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Ravello e Scabec: esempi del disprezzo della cultura
22 novembre 2015 La città di Salerno.



Dispiace per Mimmo De Masi, ma in qualche modo se l'è voluta. Ci sono persone, anche accorsate come il noto sociologo, che si lasciano tentare dal serpente De Luca; un po' perché ne rincorrono la fama e un po' perché credono di avere la meglio. Ma la fama ha mille bocche da sfamare e quindi inganna e anche un uomo di mondo come De Masi ci è cascato. La cultura al tempo di De Luca non è quella di Bassolino; il piglio decisionista è identico, circondarsi di uomini di fiducia pure ma con una differenza sostanziale: la cosa, il contenuto, la "ciccia" era reale. Si poteva discutere sul "come" veniva diretto un museo come il Madre o sul fatto che il suo direttore venisse assunto a tempo indeterminato, facendone una sorta di curatore a vita, ma che il Madre si dovesse occupare d'arte questo era fuori discussione, come il Mercadante di teatro o la Film commission di cinema. Non era inoltre secondaria una qualche competenza, magari contigua al partito ma un po' di masticazione della materia bisognava pur averla. Con De Luca si sta invece sperimentando il famoso "modello Salerno" di cui il teatro Ghirelli è una sorta di caso studio: non conta l'oggetto di cui quella istituzione deve occuparsi, contano lo scambio di favori, i voti, le assunzioni che si possono fare, i finanziamenti che girano. Anche se sono pochi, l'esercizio del potere è come un maiale, non si butta via niente. Non è un caso che De Masi salti sulla nomina del segretario generale, figura in capo al quale è la gestione (alias finanziamenti, posti etc); non è un caso che i garanti di De Luca siano rimasti ben fermi dentro il Cda. De Masi non è uno che va a fare il guscio vuoto, è tornato lì pensando di poter rifare la "sua" Ravello. Cose di qualità ma ininfluenti, perché del Festival di Ravello a De Luca e al suo ubbidiente emissario Maffettone, non gliene può fregare di meno. Anzi, se c'è una cosa che De Luca disprezza dal profondo del cuore, è proprio la Cultura, roba da sfaccendati e da sfessati. Il disprezzo della cultura viene da lontano, la cultura cozza con l'idea del decisionista concreto contro l'intellettuale flaneur, uno che è impresario dell'immateriale e cioè del nulla. È la versione local del primato della politica, del funzionario di partito nato a Ruvo del Monte e mai dirozzatosi, anzi blandito e ossequiato dai vari "maffettoni" di turno. Analoga sorte è toccata alla Scabec che non è certo una cosa da poco, una specie di Mibac regionale in capo alla quale stanno la gestione e le attività dei beni culturali, cioè il ricchissimo patrimonio di cui la Campania dovrebbe andare fiera; una società pubblico privata che non si è certo distinta in questi anni per buone pratiche visto lo stato in cui versano molti musei. Una spa pubblica che consente assunzioni senza concorso e consulenze varie, con cui si gestiscono appalti, progetti e fondi europei. Smantellare la Scabec sarebbe stato coerente con la linea del cambiamento tanto sventolata alle regionali, elezioni da cui sembra passato un secolo visto il divario tra il dire e il fare. Chi ha messo invece De Luca alla Scabec? Patrizia Boldoni, artefice delle cene eleganti durante la campagna elettorale, ex moglie di Ferlaino, amministratrice di società di costruzioni, passata anche lei a vaglio della magistratura. Il che dimostra come in questi campi non saremo "mai più ultimi", gireremo "a testa alta" e ci libereremo della burocrazia. La Boldoni nel giro vorticoso di nomine è stata definita "figura di alto profilo proveniente da qualificati settori del lavoro privato", ecco perché può stare a dirigere i beni pubblici. Altro nominato, Nicola Oddati, già assessore alle politiche sociali ai tempi della Iervolino, a cui si deve quella "creatura", in senso frankensteiano, del Forum delle Culture, mostro dalle mille teste che ha macinato milioni a palate per non fare assolutamente nulla. Perfetto, per stare nel Cda della Scabec. Comunque, un nuovo capitolo si aggiunge alle cronache maffettoniane: il filosofo si è detto molto dispiaciuto per l'amico De Masi ma subito ha aggiunto, cartesianamente: "la Regione fa bene a interessarsi di Ravello, perché quelli sono soldi nostri"; ma è sulla Boldoni che compie il suo capolavoro: "Non è vero che non si sia occupata di Beni culturali, è consigliere del presidente proprio su questi temi, diretta emanazione di De Luca". Abbiamo così appreso che le dirette emanazioni di De Luca fanno curriculum; un po' come le nomine dei project manager fanno giurisprudenza.





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