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L'arte pura? E' quella senza cornici
di VALENTINA BERNABEI
29 novembre 2015 LA REPUBBLICA


A Copenhagen, nel museo creato dal locale colosso della birra, Carlsberg, la mostra Paint celebra la vera pittura, esponendo le opere come realmente erano quando gli artisti nell'Ottocento le dipingevano sulle tele, ossia senza il "frame"



L'arte pura? E' quella senza cornici Il Bevitore di assenzio di Manet senza cornice
C'è stato un tempo, nei secoli scorsi, in cui gli artisti, i pittori, per comprare i colori facevano carte false. Acquistare il "blu oltremare", ad esempio, era un affare per pochi privilegiati. Se il Papa di turno, o il mecenate committente, non si occupava di fornire anche gli oli, le tempere, i pennelli, la riuscita dell'opera era davvero un rebus fino alla fine. Figuriamoci le cornici. Cosa interessava all'artista delle cornici?

LE IMMAGINI

Il come e il dove sarebbe stato incorniciato il suo lavoro, per un pittore, era davvero l'ultimo pensiero. L'opera viveva nel momento in cui la tela si poggiava sul cavalletto, davanti a un paesaggio, dietro a uno stato mentale, con la mente concentrata sull'appartenere -concettualmente o formalmente- a questo o quel movimento artistico storico, non di certo in attesa di finire appesi ad un chiodo, dentro una grande e bella cornice.

Ma grande e bella sono aggettivi che rientrano nell'estetica dei tempi vissuti, nei periodi storici, nei gusti personali di chi compra, vende, espone l'opera, non dell'artista. Ed è interessante, ora, vedere che una mostra dal titolo che non lascia spazio ad equivoci - Paint (che significa proprio pittura) - espone alcuni dipinti dell'Ottocento, capolavori di fama mondiale, da Vincent van Gogh a Paul Cézanne, togliendo loro le classiche cornici con cui siamo abituati a vederli nei musei. La mostra è in corso fino al 3 marzo 2016 alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen, museo fondato nella capitale danese da Carl Jacobsen (1842-1914), il proprietario del Carlsberg Breweries, uno dei grandi magnati dell'industria del 19° secolo nonché collezionista. Il famoso birraio, infatti, era un appassionato di arte e lasciò la sua intera collezione al proprio Paese costruendo la Ny Carlsberg Glyptotek per ospitarla interamente. Il museo è stato aperto al pubblico a fine Ottocento, e oggi (ampliato fino a contare su quattro edifici), custodisce circa 10mila opere, tra arte antica e moderna.

I quadri esposti alla mostra Paint sono "soltanto" nove capolavori provenienti dalla collezione di pittura francese della Ny Carlsberg Glyptotek: Théodore Rousseau, Alfred Sisley, Édouard Manet, Vincent van Gogh, Paul Cézanne, Degas, Courbet e due opere di Claude Monet. Una scelta che sottolinea l'importanza della collezione permanente "e la ricchezza che si trova all'interno del museo. Le mostre sono sempre più spesso blockbuster. Paint è il contrario: è piccola e molto concentrata, soltanto nove opere ma di alta qualità. Per una mostra che celebra la pittura in quanto tale, è fondamentale insistere su un concetto come less is more" - spiega la curatrice Line Clausen Pedersen. Una scelta intelligente anche a livello di gestione museale, che consente di organizzare mostre senza spendere tutte le risorse economiche a disposizione poiché usando la collezione il costo è quasi zero, ma, soprattutto, perché ripropone una modalità di vedere la mostra che pare caduta in disuso, ossia quella di entrare in un museo e prestare vera attenzione alle opere, non a tutte ma almeno e soprattutto ad alcune.

"Il mio obiettivo come curatrice è quello di minimizzare qualsiasi distanza possa esistere tra un'opera d'arte e il visitatore della mostra, fisicamente e psicologicamente, facendo fruire l'opera d'arte nel miglior modo possibile. La rimozione delle cornici porta l'opera d'arte e il visitatore ad avvicinarsi in un ambiente molto intimo. La mostra si propone di facilitare una esperienza sensoriale" continua la curatrice. E in effetti non capita tutti i giorni di vedere da vicino la vernice su tela così come era stata dipinta dai grandi artisti.

Il sociologo e filosofo tedesco Georg Simmel (1858-1918), a inizi del Novecento, scrisse, tra i suoi tanti libri, un testo che approfondiva proprio l'elemento delle cornici: in pratica, considerandole dei "limiti", li concepiva come mezzi che potessero favorire la contemplazione dell'opera. Ho chiesto alla curatrice cosa pensasse a riguardo e ha risposto che, pur avendo apprezzato quel testo, non è sostanzialmente d'accordo. "Paint è una mostra che ci permette per un attimo di dimenticare tutto il ragionamento razionale dietro le cornici, lasciando lavorare i nostri occhi e il nostro sguardo, libero di scoprire meglio i dipinti, e senza limiti. È difficile guardare quadri senza cornice; i nostri occhi non sono abituati a questo. Capisco il punto, abbiamo bisogno di una sorta di guida nella percezione. La cornice fa questo, come svolge il ruolo di poter fare affermare "ufficialmente" che un'opera, con la cornice, è arte" ha puntualizzato Line Clausen Pedersen.




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