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PATRIMONIO PERICOLANTE. SCROVEGNI SCAVATI E IMPACCHETTATI
Chiara Frugoni
IL SOLE 24ORE - 6 9 2015 SUPPLEMENTO DOMENICA - pag. 39


Enrico Scrovegni, banchiere nobile e ricchissimo, costru nei primi anni del '300 a Padova, oltre alla Cappella affrescata da Giotto che ha reso famoso il suo nome - chi altrimenti si ricorderebbe di lui? - l'attiguo magnifico palazzo, visibile ancora in una stampa del 1824. Gli ultimi eredi, i nobili e arroganti Gradenigo fecero abbattere nel 1827 il palazzo perch bisognoso di restauri e nel 1829 avevano cominciato ad aggredire
anche la cappella per ricavarne materiale edile ma furono impediti da una decisa trattativa del Comune a cui collaborarono illuminati cittadini, continuata dal 1817 al 1880.

Finalmente i proprietari accettarono di vendere la cappella al Comune, ma dal 1867, anno della prima delibera, al 1880, quando l'atto di acquisto fu finalmente perfezionato, intercorsero ancora minacciose controversie: In verit spese Giotto minor tempo a creare quella meraviglia dell'arte che la chiesetta dell'Annunciata all'Arena, di quello che noi a venire a capo di un provvedimento che la salvi da minacce di dispersione o di ruina, si legge nella relazione che Antonio Tolomei (sindaco della citt dal 1881 al 1885) fece al consiglio comunale del 10 maggio del 1880.
Non sembra che l'attuale amministrazione mostri altrettanto senso civico e la consapevolezza di conservare
per i posteri un patrimonio che formalmente suo ma che appartiene invece alla collettivit.
Ricordo alcuni dei punti critici che minacciano il capolavoro di Giotto; li ricordo brevemente perch sono stati segnalati pi e pi volte da autorevoli studiosi e scienziati italiani e stranieri, senza che le autorit padovane abbiano dato risposte e rimedi concreti.
Un'analisi accurata delle molte condizioni di vulnerabilit della Cappella Scrovegni richiederebbe un rilievo
architettonico di dettaglio, da eseguire in scala 1:20, per approfondirne le singolarit costruttive, le trasformazioni, le deformazioni: questo rilievo non stato mai eseguito.
Si sa che le fondamenta della cappella poggiano per una parte sull'anfiteatro romano in parte sulla terra. Sono
necessari sondaggi; gi nel 1961 il professor Fabbri Colabich aveva fatto presente che erano ignote le fondazioni dell'abside della Cappella, per la cui assenza la Cappella potrebbe aprirsi.

Non basta: la cripta sottostante costantemente invasa dall' acqua: quest' anno ha raggiunto i venti centimetri. Come escludere che quest' acqua che incessantemente scorre eroda anche il sottostante terrapieno e che non influisca sulla solidit dell' edificio?
Lo scorso anno, in agosto, un fulmine colp la croce sul tetto della Cappella, abbattendola.
Pochi giorni dopo il sindaco assicur: Il sistema antifulmine adottato ha funzionato, almeno in parte.
E se invece della croce il fulmine si fosse diretto verso una parete della Cappella, cosa sarebbe successo?
Ecco il rimedio secondo l'assessore alla cultura Rodeghiero: La Cappella costantemente monitorata... il sindaco ha istituito una chat interna che, appena viene diramato l' allarme meteo, mette in preallarme tutti gli assessori, ciascuno per la propria competenza (dichiarazione rilasciata a Il Mattino del 15 ottobre 2014).
Ma nessuno sa se, per quanto riguarda l' impianto di illuminazione interna, sia stata rilasciata la prevista "Di-
chiarazione di conformit" degli impianti ex L. 46/90.
Quali le conseguenze di un corto circuito? Mi fermo qui, ma l'elenco sarebbe pi lungo.

Ed ecco una nuova minaccia: non si sa perch, si deciso di scavare accanto alla Cappella per ritrovare le fondamenta del distrutto palazzo Scrovegni. A che pro? Il risultato dubbio, ma il rischio di provocare danni alla cappella reale, come ha dichiarato l' architetto Fernando De Simone a Il Mattino (27 aprile 2014): I tecnici della Sovrintendenza e del Comune hanno dichiarato che pericoloso intervenire con modifiche
invasive sul terreno intorno alla Cappella degli Scrovegni perch ormai da secoli si stabilizzato. Scavando,
quindi, si corre il rischio che il terreno di fondazione modifichi il proprio comportamento meccanico
minando la stabilit della Cappella [...]. Con gli scavi archeologici gi stato asportato un notevole numero
di metri cubi di terreno, che stanno fino a 10 metri dalla Cappella degli Scrovegni aggiungeva De Simone.
L'acqua meteorica inquinata, non essendoci pi la quantit di terreno che contribuiva ad assorbirla, filtrarla
ed a ridurne la velocit di penetrazione in profondit, adesso arriva prima a lambire le gi minate fondamenta [della cappella] che devono sopportare anche l' attacco dell'acqua di falda piena di veleni. Tutto proviene dal sottosuolo di piazzale Boschetti [altamente inquinato come dimostrano le analisi eseguite alla fine del 2011, trasmesse al Comune], a circa 150 metri di distanza.
Arriviamo cos a luglio 2015. Per il problema degli scavi l'Amministrazione sembra essere ricorsa ad uno "strano" palliativo, per consentire le proiezioni serali e la fruibilit dei Giardini nel periodo estivo. Ha "incartato" i reperti con un telo bianco di protezione come da foto: una soluzione pericolosa, perch riduce la "naturale respirazione" del terreno, e perch provocher rapidamente lo sviluppo di funghi e muffe. Il tutto stato poi ulteriormente ricoperto da uno strato di terra: una soluzione transitoria o definitiva degli scavi?
Non si sa. Quello che si sa invece che vi un silenzio colpevole di tutti coloro che dovrebbero agire per vigilare sulla cappella, un tesoro inestimabile, che invece viene continuamente minacciato da improvvide iniziative e dalla
mancanza di una concreta tutela.
Chi contrasterebbe oggi gli arroganti Gradenigo?



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