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SICILIA - La seconda vita dello "sceriffo". Arnone legale degli abusivi nella citt che abbatte
08 settembre 2015 LA REPUBBLICA



C' la giustizia fai da te, alla Tex Willer, dell'avvocato che ha annunciato di voler ripristinare da solo la legalit sostituendosi a sindaco e magistrati in una citt dove lo Stato ha spesso fatto finta di non guardare: vedi proprio gli scempi edilizi nella Valle. E c' la giustizia ufficiale, oggi rappresentata da istituzioni che finalmente stanno ottenendo i primi risultati nell'atavica e a lungo innocua battaglia all'abusivismo.

Arnone, in questo scenario, figura fuori dal tempo. Forse anche fuori tempo. Perch ci sono indubbiamente dei fatti nuovi, dalle parti dei Templi: un pm che scioglie il nodo delle competenze sulle demolizioni fra Comune, Parco e Sovrintendenza e pone un ultimatum al sindaco; un primo cittadino che, appena eletto, risponde alla sollecitazione e bandisce una gara per fare le demolizioni; una ditta che, a differenza di quanto accadeva in passato, decide di partecipare. Morale: le ruspe si sono riaccese a distanza di quindici anni e gi sei degli otto abbattimenti in calendario sono stati eseguiti. Anzi, due di essi non sono neppure stati necessari perch due famiglie hanno deciso di buttare gi da sole le loro costruzioni realizzate abusivamente. Non sono eroi ma vanno menzionati lo stesso, i signori Brucceri e Ciulla: Il segnale da loro lanciato dice il sindaco Calogero Firetto fortissimo: le istituzioni oggi arrivano a sanzionare l'illegalit, non ci sono vie di scampo. E allora tanto vale provvedere autonomamente a eliminare gli abusi, anche perch pi conveniente. Insomma, siamo a distanza siderale dalle scene di qualche lustro fa.

proprio di inversione di tendenza parla il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, censurando proprio colui che stato per anni il simbolo dell'associazione ad Agrigento, ovvero Arnone: I tentativi di bloccare le ruspe non fanno bene al Paese.

E qui bisogna affrontare l'ultimo tratto della parabola di quest'uomo-contro, sempre alla ricerca di una ribalta, da occupare con poster ad altezza d'uomo, da raggiungere a bordo di camper impavesati, da conquistare con il megafono in mano. O, appunto, come nell'ultima trasformazione (che porta con s pure il travestimento), da riempire con un cappello da cow-boy e una stella al petto. Sceriffo, cos si autoproclamato Arnone, andando dapprima a sequestrare personalmente con catena e lucchetto un parcheggio abusivo. Pubblicando poi su You Tube una lezione di tecnica investigativa alla Procura . E finendo per difendere anche fisicamente gli abusivi di contrada Maddalusa. Proprio lui, che con coraggio negli anni 80 e 90 sollev il tema dell'abusivismo, ora fa da scudo umano contro le ruspe. Asserendo che non ci sia alcun criterio nell'ordine delle demolizioni, che addirittura si sarebbe proceduto a sordeggio nella scelta delle costruzioni da abbattere, che siamo davanti a un "pupiamento" di sindaco e Procura. Scrivendo l'ultimo paradosso agrigentino: legalit fermare i bulldozer, illegalit cancellare l'abuso. Quando, invece, l'ordine seguito fa sapere la stessa Procura quello della data delle sentenze definitive: dalla pi antica alla pi recente. Quando proprio Legambiente, l'associazione di Arnone, dice con Cogliati Dezza che si pu e si deve demolire, a prescindere dai sofismi: la migliore cura preventiva contro il vecchio e nuovo abusivismo.

Il sospetto, alla fine, che Arnone sia rimasto vittima del suo personaggio, delle sue stesse battaglie contro la mafia ma anche contro i magistrati (li ha contestati tutti, i vertici della Procura che si sono succeduti negli ultimi anni), contro i sindaci che si sono seduti in quella che per una notte stata la sua poltrona.

Quella notte del 93 in cui i sondaggi lo fecere andare a letto vincitore e si risvegli invece sconfitto. Da allora, Arnone si candidato altre due volte per Palazzo dei Giganti: prendendo meno del 10 per cento nel 2012, appena il 3,2 per cento (900 voti) nel giugno scorso. Ma Peppe Arnone, l'ultomo visionario, non tipo da arrendersi. Lui il sindaco lo fa lo stesso, a dispetto delle urne. Con un cappello da sceriffo e una stella al petto.






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