneficio del paese correr a Napoli tutta lEuropa erudita..." s.m



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