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Consiglio di Stato: piazza Plebiscito sotto tutela. Attenzione a organizzare eventi
di STELLA CERVASIO
LA REPUBBLICA 17 settembre 2015


Arriva la sentenza definitiva sui limiti di utilizzo della piazza, considerata un bene culturale



La battaglia su piazza Plebiscito si conclude un anno dopo, a favore della soprintendenza di Palazzo Reale. Fu un'estate torrida di vittorie e sconfitte, vissuta quasi come una guerra tra due amministrazioni, quella comunale, che voleva impiegare la piazza per spettacoli e manifestazioni - la querelle scoppi per il concerto di Bruce Springsteen - e quella degli uffici territoriali dei Beni culturali, che negava gli spazi. La soprintendenza dei Beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropoligi, allora retta da Giorgio Cozzolino, appose il vincolo "indiretto" alla piazza, limitando l'uso di alcuni spazi per non "oscurare" i monumenti e tutelarli. Il Comune impugn e il Tar gli diede ragione il 13 maggio 2014. Fine del primo round.

Ma Palazzo Reale non si accontent dello stop del tribunale amministrativo e present un nuovo ricorso. La sentenza arriva oggi dalla VI sezione del Consiglio di Stato, emessa il 27 luglio scorso con il numero di protocollo 3669.

Secondo i giudici la sentenza impugnata per il Comune dal capo del suo Ufficio Avvocatura, Fabio Ferrari, " argomentata a partire da un presupposto di fondo che non condivisibile, e che ravvisa una contrapposizione tra la finalit di conservazione e quella di valorizzazione di un bene avente valore culturale". Secondo il Consiglio di Stato infatti il principio generale del Codice dei beni culturali e del paesaggio allart. 1, comma 2, prevede che la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunit nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura: il Comune aveva avuto ragione dando importanza soprattutto alla "fruizione pubblica e alla valorizzazione del bene quale unica finalit della funzionee".

Il Consiglio di Stato invece d la stessa importanza alla tutela del bene culturale, scrivendo nella sentenza che "la conservazione di un bene il primo e ineludibile passo per la sua valorizzazione". "Inoltre - dice sempre la sentenza - deve essere ancora puntualizzato che non il bene in s a costituire oggetto della tutela, ma il valore che sul bene si esprime: perci, non solo il singolo bene, ma lintero ambiente potenzialmente interagente con il valore culturale pu richiedere una conservazione particolare: e a questo servono le eventuali prescrizioni di tutela indiretta, cio il cosiddetto vincolo indiretto conformato dallart. 45 del Codice".

La soprintendenza quindi aveva titolo per "creare le condizioni affinch il suddetto valore possa compiutamente esprimersi, senza altra delimitazione spaziale e oggettiva che non quella attinente alla sua causa tipica, che di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo lintegrit dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro, secondo criteri di congruenza, ragionevolezza e proporzionalit".

E la soprintendenza secondo la nuova sentenza non ha sbagliato, n ecceduto: "il limite di legittimit in cui si iscrive lesercizio di tale funzione deve essere ricercato nellequilibrio che preservi, da un lato, la cura e lintegrit del bene culturale e, dallaltra, che ne consenta la fruizione e la valorizzazione dinamica. Nella fattispecie in esame - sottolinea il Consiglio di Stato - il potere stato esercitato in coerenza e congruit con lo scopo della funzione: lAmministrazione ha avuto cura di coniugare le esigenze di tutela dei beni immobili che prospettano sulla piazza del Plebiscito (palazzo Reale, chiesa di San Francesco di Paola, palazzo Salerno e palazzo della Prefettura) con quelle relative alla destinazione pubblica della piazza stessa. Come si legge nel provvedimento impugnato, il vincolo indiretto stato, infatti, modulato a seconda delle zone in cui destinato a incidere, e cos mediante lindividuazione di unarea di rispetto integrale, nella quale non consentito alcun tipo di occupazione di suolo pubblico, di unarea nella quale consentita, per una durata temporalmente limitata e per esigenze stagionali del commercio, il posizionamento di sedie, tavoli e teloni, di unarea, infine, destinata a ospitare manifestazioni ed eventi temporanei di carattere politico, religioso, militare, ricreativo, culturale e di spettacolo".

La sentenza conclude che il vincolo indiretto non nega in maniera "indifferenziata e immotivata qualsiasi fruizione della piazza," ma invece "modula tali esigenze, e quelle connesse di promozione dei valori che vi si esprimono, con la necessit
di mantenere luso alla quale, per definizione, la piazza destinata, che quella di luogo di aggregazione e di incontro da parte della collettivit". La grandezza dello spazio da preservare la stabilisce la soprintendenza, sempre secondo le funzioni attribuite dal Codice. Il collegio dei giudici, presieduto da Filippo Patroni Griffi, invoca "la leale collaborazione tra le parti nella gestione concreta del vincolo indiretto".



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