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Caos Auditorium ora Marino chiede aiuto a Palazzo Chigi
GIOVANNA VITALE
23 settembre 2015 LA REPUBBLICA





NON c'è niente da fare: appigli giuridici per nominare 16 consiglieri nel cda dell'Auditorium proprio non ce ne sono. Per cui, se lo facesse a dispetto della legge 125/2015 che dal giorno di ferragosto impone il tetto a 5, il sindaco Marino rischierebbe un'altra figuraccia. Dopo quella, ormai irrimediabile, prodotta dalla sua partenza per i Caraibi dimenticando di firmare l'ordinanza d'insediamento del prestigioso board di Musica per Roma. Che ora rischia addirittura il commissariamento.

Un'eventualità che Marino — già semi-commissariato dal prefetto Gabrielli sul fronte Campidoglio, appalti e Giubileo — vuole a tutti i costi scongiurare. Scendendo in pressing sul governo affinché modifichi la norma che lo ha inguaiato. Prima ne ha parlato con alcuni parlamentari, fra cui il solito Orfini, quindi ha cercato di interessare direttamente il ministro Dario Franceschini. Con esiti però tutt'altro che positivi, almeno per il momento. Ché in linea di principio il Mibact sarebbe pure d'accordo nel concedere più di 5 consiglieri alle fondazioni culturali che non distribuiscono compensi agli ammini-stratori: esattamente il caso dell'Auditorium. Giudicando irragionevole, visto che quei cda non pesano sulle casse pubbliche, la cancellazione della deroga operata dalla nuova legge.

L'unico problema sono i tempi. Che il sindaco pretende brevi, per uscire dal cul-de-sac nel quale si è cacciato. Mentre il governo intende seguire tutta la trafila necessaria, senza forzare. Due opposte visioni emerse chiaramente nel consiglio dei ministri di venerdì scorso: non appena l'inquilino del Campidoglio ha saputo che in quella riunione sarebbe stato varato il cosiddetto "decreto Colosseo" (con l'inserimento dei luoghi d'arte fra i servizi pubblici essenziali), si è attaccato al telefono per cercare di infilarci dentro l'articolo "Salva-Marino", ovvero l'innalzamento del famoso tetto nei cda delle fondazioni. Ricevendo però un netto rifiuto: «Ma cosa c'entrano musei e monumenti con l'Auditorium? Non sarebbe una cosa seria», hanno risposto in sintesi dal Mibact. «Lo faremo, ma individuando il veicolo giusto, che non è questo». Perciò, è stato persino suggerito, in attesa dei decreti attuativi della legge 125 con cui si potrà correggere il testo contestato, il sindaco nomini subito 5consiglieri, da portare a 16 non appena interverrà la modifica legislativa.

Un'ipotesi che tuttavia Marino non vuole e neanche può prendere in considerazione. Per due motivi. Intanto per il timore di inimicarsi i salotti buoni della capitale, scegliendo chi escludere fra Malagò, Gianni Letta, Abete, Regina, Azzurra Caltagirone, Mainetti e così via, ovvero mezzo gotha dell'imprenditoria tricolore. E poi per una ragione tecnica, ancora più preoccupante: per insediare un nuovo cda a 5 (seppur temporaneo) occorre prima modificare lo Statuto della fondazione Musica per Roma che lo prevede a 16. Ma un atto di questa portata, che equivale per il Parlamento a cambiare la Costituzione, può farlo esclusivamente un board nel pieno dei suoi poteri, non in carica esclusivamente per l'ordinaria amministrazione qual è quello, ormai scaduto a giugno, guidato da Fuortes e presieduto da Regina. Significa, in soldoni, che se questo cda non può toccare lo Statuto, l'unica strada che resta è commissariare l'Auditorium: per mano, ancora una volta, del prefetto.

Sarebbe una botta tremenda per Marino. Che ieri ha chiesto e ottenuto il soccorso del presidente Anci Piero Fassino: «Serve una correzione sui cda delle fondazioni, il governo valuti se inserirlo in sede di conversione del decreto varato nei giorni scorsi in materia di patrimonio culturale ». Ovvero: il decreto Colosseo. Il "veicolo" mancato da Marino.




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